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Storia - Licia Fertz ha 92 anni e ha vissuto in prima persona quanto accadde in Istria alla fine della seconda guerra mondiale - Oggi il Giorno del Ricordo

“Negare che le foibe sono state utilizzate per uccidere è semplicemente orrendo…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Negare che le foibe sono state utilizzate per torturare e uccidere è semplicemente orrendo”. Licia Fertz, 92 anni, è una delle profughe istriane. Vive a Viterbo dal 1955, da quando si trasferì qui con il marito Aldo. Da Trieste. Prima ancora viveva con la famiglia a Isola d’Istria. Lei è una delle tante e dei tanti che a cavallo tra la fine della seconda guerra mondiale e il secondo dopoguerra vennero cacciati dai territori della ex Jugoslavia dove vivevano da decenni. Dopo vent’anni di fascismo, il tentativo di distruggere cultura e lingua slava e una guerra di sterminio, alla fine arrivarono i partigiani comunisti di Tito, responsabili delle foibe, l’uccisione di migliaia di persone. Oggi il Giorno del ricordo, 10 febbraio, per commemorarne la memoria. A Valle Faul, il monumento dedicato alle vittime delle foibe. Sempre oggi pomeriggio, alle 17, sul proprio profilo Instagram, la diretta di Licia Fertz. Per raccontare la sua storia.

Licia Fertz è infatti anche una delle influencer più importanti d’Italia, con un profilo Instagram che conta oltre 130 mila mila follower. Accanto a lei, a consigliarla, c’è il nipote, Emanuele Usai, anche lui di Viterbo.

“Quando ho letto le dichiarazioni di Tommaso Mascioli dell’Anpi – dice subito Licia Fertz – l’ho presa male, sentendomi chiamata in causa. In prima persona”. La dichiarazione che più di tutte l’ha colpita. “Le foibe – ha detto Mascioli – non sono un modo per uccidere, ma per seppellire”.


Licia Fertz all'età di 14 anni

Licia Fertz all’età di 14 anni


“Persone che conoscevo bene – racconta Fertz -, lavoratori, miei vicini di casa, maestre. Sono stati presi e uccisi nelle foibe, dove poi sono stati lasciati. Persone con cui ero cresciuta fino all’età di 14 anni non le ho più riviste. Persone uccise perché dirigevano una fabbrica o gestivano una pompa di benzina. Oppure facevano le maestre a scuola. Non avevano colpe. E la tessera del fascismo, se volevi lavorare, la dovevi fare per forza. Ma questo non significava necessariamente essere complici di quel regime. Le foibe rappresentano per me un passato dolorosissimo”.

“Chi piange per le foibe – aggiunge la signora Fertz – non ha di certo esultato per il fascismo. E quando viene detto, fa veramente incazzare. Alla mia famiglia i fascisti volevano far cambiare cognome, perché pensavano fossimo slavi. Ce lo volevano far cambiare in Fermi. Abbiamo dovuto dimostrare che eravamo italiani da generazioni. E sentivamo come nostre le sofferenze di quelle famiglie che invece il cognome lo hanno dovuto cambiare per forza perché slave. Mio marito è stato fatto prigioniero dai nazisti e portato al Castello di San Giusto a Trieste da dove riuscì a scappare immediatamente dopo un bombardamento. Passando per le fogne. Come ho detto prima – ribadisce Fertz – chi piange le foibe non ha di certo esultato per il fascismo”.

Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana celebrata il 10 febbraio di ogni anno a ricordo e a condanna dei massacri delle foibe. La giornata venne istituita (legge 30 marzo 2004 n. 92) per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Il 10 febbraio viene rilasciata anche una medaglia commemorativa destinata ai parenti delle persone infoibate dall’8 settembre 1943, con l’entrata in vigore dell’armistizio tra l’Italia e gli alleati, al 10 febbraio 1947, giorno della firma dei trattati di pace di Parigi che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, territori occupati in precedenza dai fascisti. 


Viterbo - Licia Fertz

Viterbo – Licia Fertz


“Ogni anno – prosegue Licia Fertz – commemoro il giorno della Memoria e quello del Ricordo. Ogni anno vado alle pietre d’inciampo a via della Verità 19, da dove 3 ebrei viterbesi sono stati deportati verso i campi di sterminio nazisti, e poi, il 10 febbraio, a Valle Faul dove ‘è il monumento che ricorda Celestini e le vittime delle foibe. Preferisco però farlo per conto mio. Perché le strumentalizzazioni non mi piacciono. Io non sono né di destra né di sinistra. Sono semplicemente per le cose giuste. Quanto accaduto durante il fascismo è stato sicuramente il fattore scatenante. Ma utilizzare quanto è successo durante il fascismo per giustificare quello che è stato fatto con le foibe, è un po’ come giustificare la Shoah con le fake news dell’epoca messe in giro dai nazisti. Qualsiasi morto ha bisogno di rispetto. E sostenere che le foibe non sono un modo per uccidere, ma per seppellire, come ha detto Mascioli, è stato per me una profanazione della memoria delle vittime”.

“Strumentalizzare questa giornata – ha sottolineato poi Licia Fertz – sia da destra, per un verso, che da sinistra, per un altro, significa solo che entrambi non hanno capito niente. Nè dall’una, né dall’altra parte. Invece di ricordare le vittime, le vittime vengono profanate, riproponendo quel meccanismo di divisione che ha portato all’orrore della seconda guerra mondiale e a tutte quante le sue conseguenze. Perché la divisione ha portato a tutto quello che è successo. Persona contro persona. Prima con la politica fascista, che tolsero lingua e cultura. Poi con i comunisti di Tito che tolsero proprietà e beni per darli ad altri che si scagliarono contro i primi, come durante gli anni precedenti ci si era scagliati contro la cultura slava”. 

“Non solo, ma gli istriani sono contesi da sempre. E non lo vogliono. Non lo hanno mai voluto. Vogliono soltanto essere riconosciuti senza che chi gli ha fatto del male adesso si professi loro paladino. Perché sia la destra, sia la sinistra, sia il regime fascista sia quello comunista di Tito hanno seminato morte, dolore e terrore, a Trieste e in Istria. Vedere adesso questa pantomima è veramente raccapricciante. Tutti hanno il diritto di parlare ed esprimere la propria opinione, ma è sempre opportuno non dire cavolate”. 


Viterbo - Licia Fertz

Viterbo – Licia Fertz


Isola d’Istria è un comune della Slovenia che conta oggi 16 mila abitanti lungo la regione del Litorale-Carso. Nel settembre del 1943 passò sotto il controllo tedesco. Fino alla fine di aprile del 1945 quando da Capodistria arrivò l’esercito di Tito. La città vide l’esodo forzato degli italiani, la maggioranza delle popolazione, tra il 1953-1956. Il Memorandum di Londra del 1954 assegnava infatti la città all’amministrazione jugoslava, insieme all’intera Zona B del Territorio Libero di Trieste. 

“Da Isola d’Istria – ricorda Fertz – ci siamo poi spostati a Trieste, dove avevamo una casa. Qui un giorno si presentarono i partigiani di Tito, all’inizio di maggio 1945. Andai ad aprire io e mi trovai puntata contro una baionetta. Avevo 14 anni. Entrarono in casa in tre. Mia madre li accompagnò per tutto l’appartamento, invitandoli a vedere tutto, a guardare anche dentro gli scaffali. Non trovarono niente. Si viveva così. E si cercava anche di andare avanti, alla giornata. Io cercavo di fare la pasta con la farina di semola, senza uova e senza niente”.


Isola d'Istria negli anni '40

Isola d’Istria negli anni ’40


Sorte diversa ebbero invece le persone più anziane. “Come i miei nonni – ha detto Licia Fertz -. loro rimasero fino all’ultimo. Le persone anziane erano attaccate alla terra in maniera più profonda rispetto ai giovani. Gli anziani che rimasero a Isola d’Istria vennero prima lasciati senza cibo, minacciando chi tentava di aiutarli. Poi vennero costretti a svegliarsi alle 3 di notte per andare a Capodistria a cantare gli inni comunisti. Infine, vennero mandati via direttamente. I miei nonni andarono via. L’alternativa era quella di finire in un campo profughi. Sono morti qualche anno dopo di crepacuore”.

Daniele Camilli


Articoli: Buzzi (FdI): “Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale istituita con legge” – Mascioli (Anpi): “Il Giorno del ricordo è soltanto una strumentalizzazione dell’estrema destra…”


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10 febbraio, 2022

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