Viterbo – (sil.co.) – Non le avrebbero mai detto “vattene o sei morta”. E’ la vicenda dell’invalida in carrozzina che sarebbe stata minacciata di morte da due vicini per la casa popolare.
Ha negato tutto davanti al giudice la coppia di cinquantenni colpiti il 30 luglio dalla misura del divieto di avvicinamento a meno di dieci metri di distanza dalla vittima.
Secondo l’accusa avrebbero preteso che la poveretta se ne andasse a vivere altrove, lasciando loro l’alloggio di cui è assegnataria, minacciandola anche di violenza sessuale se non avesse fatto quello che le veniva intimato.
Viterbo – La polizia in tribunale
La distanza non inferiore ai dieci metri, apparentemente poca cosa, si giustificherebbe col fatto che presunti aguzzini e parte offesa, a quanto è dato sapere, vivrebbero tutti nella stessa palazzina, dove non sarebbe facile per gli inquilini, anche volendo, riuscire a rispettare distanze maggiori, anche solo incrociandosi al portone.
Si tratterebbe di uno dei condomini di via Tagete, a Santa Barbara, il popoloso quartiere affacciato sulla strada Teverina che conta ben diecimila abitanti, nell’immediata periferia del capoluogo.
Sono comparsi ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari Savina Poli il 50enne e la 52enne, residenti a Viterbo ma originari della Campania, raggiunti venerdì pomeriggio della settimana scorsa dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento. L’uomo e la donna, nel frattempo, sono stati denunciati a piede libero per stalking e minacce.
“Non capiamo cosa possa avere spinto la vicina a dire certe cose, noi non parliamo con lei da Natale”, avrebbero detto, negando ogni addebito ma rispondendo a tutte le domande poste dal magistrato, che ha ascoltato entrambi alla presenza del difensore Luigi Mancini.
– Vogliono la casa popolare, invalida in carrozzina minacciata di morte
E’ stato il personale della squadra mobile coordinata dal dirigente Alessandro Tundo, alla vigilia del weekend, a dare esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa, emessa dal gip Poli.
Sarebbe stata la stessa vittima, nei mesi scorsi, a rivolgersi alla polizia che, dopo aver effettuato diversi appostamenti, avrebbe effettivamente trovato riscontro alle dichiarazioni, ponendo così fine al suo incubo.
Gli indagati, secondo quanto emerso, sarebbero responsabili di avere, “con condotte reiterate”, minacciato e molestato la vicina invalida, assegnataria di una casa dell’edilizia popolare Ater, “cagionandole un perdurante e grave stato di paura nonché ingenerando nella stessa un fondato timore per la propria incolumità”, al fine di costringerla ad abbandonare l’appartamento.
“La persona offesa, che presenta un’invalidità civile al 100% ed è immobilizzata su una sedia a rotelle, è stata costretta a subire le continue angherie degli indagati, consistite in minacce di morte ovvero di violenze di tipo sessuale qualora la stessa non avesse ottemperato alle loro direttive”, si legge nella nota inviata dalla questura.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY