Viterbo – (raff.stro.) – Dodici case di comunità, quattro ospedali di comunità e cinque centrali operative territoriali. Ma anche il rafforzamento tecnologico della rete ospedaliera grazie a ventuno apparecchiature di ultima generazione e l’adeguamento sismico degli ospedali di Tarquinia e Civita Castellana. Ecco come “come cambierà e si evolverà il sistema sanitario locale della Tuscia”, secondo l’assessore alla sanità del Lazio Alessio d’Amato e la direttrice generale della Asl di Viterbo Daniela Donetti.
Daniele Donetti e Alessio d’Amato
Interventi per 32,9 milioni di euro, grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un finanziamento notevole, parte dei 700 milioni di euro che saranno investiti in tutta la regione per la riorganizzazione della sanità laziale entro i prossimi quattro anni.
Il tutto è stato presentato questa mattina, nella sala riunioni della Cittadella della salute, alla presenza di diversi sindaci della Tuscia, del presidente della provincia Alessandro Romoli, dell’assessora regionale Alessandra Troncarelli e del consigliere regionale Enrico Panunzi. “È l’avvio – afferma D’Amato – di un intenso percorso di lavoro e progettazione. Dobbiamo correre e dobbiamo essere veloci. Dobbiamo fare un grande lavoro di squadra per potenziare la sanità territoriale. È una sfida importante ma non facile, in cui serve la collaborazione di tutto il territorio”.
Viterbo – Presentazione Pnrr alla Asl
Per D’Amato e Donetti si sta andando verso una “nuova visione della medicina. È un aggiornamento per rafforzare il territorio dal punto di vista sanitario. La presenza dei presidi sanitari sul territorio – spiegano – si moltiplicherà. Con le case e gli ospedali di comunità la risposta ai bisogni di cura sarà più immediata. L’ampliamento e l’ammodernamento del parco tecnologico migliorerà la qualità delle cure negli ospedali, permettendo di aumentare anche il numero di esami che possono essere effettuati. Il piano di edilizia sanitaria, invece, contribuirà a rendere le strutture più belle e sicure”.
Alessio d’Amato
Tre le parole chiave: prossimità, multidisciplinarità e multiprofessionalità. “Quella che si va delineando – aggiungono D’Amato e Donetti – è una completa riorganizzazione delle strutture sanitarie della Tuscia per dar vita a una sempre più forte ed efficace integrazione tra la rete ospedaliera della Asl e quella territoriale, attraverso la presenza di strutture intermedie e tecnologiche avanzate in grado di rispondere a ogni esigenza di cura”. “Fondamentale – sottolinea D’Amato – sarà la collaborazione con i medici di base, i pediatri e gli infermieri di comunità che saranno pienamente coinvolti in questo processo”.
Daniela Donetti
“Non dobbiamo perdere tempo”, ripete più volte D’Amato. Il primo passo sarà l’acquisto di ventuno apparecchiature di ultima generazione. “Sostituire tutti i macchinari che hanno più di cinque anni – continua – è molto importante. Questi quasi 33 milioni di euro serviranno a rinnovare anche il parco tecnologico, ma sono grande opportunità per spingere sulla digitalizzazione”. L’obiettivo principale è “aumentare notevolmente – evidenzia D’Amato – la presa in carico domiciliare dei pazienti over 65. Sarà uno sforzo importante, ma la prima attività di cura deve essere nelle abitazioni. Più vicini al territorio per ridurre le disuguaglianze”.
Viterbo – Presentazione Pnrr alla Asl
8,4 milioni di euro per le 12 case di comunità.
Si troveranno a Bagnoregio, Tarquinia, Tuscania, Montefiascone, Acquapendente e Bolsena. Viterbo, Orte e Soriano nel Cimino. Civita Castellana, Ronciglione e Vetralla.
Le case della comunità sono strutture sanitarie territoriali, promotrici di un modello di intervento multidisciplinare (modello case della salute). Il cittadino può trovare tutti i servizi sanitari di base, il medico di medicina generale e il pediatra, gli specialisti ambulatoriali e altri professionisti (logopedisti, fisioterapisti, tecnici della riabilitazione). Figura chiava nella casa di comunità sarà l’infermiere di famiglia, che diventa il professionista responsabile dei processi infermieristici in famiglia e comunità.
Un milione di euro per le 5 centrali operative territoriale un milione di euro.
Si troveranno a Tarquinia, tra a Viterbo e a Civita Castellana.
Le centrali operative territoriali (Cot) sono hub tecnologicamente avanzati per la presa in carico del cittadino e per il raccordo tra servizi e soggetti coinvolti nel processo assistenziale: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e della rete di emergenza-urgenza.
3,5 milioni per i 4 ospedali di comunità.
Si troveranno ad Acquapendente, Montefiascone, Orte e Ronciglione.
Gli ospedali di comunità sono strutture sanitarie della rete territoriale a ricovero breve e destinati a pazienti che necessitano interventi sanitari a bassa intensità clinica. Sono strutture intermedie tra la rete territoriale e l’ospedale, di norma dotati di 20 posti letto (massimo 40) e a gestione prevalentemente infermieristica.
7,6 milioni di euro per il rafforzamento tecnologico della rete ospedaliera.
Per la Asl di Viterbo saranno acquistate 21 apparecchiature: risonanza magnetica 1,5 tesla, acceleratore lineare, gamma camera, mammografo, due angiografi, nove ectomografi e sei apparecchi radiologici.
12,4 milioni di euro per l’adeguamento sismico degli ospedali di Tarquinia e Civita Castellana, per un totale di sei interventi.
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