Viterbo – Caro Giulio, siamo amici da tempo e anche accomunati dal dolore che ci danno oggi i “colori gialloblu”. Ma proprio per questo mi faccio carico di rispondere alla tua lettera contro i virologi e i professori, menagrami che “creano panico, minacciando un Natale chiusi in casa, se non ci comporteremo bene” e che “ci danno il buongiorno e la buonanotte con fosche previsioni sulle imminenti feste”, sicché tu gridi che “si facciano definitivamente da parte, e giornali e tv smettano di dar loro voce”.
Viterbo – Francesco Mattioli
Conoscendoti, non credo che tu stia strizzando l’occhio a chi tratta di questi argomenti cercando di ramazzare consensi politici tra le fasce più qualunquiste dell’elettorato. Quindi, immagino che la tua sia solo la versione particolarmente esasperata della volontà di tutti coloro che, come anche il sottoscritto, vorrebbero tornare al più presto alla normalità.
Ma l’esasperazione gioca brutti scherzi. Tu plaudi all’immunizzazione, su cui lavora “con grandissima efficienza” il governo Draghi, e sono d’accordo. Ma forse dimentichi che questa immunizzazione si deve al lavoro di virologi e professori; che se l’Italia ha un numero di contagiati e di vittime ancora inferiore a quello di altri Paesi, anche europei, è perché virologi e professori stanno lavorando bene, non solo in laboratorio, ma attraverso i media anche sulla coscienza, la consapevolezza e il senso di responsabilità dei cittadini.
E il lavoro, mi spiace dirlo, non è affatto finito. Non siamo ancora pronti alla normalità. La “quarta ondata” della pandemia è certificata da virologi e professori, ma anche da politici e amministratori. E sai a chi si deve questa recrudescenza? A chi non si è vaccinato, a chi non usa le mascherine e il distanziamento, a chi se ne frega di virologi e professori, a chi vuole “normalità” dove normalità non c’é. Non lo dico io (anche se, ahimé, sono tra i professori, ancorché non sanitari, che hanno studiato la faccenda) ma lo dicono i dati statistici, i numeri.
Mi spiace, caro Giulio, ma se vogliamo prima o poi “riveder le stelle”, in famiglia, tra gli amici, per la strada, al cinema, a teatro, e soprattutto sul lavoro, dobbiamo continuare a seguire, anzi a fiancheggiare, le ammonizioni di quei “menagrami” di virologi e professori che frequentano cliniche e laboratori.
Loro, come si dice dalle nostre parti, sanno “dove dorme il lepre”. Noi no.
Francesco Mattioli
– Marini: “Basta virologi e professori che creano panico, siamo pronti a tornare alla normalità”
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