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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Apprendiamo che l’assessore regionale alla transizione ecologica, Roberta Lombardi, durante un incontro coi sindacati, ha illustrato le strategie del Pnrr (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per la parte dell’infrastruttura idrica. Nulla da dire nel metodo, apprezzabile. Nel merito la questione è un po’ diversa. Molto diversa.
Sentire un assessore regionale parlare ancora di dearsenificatori, significa non conoscere la loro storia ed il loro impatto sul territorio. Significa non aver neanche letto le proposte dei sindaci e quelle dei gestori della risorsa idrica. Significa non sapere nulla di quello che stiamo subendo, come territorio, per colpa di una programmazione errata dell’infrastruttura idrica nel decennio scorso.
L’assessore forse non sa che attualmente ci sono in provincia di Viterbo ben 55 dearsenificatori, che i cittadini pagano, per la loro gestione, 9 milioni di euro l’anno in bolletta.
Pensare di fare fronte all’arsenico con altri impianti di depurazione delle acque, significherebbe portare la bollettazione ancora più in alto, a discapito dei cittadini.
Non solo, ma i dearsenificatori non hanno soltanto elevati costi di gestione, ma anche vita breve, tant’è che quelli installati un decennio fa sono quasi arrivati alla fine del loro percorso.
Quello che questo territorio chiede è ben altro: pianificare al meglio e costruire un progetto a lungo termine di tutela e buon governo delle acque. Come fare? Partendo dalla rete idrica che, ricordo, è datata datata 1958, ed ha una dispersione di acqua potabile che viaggia ad una media del 40% della portata. L’assessore lo sa?
L’assessore sa che il problema non è solo l’arsenico ma ci sono anche i fluoruri, elemento forse anche più grave e di difficile gestione? Sembrerebbe di no.
La soluzione però c’è, e l’abbiamo inviata in regione da tempo. Si chiama miscelazione delle acque, per la quale operazione potrebbero essere sfruttate due importanti risorse: il lago di Bolsena e l’impianto del Peschiera. Basterebbe una nuova infrastruttura di pescaggio e depurazione per il primo ed un nuovo collegamento infrastrutturale per il secondo. Avremmo risolto il problema a monte e potremmo smettere di far pagare 9 milioni di euro l’anno i cittadini.
Quello che dispiace è che questo territorio da tempo sta chiedendo interventi di questa natura, mentre la Regione Lazio parrebbe andare nella direzione opposta. Ma come è possibile una mancanza di concertazione di questa natura? Come è possibile che non ci sia dialogo? Capisco che l’assessore si sia insediata da poco, ma se non ha avuto tempo e modo di approfondire e studiare gli argomenti, dovrebbe almeno essere più cauta nell’esprimersi su temi che saranno determinanti per i prossimi 50 anni. L’acqua è un bene prezioso e il Pnrr è lo strumento più importante che abbiamo a disposizione, sarebbe un grande errore non sfruttarlo a dovere o affrontarlo con questa superficialità senza coinvolgere il territorio viterbese.
Se poi l’obiettivo è quello di distruggerci per farci diventare solo ed esclusivamente la pattumiera del Lazio, allora la strada è quella giusta, ma non si parli di transizione ecologica, semmai di transizione illogica.
Andrea Di Sorte Commissario provinciale di Forza Italia
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