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Viterbo - Il sociologo torna sull'intervento alle colonnine della chiesa della Crocetta

Che curia e sovrintendenza non fossero al corrente del restauro è un aspetto inquietante…

di Francesco Mattioli
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Viterbo – Caro direttore, mi scuso con te e con i lettori di Tusciaweb se ritorno pervicacemente sulla questione della Chiesa cosiddetta della Crocetta.


Viterbo - La chiesa della Crocetta

Viterbo – La chiesa della Crocetta


Fa piacere apprendere dall’ingegner Tosini della Curia che le orribili colonnine nuove della chiesa della Crocetta verranno rimosse. Ma spero anche che le nuove colonnine vengano coloristicamente amalgamate alle vecchie, visto che si tratta di un bene artistico da fruire pubblicamente e non di un esercizio tecnico-scientifico dove il risarcito va evidenziato rispetto all’originale.

Mi fa anche piacere sapere che l’iniziativa del cattivo restauro si deve esclusivamente ai padri camilliani senza che le istituzioni (curia, sovrintendenza) fossero al corrente. Ma proprio quest’ultimo aspetto è inquietante.

La scalinata della chiesa della Crocetta non è un bene architettonico o artistico celato in qualche cortile privato o in una forra inaccessibile, sta su una piazza del cento storico sotto gli occhi di chiunque.


Viterbo - Francesco Mattioli

Viterbo – Francesco Mattioli


Quindi, le istituzioni (e la sovrintendenza in particolare) avrebbero potuto e dovuto vigilare e prevenire sia il rischio di rovina del bene, sia la possibilità di ulteriori danni per sconsiderati interventi unilaterali.

La sovrintendenza è in grado di rilevare pressoché immediatamente i pericoli a cui sono esposti i beni architettonici, storici e artistici siti in luoghi pubblici, quindi di intimarne il restauro ai proprietari e verificare che questo sia fatto a regola d’arte e in modo consono ad una loro fruizione socio-culturale. Ed è anche in grado di cogliere se qualcuno ne dispone in modo errato, così da intervenire e bloccare immediatamente ogni ulteriore sfregio.

Leggo sulla home page del sito della sovrintendenza ai Beni culturali che, fra l’altro, alla sovrintendenza compete: l’attività ispettiva nel territorio di competenza, finalizzata alla verifica dello stato di conservazione dei beni immobili e della loro destinazione ad un uso compatibile con le esigenze di tutela (punto 3); l’imposizione di interventi conservativi sul patrimonio culturale o esecuzione dei medesimi in via sostitutiva (punto 5); l’imposizione di prescrizioni di tutela indiretta, volte ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni di interesse architettonico (punto 8).

Leggo inoltre sul Dizionario Treccani che “sovrintendere” significa in italiano controllare, vigilare, sorvegliare, intervenire. In senso attivo, non a richiesta.

Ai tempi in cui la sovrintendenza aveva sede a Roma ed era totalmente romanocentrica, l’incuria istituzionale era il portato di una situazione intollerabile sul piano territoriale. Ma con la sede a Viterbo, l’attività di vigilanza, prevenzione e intervento non sono né una eccezione, né un lusso, ma una azione prescrittiva che non può essere trascurata a favore di mere routines burocratiche.

Peraltro, mi si consenta: anche la Curia – almeno nella sua parte ingegneristica – avrebbe potuto vigilare meglio su certe attività edilizie en plen air delle parrocchie…

Oggi alla Crocetta, grazie alla vigilanza attiva dei cittadini (e solo grazie ad essa) si potrà rimediare. In altri casi questo non è avvenuto e il bene si è perduto. E un bene architettonico, artistico e storico perduto, a meno di ricostruzioni e revivals in stile disneyland, è perduto per sempre.

Francesco Mattioli


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16 settembre, 2021

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