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Cronaca - Il ricordo di Alfonso Antoniozzi per la morte di Pecorelli che faceva parte della compagnia teatrale "Quelli del martedì"

Angelo era uno di quelli che, solo con la loro presenza, portano il sole…

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Angelo Pecorelli

Viterbo – L’improvvisa e tragica scomparsa di Angelo Pecorelli, la cui storia è indissolubilmente legata alle fortune teatrali di “Quelli del Martedì”, una benedetta compagnia di teatro amatoriale caprolatta per la quale era principalmente (con Alessandro Morganti) autore di testi e poi attore è la più terribile notizia che mi poteva capitare di ricevere in questo già abbastanza disgraziato 2021.

Mi ritrovo a scrivere queste righe, e me ne scuso con chi leggerà, senza sapere esattamente dove voglio andare a parare, ma con l’imperativo categorico di raccontare Angelo perché anche chi non abbia avuto la fortuna di conoscerlo possa farsi un’idea di chi siamo costretti, oggi, a piangere.

Angelo era innanzitutto una brava persona, e non perché dei morti si debba necessariamente parlar bene (una norma cui mi sottraggo spesso e volentieri) ma perché, davvero, era una brava persona. In oltre quarant’anni di amicizia non ricordo di averlo mai visto senza un sorriso, senza una buona parola, senza un incoraggiamento. Angelo era uno di quelli che, solo con la loro presenza, portano il sole. Uno di quelli portati a risolvere i problemi, piuttosto che a crearli. Uno di quelli, per capirci, con gli occhi accesi e il cuore spalancato.

E poi, Angelo aveva l’imperativo categorico di raccontare, di scrivere, di tenere viva la memoria della gente magari facendola anche riflettere, e scriveva testi che mentre ti raccontavano di Caprarola e servivano sul piatto di Franco Borgna e Gigi Moneta battute fulminanti, di quelle che fanno reggere la pancia al pubblico dalle risa, riuscivano a raccontarti un pezzo di storia del paese e, molto spesso, un pezzo di storia del Paese, tirando le somme di entrambe le storie e, come nel più classico dei giochi teatrali, licenziando il pubblico con una morale sempre leggera eppure profonda, mai saccente eppure puntuale.

Posso dirlo ora che non c’è più, perché se l’avessi detto a lui mi avrebbe risposto “ma le mie so’ piccole cose”: Angelo era un intellettuale, nel senso più stretto del termine. Usava l’intelletto e lo metteva a servizio della comunità sottolineando le storture, illuminandone gli angoli nascosti, indicando una strada. Gli era chiara la funzione “sociale” del teatro e riusciva a riempire i suoi testi di questa funzione rifiutando sempre le chiavi della torre d’avorio in cui molte teste pensanti amano rinchiudersi per dispensare dall’alto perle di saggezza.

Sotto Natale avemmo una lunga conversazione telefonica e ci dicemmo, appunto, che sarebbe necessario (“imperativo”, fu la parola) raccontare questo stralcio di vita da pandemia e gli dissi che avevamo bisogno di sentirla raccontare come l’avrebbe saputa raccontare lui con i suoi fantastici ottovolanti di profonda leggerezza che riuscivano a farti passare dal riso alla lacrima alla riflessione e ancora al riso. “Tu mi sopravvaluti”, disse. Si sbagliava.

Vorrei che arrivasse alla sua famiglia e alla grande famiglia di “Quelli del Martedì” non solo il mio abbraccio addolorato e sincero ma anche quello di tutti i teatranti viterbesi che sono riuscito a sentire al telefono, in un frenetico tam-tam, durante la giornata di oggi e, ne sono certo, anche di quelli che non sono riuscito a sentire.

Angelo lascia un vuoto, personale e pubblico, impossibile da riempire.

Ma io spero, anzi prego, gli amici caprolatti della Compagnia di andare avanti sulla loro strada: abbiamo bisogno di voi, del vostro lavoro, del vostro impegno, della vostra arte. Abbiamo bisogno che la vostra voce sia anche la sua, abbiamo bisogno di tornare in sala e immaginare che Angelo sia ancora lì con voi e che non si sia voluto ritagliare un ruolo perché “lascio fare a chi è più bravo di me”

Addio Angelo. Era impossibile non volerti bene.

 

Alfonso Antoniozzi


Lutto nel mondo del teatro: è morto Angelo Pecorelli


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12 febbraio, 2021

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