Viterbo – La salma va trattata in guanti bianchi. Era uno dei primi comandamenti di Primo Nocilli patriarca delle pompe funebri di Viterbo fino all’anno della sua morte nel 1975 a 65 anni. Era nato nel 1910.
Seconda regola, altrettanto importante per sdrammatizzare l’approccio con pregiudizi e superstizioni, era quella di ostentare un carattere positivo, allegro, amichevole, portato all’altruismo e alla generosità.
Primo Nocilli
E qui il personaggio c’è tutto con il suo look inconfondibile e inimitabile: borsalino alla ventitré con falda alzata, fiocco o farfalletta su soffice panciotto, fazzoletto debordante dal taschino della giacca, moustache a manubrio, occhi gioviali, sguardo ironico.
Le cronache ci dicono che s’era fatto da solo, dal momento che aveva appena sei mesi quando perse il padre Giulio. Sua madre Filomena Turchetti non poté farlo studiare, ma l’ha sempre sostenuto nei suoi progetti giovanili. Da ragazzo, intorno al 1925, ebbe i primi approcci con il legno – che avrebbe segnato il suo destino – presso una bottega di piazza dell’Oca a Viterbo (oggi piazza della Vittoria) dove imparò il mestiere. Successivamente si mise in proprio in un locale di via della Marrocca dove progettava e preparava stigliature e arredamenti per negozi e bar.
Suo un intervento di ristrutturazione, prima della guerra, del Caffè Centrale in piazza del Plebiscito a Viterbo. Svolgeva anche il lavoro di ricaricare gli orologi nelle piazze.
L’idea delle casse da morto gli venne dopo, quando intorno al 1940 ebbe la possibilità di aprire con la moglie Agostina Marcucci un’agenzia funebre in via della Cava (dove oggi si trova il tabaccaio) che successivamente, alla fine degli anni Cinquanta, trasferì in via del Pavone (angolo via del Repuzzolo).
In quei tempi Nocilli si aggiudicò l’appalto del comune di Viterbo per il trasporto delle salme e l’allestimento di funerali per i poveri, precedentemente affidato a Ugo Montalboldi. C’è da ricordare che mentre in precedenza per questo servizio il comune pagava una retta annua forfettaria all’impresa aggiudicatrice, con Nocilli si invertirono le condizioni: era lo stesso Nocilli a pagare il comune purché gli avesse concesso la privativa del servizio.
Questo denota un acume imprenditoriale che gli consentirà successive affermazioni facilitate anche dal fatto che questa attività non era proprio molto ricercata da altri imprenditori, se si fa eccezione per Angelo Croce che da autista di Nocilli si licenziò e aprì un’agenzia.
Viterbo – Corteo funebre negli anni Cinquanta di fronte al Luna Park di piazzale Gramsci
La chiave del successo era legata alla formula “chiavi in mano”, affiancata da un’alta professionalità dei servizi. Nocilli aveva capito che i congiunti del caro estinto erano propensi a delegare ogni servizio, per un prezzo tutto compreso, che li sollevasse da ogni incombenza: la cassa di zinco, quella di legno, la vestizione della salma (con l’eventuale trucco), l’allestimento della camera ardente, gli accessori (lampade, candelabri, drappi), il trasporto, il prete, la chiesa, il muratore al cimitero, i contatti con il comune, il marmista, la tipografia, i necrologi, i manifesti e relative affissioni, il fioraio, perfino il fotografo.
Conservo un album del 1952 “In Memoriam”, rigorosamente cartonato in nero, che raccoglie le foto del funerale di mio nonno e addirittura quelle della salma. Nocilli d’intesa con Foto Burla inseriva nel pacchetto anche questo servizio. Se non ricordo male, tra i servizi c’era anche quello di una suora che vegliava la salma tra rosari e lamenti.
E, poi, la professionalità a cominciare dal personale che doveva essere in divisa (Nocilli pretendeva i guanti bianchi), cortese, serio, discreto disponibile. Auto funebre (una volta il “carrettone”) tirata a lucido, efficiente, adeguata ai tempi, silenziosa, nera. Mi vengono in mente le auto di quegli anni bardati a lutto, seguite dal corteo più o meno lungo secondo l’importanza e la popolarità del defunto che dalla chiesa raggiungeva piazza della Rocca e lì si scioglieva. Con i congiunti restava don Primetto Truscelli, storico accompagnatore di salme davanti al “carrettone”, che impartiva la benedizione finale al cimitero.
Non ho memoria di carrozze trainate da cavalli, tenuti al guinzaglio da austeri cocchieri in alta uniforme come si vedono nei film in bianco-nero. Ricordate l’episodio “Il funeralino” ne “L’oro di Napoli” diretto da Vittorio De Sica (1954)?.
Primo Nocilli in divisa di “ciuffo” dei facchini di Santa Rosa
Sulle orme del padre Giulio, divenne facchino di Santa Rosa alla fine del Trenta, come ciuffo di prima fila. In quegli anni c’era la Macchina di Virgilio Papini che Nocilli portò fino al 1951. Quando venivano a Viterbo le “Giostre” (così veniva chiamato il Luna Park), provvedeva a regalare alle suore che accudivano gli orfanelli un mazzo di biglietti per i caroselli, gli autoscontri, le montagne russe, la ruota ed altro. Fu anche presidente nei primi anni del dopoguerra della sezione pugilato dell’Us Viterbese.
Dopo la morte, peraltro prematura nella sua abitazione di via Piave a Viterbo, l’agenzia funebre ha continuato l’attività con i figli trasferendosi nel 1981 negli attuali locali di piazza dei Caduti che in parte Nocilli aveva acquistato nel 1945.
Viterbo – Le fondamenta della “Malta”
Particolare interessante: quegli spazi, oggi ingranditi e bonificati, fanno parte di un fabbricato di antichissima data che affonda le fondamenta fino all’Urcionio che scorre lì sotto. Un tempo era destinato alla Malta, l’orribile prigione degli ecclesiastici, ricordata anche da Dante.
Vincenzo Ceniti
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