Roma – Sono in tutto 196 i miliardi di euro che il governo avrà a disposizione per il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
E’ di 125 pagine ed è divisa in quattro parti la bozza del Recovery Plan su cui il governo è al lavoro. Il testo, visionato dall’Ansa, traccia gli obiettivi, gli investimenti, l’attuazione e il monitoraggio del piano e la valutazione dell’impatto economico. Le riforme e gli investimenti mirano a una transizione “green, smart and healthy”. E riguardano digitalizzazione, innovazione, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, parità di genere, coesione sociale e territoriale, salute e riforma della giustizia. Ma anche una robusta riforma fiscale per i redditi medi, tra i 40 e i 60 mila euro.
La parte più cospicua dei 196 miliardi di euro previsti per il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” andranno, si legge nella bozza, al capitolo “Rivoluzione verde e transizione digitale”: si tratta di 74,3 miliardi pari al 37,9% delle risorse da allocare. Poi “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” a cui la bozza prevede siano destinati 48,7 miliardi pari al 24,9% dell’intera doma. Quindi “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”: le risorse per questo capitolo, si legge nel testo della bozza, sarebbero 27,7 miliardi pari al 14,1%. Ed ancora “Istruzione e ricerca”, a cui sarebbero previsti 19,2 miliari pari al 9,8% delle risorse da allocare. Alla missione “Parità di genere, coesione sociale e territoriale” 17,1 miliardi pari all’8,7%. Infine, “Salute” con 9 miliardi di euro pari al, 4,6% delle risorse.
Nella premessa della bozza del Recovery Plan, il premieri Giuseppe Conte ha scritto che “occorre un progetto chiaro, condiviso e coraggioso per il futuro del Paese”. Secondo il presidente del consiglio, “dietro al ritardo italiano ci sono problemi strutturali noti ma mai affrontati con sufficiente determinazione. Questo è il momento di farlo”. Il Recovery Plan, ha concluso, servirà proprio a questo: “uscire da questa crisi e portare l’Italia sulla frontiera dello sviluppo europeo”.
“Vogliamo un Paese moderno, innovativo dotato di una pubblica amministrazione efficiente e moderna, in cui possano operare imprese innovative e sempre più competitive, un Paese con infrastrutture sicure, tecnologicamente all’avanguardia, che sfruttino tutte le potenzialità offerte dalla rivoluzione digitale”, ha precisato il capo del governo.
Sul testo non c’è ancora il via libera del consiglio dei ministri. Ma “grazie agli effetti espansivi del piano – si legge nella bozza – a fine periodo di investimento (2026) il pil risulterebbe più alto di 2,3 punti percentuali rispetto allo scenario di base”.
Sull’attuazione del piano vigilerà con compiti di indirizzo, coordinamento e controllo un “comitato esecutivo” composto da presidente del consiglio e ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico.
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