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Viterbo - Zona gialla, riaprono i bar ma senza troppo entusiasmo - Sansone (Bistrot): "Questi giorni di chiusura ci hanno preso un po' di sorpresa" - FOTO E VIDEO

Ivan Guerrini: “Per il momento abbiamo solo un piede nella fossa e non due…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Per il momento abbiamo solo un piede nella fossa e non due”. Ivan Guerrini, Bar Centrale, piazza del Plebiscito. “Non se ne può più, ci vuole un po’ di pazienza, ma non se ne può più. Adesso basta. Perché è dura”. Andrea Perazzino, Bar Rodolfo, Sacrario. “Questi giorni di chiusura ci hanno preso un po’ di sorpresa, l’hanno annunciato un po’ troppo a ridosso. Parlo soprattutto della parte fresca”. Vanessa Sansone, Bistrot del Teatro, via Cavour. Infine. “La chiusura ci ha colpito anche dal punto di vista emotivo, non avevo più stimoli a fare niente”. Federico Biscetti, Bar Amaris, piazza Dante. 


Viterbo - Il Bar Centrale

Viterbo – Il Bar Centrale


Quattro bar, tutti di Viterbo, in diversi punti del centro storico. Ieri, con la regione chiamata a vestire di nuovo il giallo, la riapertura, dopo un periodo altalenante, le vacanze di Natale, e l’ennesima fase di chiusura. Un anno di emergenza Covid e ancora non se ne viene a capo. Tra zone gialle e arancioni. Che, per chi ha un bar o un ristorante, ha significato un’attività andata avanti a singhiozzo. Come uno sciopero operaio di 50 anni fa. Con uno stato alla sovietica, senza però alcuna rivoluzione all’orizzonte, che ha imposto quando si doveva lavorare e quando no. Promettendo a tutti, a chi ha incassato di meno e a chi ha perso il lavoro, che le cose sarebbero andate a posto. “Andrà tutto bene”.


Viterbo - Ivan Guerrini

Viterbo – Ivan Guerrini


“Questi giorni di chiusura ci hanno preso un po’ di sorpresa – ha detto Sansone – l’hanno annunciato un po’ troppo a ridosso. Parlo soprattutto della parte fresca. Non sappiamo se l’aggiornamento sarà settimana per settimana oppure no. Poi la collaborazione c’è, però spero che tutto questo sia ufficiale. La preoccupazione è che ogni due settimane avremo un aumento della curva. Entro primavera la situazione si dovrebbe sbloccare, ma bisogna pure vedere come andranno i vaccini”.



L'”aggiornamento”, cioè il passaggio da una zona all’altra. Dalla gialla all’arancione e viceversa. Con l’incubo della rossa. A deciderle, di volta in volta, il governo, sulla base dell’aumento o meno dei contagi. Giallo, i bar restano aperti, dispongono tavoli e sale per i distanziamenti e fanno gli ordini dai fornitori. Alle 18, tutti casa. Chi vuole può fare l’asporto. Arancione, i bar restano chiusi. Ma se la notizia è comunicata il giorno prima per un paio dopo, magari la roba che nel frigo va a male. Con il proprietario del bar che non solo non ha venduto, quindi guadagnato, ma s’è pure indebitato con il fornitore. Senza considerare tasse e costi fissi.


Viterbo - Vanessa Sansone

Viterbo – Vanessa Sansone


“L’abbiamo vissuta – aggiunge Sansone – come presa di coscienza e rassegnazione”. In sintesi, religiosamente. “Con la speranza che la situazione, grazie a questo sacrificio, possa migliorare”. 

Tuttavia il bilancio dell’anno appena trascorso, l’anno dell’emergenza Covid, non è catastrofica. “Poteva andare peggio – sospira Sansone – però, oggettivamente parlando, c’è stato tanto lavoro in meno e si è dovuto ottimizzare quando si è potuto lavorare. Quindi c’è stata una rivisitazione del lavoro. Sono cambiati i ritmi di vita, in particolar modo per la riduzione degli orari di apertura. Si è spostato un po’ tutto. L’aperitivo si fa alle 4 e mezza. Il caffè si prende velocemente al tavolo. Insomma, sono cambiate le abitudini. Noi compresi”.

Il Bistrot sta lungo via Cavour, all’interno di quello che una volta era il teatro della diocesi e successivamente, la proprietà è sempre della curia vescovile, della Fondazione Caffeina. La sala c’è ancora, utilizzata fino alla fine del 2019 per corsi, attività e spettacoli teatrali. Tutto a carico di Vanessa Sansone che, oltre al bar, dio la fine di Caffeina, ha preso anche il teatro. Un teatro fermo da 12 mesi. Con le luci accese perché sulla platea s’affaccia quella che una volta era la galleria e che ora fa da sala principale del Bistrot.

“Dal punto di vista del teatro – commenta Vanessa Sansone – è un disastro. Da un anno a questa parte siamo totalmente fermi. Non ricordo quando c’è stato l’ultimo spettacolo teatrale e non possiamo programmare niente. Siamo totalmente paralizzati. Spero si possa ricominciare almeno parzialmente. Spero si possa ripartire piano piano”.


Viterbo - Il Bistrot del Teatro

Viterbo – Il Bistrot del Teatro


Poco più a monte, piazza Dante, c’è un altro bar. E’ di Federico Biscetti, l’Amaris. A ridosso dei quartieri del centro che portano a Corso Italia. Di fronte ci sono fontana e chiesa medievali. Ai lati una banca, Banca Intesa, e una scuola, lo scientifico. Studenti e bancari non sono mancati. Ma il bar, per la zona arancione, è rimasto chiuso. Davanti a una via, via Mazzini, probabilmente tra le più vive di tutto il centro storico. Una bolla, e un po’ quella che era la vita di quartiere, una volta qui a Viterbo. Per strada ci sono infatti due bar, un negozio per animali, una libreria, un negozio di giocattoli, una tabaccheria, un negozio d’abbigliamento, un alimentari, un paio di ristoranti, un’antica legatoria, una sartoria e un compro oro. Un microcosmo dove non manca niente e ci si conosce ancora per nome. Un quartiere vivo e vegeto, con vie, via di mezzo, via del suffragio, via fontanella, via della volta buia e via del giglio, che si poggiano a terra come un rastrello facendo però scivolare tutto quanto a valle, verso via Marconi, per poi riprendere a risalire fino a San Faustino. Un continuo di intrecci e contaminazioni, tra culture e condizioni sociali e di lavoro d’ogni genere e tipo.  


Viterbo - Il Bar Amaris

Viterbo – Il Bar Amaris


“Credo che la chiusura dei bar abbia colpito tutti anche dal punto di vista emotivo – dice Biscetti -. Io, personalmente, non avevo più stimolo a fare niente”. Inoltre, rispetto a quello che riusciva a tirare su con l’asporto, “oggi (ieri ndr) ho incassato il triplo. E siamo a metà della giornata”. Scuole e banca hanno sicuramente aiutato. “Quindi, questa chiusura ha inciso molto”. Adesso, prosegue Biscetti, “c’avrei voglia di fare festa. Perché non è stata fatta”. E non la festa per la riapertura dopo l’ennesima chiusura. Ma una festa che sommi tutte quelle che non ci sono state nel corso dell’anno. “Come per Pasqua – precisa Biscetti – pasquetta e primo maggio. Ora pure il Natale”. Un calendario che finora, fino all’anno scorso, ha segnato il quotidiano, interamente saltato. L’ultimo precedente probabilmente è stata la guerra. Però, con le case bombardate. “Penso che la cosa che ha sofferto più di tutti è la testa umana. Penso che sia questo”.  Conclude Biscetti. Lapalissiano. Come il cliente che ieri pomeriggio stava al bar. Dorando Selis, che dell’emergenza Covid proprio non ne può più. “Uno schifo – sottolinea più volte -, semplicemente uno schifo. Non è giusto chiudere le persone in casa”. Il risultato di un anno di lockdown. Totale prima, a macchia d’olio poi. Infine a singhiozzo.


Viterbo - Federico Biscetti

Viterbo – Federico Biscetti


“Una riapertura sotto tono – commenta Ivan Guerrini del Bar Centrale -, e anche il tempo non ha aiutato”. Piove, infatti. Da quando il clima è minimamente cambiato, sembra pure piovere da stagione, anche se ormai nessuno c’è più abituato nessuno. “L’afflusso di gente – aggiunge Guerrini – non è dei più alti. L’importante però è lavorare e fare qualcosa durante la giornata perché non fare nulla stava diventando pesante”. Un’emergenza che tra aperture, chiusure e normative che spuntano come funghi sta mano mano configurandosi come una condizione esistenziale caratterizzata da automatismi imposti che cominciano però a pesare. Fare tutti i giorni la stessa cosa, cioè non fare niente pur volendo, sapendo inoltre che tutto questo potrebbe costare il lavoro o la perdita dei guadagni, non è proprio la migliore delle situazioni.

“Il 2020 ha dato comunque delle possibilità – spiega Guerrini – che altrimenti non ci sarebbero state. Ad esempio i tavoli in piazza e la voglia delle persone di uscire. Un minimo di riscontro positivo c’è stato”. Poi, però, Guerrini, dopo l’affresco iniziale, torna al realismo. “Per fortuna che l’estate è andata bene, altrimenti sarebbe stato un casino. Ed è per questo che, per il momento, abbiamo solo un piede nella fossa e non due”.


Viterbo - Dorando Selis

Viterbo – Dorando Selis


Il Bar Centrale sta a piazza plebiscito. Qui c’è la sede del comune, a Palazzo dei Priori. Ma ormai, da quasi un anno, dei politici, ogni tanto, compare solo l’ombra. Quando di volta in volta devono pure loro andare in via Ascenzi oppure in via San Lorenzo a sbrigare qualche pratica rimasta in sospeso. Per il resto, causa Covid risolta via zoom, il giro di un tempo è del tutto sparito. Fine. I consiglieri di una volta stanno ormai tutti in smart working, o quasi. I turisti, che ogni tanto popolavano la piazza, invece non ci sono più. Anche loro da mesi. Sebbene nessuno ci faccia troppo caso. Un po’ come tornare alla vecchia città di appena 10, 15 anni fa. Quando non c’era nessuno. Nemmeno le impalcature che ogni tanto compaiono e stanno mesi in piazza. Sopportate da commercianti e baristi perché poi, alla fine, c’erano i turisti a compensare. Mentre, adesso, pure quelli non ci sono.

“Spero che con l’arrivo della bella stagione – conclude Guerrini -, con la primavera – precisa – si allenti un po’ la situazione. Per il momento non facciamo previsioni, altrimenti potrebbero andare in fumo da un momento all’altro”. Un anno fa, anche di questi tempi, nessuno avrebbe infatti immaginato quello che sarebbe successo di lì a qualche settimana dopo.

Guerrini l’asporto non l’ha fatto. “E’ solo un costo – ha detto -. Con l’asporto non si riescono a coprire neanche le spese. Per questo abbiamo preferito restare chiusi. Per limitare i costi”. 


Viterbo - Andrea Perazzino

Viterbo – Andrea Perazzino


“Non se ne può più – allarga le braccia Andrea Perazzino -. Ci vuole un po’ di pazienza, ma non se ne può più. Adesso basta. Perché è dura. Soprattutto per il continuo apri e chiudi. Questo ha comportato una perdita di ritmo impressionante. Il nostro è un lavoro fatto di abitudini. Abitudini che si sono perse tutte. Riprendere il ritmo non è facile. C’è poi una perdita dal punto di vista del prodotto”. “E’ l’apri e chiudi a dare fastidio”. A questo si aggiungono poi le perdite. “In un anno – spiega Perazzino – abbiamo perso il 50%”.

E ad incidere non è stato soltanto il Covid, ma “anche – dice Perazzino -, la perdita del mercato al Sacrario. Ricominciare tutto da capo è un problema”. Di fronte al Bar Rodolfo, che sta in piazza da più di 40 anni, c’è il parcheggio del Sacrario dove fino a poco più di un anno fa si faceva il mercato del sabato. Da oltre 30 anni. Da un anno è stato spostato al Carmine, quartiere fuori le mura a sud della città.


Viterbo - Il Bar Rodolfo

Viterbo – Il Bar Rodolfo


Anche per Perazzino la fiducia è al ribasso e la quarta, quinta riapertura a comando è iniziata senza grossi entusiasmi. “Le aspettative però – conclude Andrea Perazzino, mentre scambia due battute con la madre e mette su un caffè – devono essere per forza buone. Speriamo che si lavori, che la gente torni al centro. E che qualcuno ci aiuti”. 

Daniele Camilli


 Multimedia: Fotogallery: La riapertura dei bar – Video: I bar del centro storico


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2 febbraio, 2021

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