Viterbo – “Un prelievo forzoso in busta per recuperare il pagamento di una sentenza della Corte d’appello di Roma. Tuttavia, un prelievo che sarebbe stato fatto in assenza di un accordo, senza nessuna procedura esecutiva secondo i termini di legge e senza alcuna notifica della sentenza munita di formula esecutiva agli interessati”. Secondo il consigliere Giacomo Barelli che ha presentato una interrogazione.
Sarebbe accaduto a 5 lavoratori della società viterbese di trasporto pubblico urbano Francigena. A prelevare i soldi ai lavoratori, pare direttamente dalla busta paga e in coincidenza con le festività natalizie e l’emergenza Covid in corso, sarebbe stata la stessa Francigena.
Viterbo – Un autobus della Francigena
A far emergere la questione, un’interrogazione consiliare presentata questa mattina dal consigliere comunale Giacomo Barelli (Forza civica) e indirizzata al sindaco Giovanni Arena, al dirigente della società partecipata, al segretario comunale di Viterbo e alla presidente della V commissione.
Oggetto: “Prelievo forzoso in busta paga – sta scritto sull’interrogazione di Barelli – a 5 dipendenti per pagamento recupero spese sentenza 1137 del 25 5 2020 Corte Appello di Roma in assenza di alcun accordo ne di avvio di nessuna procedura esecutiva secondo i termini di legge ed in assenza di notifica della sentenza de quo munita di formula esecutiva agli interessati”.
I 5 dipendenti avevano avviato una causa contro Francigena per ottenere un aumento contrattuale approvato dalla Regione Lazio e riconosciuto dal tribunale di Viterbo. I lavoratori hanno vinto in primo grado e perso in appello, ma hanno fatto ricorso in cassazione che ancora non si espressa. Quindi la vicenda è ancora aperta, anche se la sentenza d’appello è esecutiva. Quindi Francigena avrebbe tutto il diritto a riprendersi i soldi per le spese legali, circa 2 mila euro a testa. Tuttavia le procedure per farlo dovrebbero essere diverse rispetto a quelle che sarebbero state adottate dalla partecipata al 100% del comune di Viterbo.
Di solito, infatti, secondo la legge, la corretta procedura esecutiva è la seguente. Una volta emessa la sentenza, al lavoratore andrebbe inviata prima una lettera di messa in mora con un termine per il pagamento, poi, in caso di inosservanza della stessa, procedere a far apporre la formula esecutiva sulla sentenza, notificandola infine agli interessati con un eventuale atto di precetto, dandogli anche la possibilità di controllare forme e importi dovuti e di proporre opposizione al precetto.
Va inoltre aggiunto che pure in caso di pignoramento la legge prevede che sia il giudice dell’esecuzione a disporre come, quando e l’importo da pagare al datore di lavoro. Vanno altresì tenute presenti le impignorabilità di legge relative agli stipendi. Ciò significa, ad esempio, che uno stipendio non può essere pignorato oltre il quinto. Ciò significa che su uno stipendio di 1500 euro netti al mese non si possono pignorare più di 300 euro circa mensili.
Viterbo – Il consigliere comunale Giacomo Barelli
“Il sottoscritto consigliere – esordisce così l’interrogazione di Barelli – chiede di conoscere con urgenza e per iscritto quanto segue: 1) se corrisponde a verità che la società in house Francigena srl in relazione alla sentenza indicata in oggetto (per cui è stato interposto ricorso per Cassazione) abbia proceduto a un prelievo forzoso sulla busta paga di dicembre a 5 dipendenti della suddetta società in assenza di alcun accordo e in assenza delle prescritte modalità di legge previste per le procedure esecutive e soprattutto se tutto ciò non sia mai stato preceduto dalla necessaria notifica ai 5 dipendenti interessati dal provvedimento della sentenza 1137/2020 munita di formula esecutiva. Ed inoltre se tutto ciò è stato fatto in assenza delle obbligatorie considerazioni e per ognuno dei dipendenti di eventuali impignorabilità di legge delle somme stipendiali”.
Barelli chiede poi se “corrisponde a verità che tale prelievo sia di importante entità, oltre 450 euro per ognuno, e che lo stesso rappresenti il primo di tre prelievi forzosi predisposti unilateralmente dalla società”.
Il consigliere domanda inoltre “se è vero che tale prelievo forzoso sia stato accompagnato da una lettera diretta ai 5 dipendenti nella quale, in maniera singolare e di dubbia legittimità nonché contravvenendo ad ogni norma a tutela dei lavoratori e delle relazioni sindacali, si precisa che ‘qualora la SV decidesse di recedere dal ricorso per Cassazione depositando copia della formale rinuncia la scrivente procederà al recupero delle rimanenti rate mensili in cinque mensilità'”.
Daniele Camilli
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