Tuscania – “Era il ritratto della professione e della dedizione. L’imago della serietà e della forza. Uomo retto e pacifico. Ha speso la vita ad aiutare gli altri. Un guerriero del bene, sempre con il sorriso. Sapeva parlare e ascoltare”. Amici, colleghi e pazienti ricordano Alireza Hafez Taghva, il medico di famiglia e chirurgo specializzato in malattie del fegato morto sabato mattina dopo un colpo di pistola in faccia.
Alireza Hafez Taghva
“Un bravo medico e brav’uomo”. “Un uomo e medico non comune, amante delle persone e della vita”, sottolineano due sue assistite. È straziato dal dolore Stefano Scatena, psicologo e psicoterapeuta. “Alireza era il mio medico di famiglia, amico e collaboratore – scrive in un messaggio su Facebook -. Era per me il ritratto della professionalità e della dedizione. L’imago della serietà e della forza. Era cintura nera di karate. Giovane, pronto. Quando mi diceva che aveva 60 anni io pensavo sempre che non poteva essere possibile, che l’età anagrafica davvero nella vita di una persona c’entra poco. Dipende come tratti il tuo corpo. Per me aveva 35 anni”.
Scatena e Taghva collaboravano da anni. “Non so nemmeno quante persone abbiamo salvato dalla fine – afferma lo psicologo e psicoterapeuta -. In tre minuti ci consultavamo con un’efficienza straordinaria. Un esempio di come si deve collaborare tra medico e psicoterapeuta. Abbiamo vissuto la pandemia insieme. Una guerra letterale nella quale ci sentivamo ogni giorno”.
“Un compagno d’armi – continua Scatena -. Già, le armi. Io le odio. Lui era legato ad esse forse perché aveva combattuto da giovane nella sua terra natale, l’Iran. Non si pensi fosse un fanatico: non ho conosciuto mai un uomo più retto e pacifico. Le armi. Non bisogna averle, non bisogna tenerle. Se una persona sta passando un momento difficile nella vita, e credetemi può capitare a tutti, avere una pistola può essere un’allettante scorciatoia. Io ora sto qui ad arrovellarmi il cervello, attendendo i risultati delle indagini. E lo dico senza remore: spero in un incidente, in una tragica fatalità. Mi consolo che quest’uomo ha speso la vita ad aiutare gli altri, sempre. Quanta tristezza. Ciao Reza – conclude Scatena -. Sempre nel mio cuore, guerriero del bene”.
Alireza Hafez Taghva in tenuta da karate
Ha affidato un suo pensiero a Facebook anche Maria Rita De Alexandris, consigliera comunale quando sindaco era Leonardo Michelini. “Triste perdere chi, per caso e per fortuna, hai incontrato e ti ha saputo parlare e ascoltare. Viaggia in alto Reza”.
Taghva era molto conosciuto e stimato a Viterbo. Aveva lo studio medico in piazza del Teatro, ma suo era anche il negozio di tappeti orientali in via San Lorenzo. 61enne originario dell’Iran, da anni viveva nel capoluogo della Tuscia. Lascia la moglie, dalla quale sembrerebbe si stesse separando.
La tragedia è avvenuta sabato mattina al poligono di tiro di Tuscania, in strada Vetrallese. E a nulla è servito il disperato trasferimento d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle. Non è stato possibile salvare la vita di Taghva.
Carabinieri
Cosa sia successo lo stabiliranno le indagini dei carabinieri coordinate dal pm Massimiliano Siddi. Stando a quanto finora ricostruito, il 61enne sarebbe andato al poligo di tiro con un amico. Sembrerebbe avesse fatto richiesta per il porto d’armi, per cui serve l’idoneità al maneggio delle armi. Ed è per questo che si trovava lì. Poi il colpo di pistola, una Glock semiautomatica calibro 9, con il proiettile che lo ha raggiunto al volto. Più precisamente alla bocca. Ma su questo faranno luce gli esami post mortem previsti per oggi, che chiariranno anche gli ultimi dubbi. Di conseguenza, la procura ha aperto un fascicolo contro ignoti.
Intano appare sempre più probabile la tesi del gesto volontario, ma i carabinieri continuano a non escludere nulla. Tra le ipotesi resta pure quella dell’incidente.
Taghva era anche un maestro di karate. Solo venti giorni fa è stato protagonista di uno stage con il fratello. Quella per le arti marziali, infatti, era una passione che condivideva con la famiglia. Lui era cintura nera 7 Dan e conosciuto in questo settore soprattuto nel Reatino. Il sindaco di Magliano Sabina, Giulio Falcetta, ricorda: “Storico dirigente della polisportiva Maglianese, maestro molto amato del settore karate. Davvero una brutta notizia per la nostra comunità. Personalmente sono cresciuto in palestra assistendo ai suoi allenamenti mentre aspettavo l’inizio del corso di pallavolo. Ero sempre affascinato dalla tranquillità e forza che trasmetteva. Mi sono sempre sentito onorato di aver guadagnato il suo rispetto. Mi dispiace davvero tanto, un forte abbraccio a tutta la famiglia”.
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