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Tribunale - Per oltre 98mila euro, secondo il testimone della finanza - Per la difesa, nessuna prova della provenienza furtiva

Oltre 4 chili di gioielli riciclati nei tre compro oro del boss Giuseppe Trovato

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Oltre 4 chili di gioielli rubati riciclati in cinque anni nei tre compro oro del boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato. Nel capoluogo le sedi operative della società, la cui sede legale era invece a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, dove lo “zio” è nato 46 anni fa. 

Gioielli riciclati o forse no. Dubbi sulla provenienza furtiva dei preziosi sono stati sollevati ieri dalla difesa, nel corso della prima udienza testi del processo per evasione e riciclaggio all’imprenditore calabrese, tra i 13 arrestati del 25 gennaio 2019 nel blitz dell’operazione Erostrato che ha sgominato a Viterbo un sodalizio criminale italo-albanese di stampo mafioso. 

Con il boss Ismail Rebeshi, Trovato avrebbe stretto “rapporti” – celebre la frase “calabresi e albanesi, la meglio fusione che c’è” – proprio per sbaragliare la concorrenza e ottenere il controllo dei negozi specializzati nella compravendita di preziosi.


Mafia viterbese - Uno dei compro oro presi di mira dal sodalizio (nel riquadro Giuseppe Trovato)

Mafia viterbese – Uno dei compro oro presi di mira dal sodalizio (nel riquadro Giuseppe Trovato)


A Lamezia Terme la sede legale dei compro oro 

Tra il 2013 e il 2018, secondo gli accertamenti della guardia di finanza, il boss avrebbe acquisito circa 98mila euro di preziosi – sotto la soglia dei 100mila euro secondo la difesa – le cui schede-cliente sono risultate mendaci. Preziosi nel frattempo fusi, che per gli investigatori sarebbero stati di provenienza illecita. Riciclati, per l’appunto, nelle tre sedi operative di Viterbo della società facente capo alla famiglia Trovato, con sede legale a Lamezia Terme. 


Gestori obbligati a identificare chi vende preziosi

In aula il maresciallo Mauro Manco della finanza che durante l’udienza in videocollegamento col carcere di Nuoro – dove Trovato sta contando al 41 bis la condanna a 12 anni e 9 mesi di reclusione in secondo grado per associazione di stampo mafioso – ha ricostruito le varie fasi dell’inchiesta che ha riguardato i negozi all’epoca gestiti dall’imputato in via Garbini, via della Palazzina e viale Francesco Baracca. Il militare ha ricordato come i gestori siano tenuti a identificare i clienti, tramite documento d’identità, nonché a fotografare i preziosi venduti, pagati in contanti se entro la soglia dei 500 euro.


Oltre 98mila euro per circa 4 chili e mezzo d’oro 

“Abbiamo controllato le schede a campione, in base a qualche dato sospetto, che secondo noi poteva rappresentare un campanello d’allarme, per poi sentire a sommarie informazioni i clienti, esibendo loro le schede con nominativi, firme e foto degli oggetti, da molti disconosciute”, ha detto il testimone. Che ha poi spiegato come, in base alle indagini, tra il 2013 e il 2017 Trovato avrebbe acquisito oltre 4 chili e 250 grammi d’oro, per un valore di circa 95mila euro, escludendo i dati relativi all’anno 2018, aggiunti i quali si arriva alla somma accertata di oltre 98mila euro più un altro etto circa d’oro.


“Preziosi fusi, non accertata provenienza illecita”

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, presente in sostituzione del difensore Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, ha chiesto spiegazione relativamente all’equazione “false dichiarazioni=provenienza illecita”, da cui l’accusa di riciclaggio. In pratica, per la difesa, si sarebbe trattato di una deduzione non corroborata da riscontri investigativi, dal momento che non è emerso l’indispensabile reato di furto a monte. “La provenienza illecita non è stata accertata – ha convenuto il testimone – era impossibile ricostruire e i preziosi, nel frattempo fusi, non c’erano più”. 


Cliente disconosce firma e oggetti venduti a suo nome

Davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini anche un cliente che ha venduto due volte preziosi ai compro oro di Trovato, per un ammontare rispettivamente di 280 e 500 euro. A suo nome è stata acquisita e verificata una scheda relativa a una compravendita per 870 euro, di cui ha disconosciuto la firma e non ha riconosciuto gli oggetti. Per il pm Stefano D’Arma, quindi, nessun dubbio che si tratti, come in altri casi, di una falsa dichiarazione. 


Fissate quattro udienze fino al 19 ottobre

Il processo riprenderà il 17 maggio, per sentire ulteriori 4 testi del pm. Altri quattro saranno ascoltati il 28 giugno. Il 20 settembre toccherà ai nove testimoni della difesa. Il 19 ottobre, invece, se non ci saranno intoppi in mezzo, è prevista la discussione. 

Silvana Cortignani


Articoli: Gioielli rubati e 100mila euro evasi nei compro oro, il boss Trovato smascherato dalla finanza – Evasione fiscale e gioielli rubati nei compro oro, alla sbarra il boss Trovato – Evade 100mila euro coi compro oro, alla sbarra il boss Trovato


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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16 febbraio, 2022

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