Viterbo – Direttore, a proposito della vicenda della strana riunione di sedicenti candidati convocata dal prefetto a cui hai dato rilievo, premettendo che mi paiono assolutamente non solo legittime ma naturalmente doverose le questioni poste di chiarimento, vorrei aggiungere invece una ulteriore sfumatura che in qualche modo evoca.
Su un aspetto che è stato già posto, anche con sarcasmo, da Tusciaweb e che riguarda la proliferazione di liste,
Ora è difficile non evidenziare come questa proliferazione sia inversamente proporzionale alla scarsa partecipazione politica, che si manifesta nella maniera più visibile con il crescente incremento degli astenuti e delle schede bianche/nulle.
Prendiamo ad esempio quello che ci riguarda più da vicino, confrontando appena qualche numero dalla prima elezione con questo sistema elettorale con la più recenti.
Nel 1995 (eletto sindaco Meroi) partecipò al voto del primo turno l’89,26% degli elettori che erano 49.801 – liste in campo 11 con 440 candidati consiglieri (si eleggevano allora 40 consiglieri).
Nel 2018 (Arena sindaco) ha partecipato al voto il 62,69% dei 53.289 elettori con 534 candidati consiglieri distribuiti su 17 liste (nel frattempo i consiglieri da eleggere sono diminuiti a 32)
Nel 2013 (sindaco Michelini) la percentuale dei votanti al primo turno fu del 67%, le liste 21, al momento il record, che sembra forse questa volta pare destinato ad essere largamente stracciato.
Nel tempo aumentano i candidati e diminuiscono gli elettori.
Ovviamente le diverse percentuali nulla tolgono all’autorevolezza e tantomeno all’autorità della carica; se fosse un mercato quello elettorale forse è l’unico che restringendosi non intacca i dividendi; anzi il suo restringersi aumenta il valore marginale del voto.
Si può rintracciare qui una chiave di lettura di questa proliferazione che appare veramente sproporzionata: si ipotizzano per questa tornata oltre 700 candidati; in una stima credibile di partecipazione al voto circa uno per condominio.
Se si riproporziona addirittura poi il numero degli elettori coi sottoscrittori di lista arriviamo ai singoli nuclei familiari coinvolti. Vedremo, al netto poi degli adempimenti formali, quanti arriveranno davvero alla meta in queste condizioni.
Oltretutto, mentre la segretezza del voto (al netto del celebre slogan di Guareschi) è oggettivamente tutelata – salvo rari casi che con 700 candidati può divenire un po’ più a rischio – la candidatura è alla luce del sole, per sua natura pubblica ed impegnativa.
Ma non appare contraddittoria questa crescente voglia di partecipazione elettorale e politica che si manifesta nell’esplosione di candidature con la partecipazione inversamente proporzionale degli elettori? C’è una relazione tra l’offerta che aumenta e il mercato che si restringe. Si cerca di attrarre più elettori con più liste o è proprio questa offerta indiscriminata, questo turbinio di candidature che svolazzano, a tenere sempre più lontani elettori delusi?
Non è un po’ patologica una quantità ricercata con ogni mezzo in alternativa ad una qualità più faticosa della proposta, dei progetti, dei valori, delle esperienze e delle candidature?
Non è che così facendo la forbice s’allarga sempre più? E per quanto e fino a quando possiamo reggerla questa distanza senza compromettere lo spessore democratico delle nostre assemblee elettive?
È lecito chiedere ai partiti in particolare di non assecondarla se è una distorsione, di operare invece con una diversa coerenza? Saprà un po’ di vecchia politica forse, ma è proprio in questa funzione selettiva decisiva e delicata dei partiti che si è sostanziato il loro compito costituzionale insostituibile.
Sandro Mancinelli
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