Viterbo – “Terme libere, la balneazione non è possibile”. Non ancora almeno, così ha spiegato il sindaco Giovanni Arena rispondendo in consiglio comunale ad Alvaro Ricci (Pd) e Chiara Frontini (Viterbo 2020).
Le riaperture dopo la fase critica legata al Covid non sembrano riguardare le vasche d’acqua sulfurea di Bullicame e piscine Carletti. Cui si aggiunge il Bagnaccio, off limits per il braccio di ferro con l’amministrazione e senza dimenticare lo stabilimento Salus, per il quale, in attesa della gara per il pozzo Sant’Albino non sa dove attingere.
Ricci ha chiesto di percorrere la via temporanea di una concessione provvisoria: “Due, tre litri al secondo – osserva Ricci – con motivazioni forti, in modo provvisorio e ben definito nel tempo”. Dal 7 giugno, concluse le procedure dell’avviso, se ne potrà discutere.
Per il resto è buio pesto. “Per le terme libere – ricorda Arena – la balneazione richiede assistenza e controllo. Per questo non è possibile, non ce lo consente la normativa nazionale in quelle comunali. Spero che a breve si possa tornare a fare il bagno”.
Il Bagnaccio, invece, poteva tornare già da tempo ad accogliere i soci. Così ancora non è. Autorizzazioni, come quella dello scarico acque, di competenza di palazzo dei Priori, non richieste.
Più in generale, trovandosi in zona agricola occorre un cambio di destinazione d’uso a termale, per risolvere una volta per tutte i problemi, a cominciare dalle opere edificate e relative sentenze del Tar.
“Un cambio – spiega Ricci – che a tre anni ormai dal vostro insediamento sta ancora lì. Ed è una situazione grave, perché dopo la chiusura di San Sisto adesso anche il Bagnaccio non è più accessibile. Per non parlare dello stabilimento Salus senz’acqua. C’è la gara per il pozzo Sant’Albino, ma nel frattempo è possibile immaginare una gestione provvisoria, per un periodo limitato, con motivazioni forti”.
Situazioni che non si risolvono da un giorno all’altro, tanto mento accantonandole. “Capisco che si tratti di una situazione complessa, ma proprio per questo va presa di petto. Invece abbiamo assistito a perdite di tempo da parte vostra e dell’ex assessore al ramo. Pure sul termalismo libero e il Bagnaccio diteci cosa intendete fare”.
Proprio sul Bagnaccio e il termalismo sociale, Chiara Frontini (Viterbo 2020) porta da tempo avanti la sua battaglia. “Quanto sta avvenendo – spiega Frontini – lo scaricabarile cui stiamo assistendo rappresenta un danno alla collettività. Il Bagnaccio è stato definito da questo consiglio comunale d’interesse pubblico. Deve essere data la possibilità ai viterbesi di poterne usufruire”.
Il sindaco Arena ammette le difficoltà e spera in una soluzione che arrivi da incontri programmati coi gestori. Del resto, la speranza è sempre l’ultima a evaporare.
Giuseppe Ferlicca
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