Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Venerdì, durante la presentazione di una mostra curata da Vittorio Sgarbi a Sutri, l’attore Luca Barbareschi è intervenuto con parole che difficilmente possono non essere definite omofobe e discriminatorie.
Bandiera arcobaleno
“Io sono a favore degli omosessuali e a favore delle lesbiche” è la prima perla che ci regala l’attore, come se fosse legittimo scegliere di essere contro o a favore dell’orientamento sessuale delle persone. Come se pretendere di essere contro i gusti e le scelte personali di altri individui fosse accettabile. Come se fosse accettabile decidere delle vite altrui.
Ma non è questa l’unica gravità dell’intervento di Barbareschi, che continua. “Il problema è la mafia dei froci e delle lesbiche”. Oltre a usare tranquillamente termini come “froci”, palesemente dispregiativi, propone un paragone decisamente inappropriato. Mettere sullo stesso piano il mondo della criminalità organizzata con il lavoro operato dalle organizzazioni LGBT+ e non, che sostengono e portano avanti le rivendicazioni di genere, non può definirsi solo un errore grave, ma una vera e propria accusa a chi ogni giorno lavora per una società più inclusiva e sicura.
La mafia vive della creazione di luoghi insicuri, alimentati dalla violenza e dalle minacce, per costringere le persone a sottostare a regole che ledono i loro diritti. Il lavoro delle organizzazioni come la nostra, invece, si alimenta di trasversalità, inclusione, partecipazione per creare luoghi e spazi comuni dove tutti possono sentirsi accolti e protetti.
Quando certe affermazioni vengono proferite con tanta leggerezza dobbiamo cogliere come il problema sia più profondo, e sappia andare addirittura oltre le terribili parole pronunciate. Il problema risiede nella cultura dominante che tende ancora troppo spesso a discriminare la comunità LGBT+, e le tracce di questa cultura sono visibili nella sicurezza con la quale l’attore si destreggia tra affermazioni tanto assurde, certo di ricevere il consenso dei presenti. Purtroppo ancora oggi l’omofobia, la transfobia e la misoginia suscitano il consenso e l’approvazione di molti, in particolar modo in alcune culture politiche. Ce ne rendiamo conto osservando il vergognoso silenzio che avvolge le parole di Barbareschi. Come è possibile che certe parole vengano proferite in un contesto istituzionale, durante una iniziativa patrocinata dal comune di Sutri, senza che nessuno ne prenda le distanze? Dove è la disapprovazione del ministro Garavaglia che presenziava all’iniziativa? Dov’è quella del sindaco Vittorio Sgarbi? Hanno forse paura di perdere qualche consenso difendendo la comunità LGBT+ e prendendo le distanze dalle affermazioni del loro amico Barbareschi?
Ancora una volta ci troviamo ad osservare un’ignoranza dilagante sui temi di genere, e la cosa più sconvolgente è che questa ignoranza proviene e viene tollerata dagli ambienti di persone che vorrebbero rappresentare la cittadinanza tutta. Coloro che si propongono di rappresentare tutti i cittadini senza vergogna tollerano interventi che offendono e discriminano gli stessi.
Ancora una volta ci troviamo ad osservare una politica che rifugge dalle proprie responsabilità. Le responsabilità di comprendere e fare propria una battaglia che oggi difficilmente viene portata avanti da altri soggetti che non sono le associazioni o le realtà LGBT+. Battaglie per la tutela di un’intera comunità, ma che difficilmente vengono portate avanti se non dalla comunità stessa.
È ora che la classe politica, e chi aspira a farne parte, comprenda che le battaglie della comunità LGBT+ sono battaglie per i diritti e per la libertà di ognuno, e in quanto tali devono essere interesse di tutta la società.
È fondamentale, quindi, dimostrare a chi ancora finge di non vedere le nostre battaglie che esiste una comunità che lotta ogni giorno per quelle libertà e quei diritti che dovrebbero essere propri di ognuno, e siamo pronti a farlo scendendo nelle strade di Viterbo, in piazza per il pride.
TusciaPride
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