Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L’irriverente

Daje! Non è politica. È Viterbo

di Renzo Trappolini
Condividi la notizia:

Viterbo – Per quanto irriverente, il titolo non è di chi scrive, ma adattato alla costatazione postuma di Ignazio Marino, ex sindaco di Roma, dopo le “coltellate” vibrategli di fronte a notaio per sloggiarlo dal  Campidoglio. Sei anni dopo, anche il sindaco di Viterbo è caduto per mano di amici dai quali non si era guardato abbastanza e di nemici cui pure avrebbe dovuto provvedere, secondo saggezza popolare. Ma era sotto Natale.


Renzo Trappolini

Renzo Trappolini


Diverse le reazioni dei due. Non dissimili, però, il contesto, le concause, le aspettative. Arena cambia autobus e sceglie la via del ritorno. Ignazio Marino, scrive un libro e va a lavorare negli Stati Uniti. Lo firma “Un marziano a Roma”, raccontando senza riguardi quel che gli è successo e gli hanno fatto, soprattutto gli amici (nel consiglio comunale capitolino non c’erano parentele visibili, altrimenti…) e ripete, citando il film Blade Runner: “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi…”.

Poi, percorse piste, probabili e no, alla ricerca del “mandante” della fine anticipata – che a Viterbo dà origine alle elezioni di domenica – conclude rassegnato, “Daje! Non è politica. E’ Roma”.

Arena non scrive e quindi non dice tutto. Rinvia forse i disvelamenti a dopo le elezioni lasciandoci nell’incertezza. Diversamente dall’ex collega, pure lui professore, ma alla Thomas Jefferson University di Filadelfia dov’è andato ad occuparsi di trapianti di organi, non di politiche.

Se dai fatti similari andiamo ai moventi e alle conseguenze (che per quanto riguarda Viterbo, vedremo), le cose cambierebbero, seppur una qualche analogia sembrerebbe valere tra Roma e la Vetus Urbs di essa più antica come testimoniano i nicchioni di palazzo dei Priori “con i personaggi, dice Scriattoli, della paleogenesi e della protostoria viterbese”. In particolare, Ercole che “avrebbe fondato il primo nucleo sulla collina dove oggi è il duomo”, legato al ricordo del leone da lui ucciso, simbolo della città, la quale, dopo il mito, però, galleggiò tra papi e condottieri, agrari e burocrati, moderni costruttori e turismo di grande potenzialità e inadeguati benefici, clientelismo e sottoocupazione, autoassolvendosi sempre per l’isolamento stradale e ferroviario tanto deprecato quanto mantenuto.

La conclusione amara di Marino per Roma non pare, quindi, stonare con le vicende del capoluogo: ”Nel tempo si è consolidato un sistema di relazioni tra rappresentanza politica e interessi di ogni genere, che attraversa tutti” e tutto.

Grazie ad Antonello Ricci col suo “Tuscia, viaggio in leggìo”, “bricolage creativo” di testi tratti da grandi della letteratura, possiamo trovarne evidenza nell’osservazione di viaggiatori illustri che, meglio di altri, sapevano capire uomini e cose del mondo.
Guido Piovene, nella Viterbo del 1957 colse, infatti, caratteristiche che paiono rimaste tali, se non rimarcate: ”sembra oggi  composta di due città diverse, rimescolate insieme ed il Medio Evo di pietra lotta con il cemento”. Nelle strade, ma pure nella coscienza civile. Quella che dovrebbe servire per votare, appunto, secondo coscienza. Per far girare pagina, chiunque verrà eletto.

Perché va bene, come scrisse Federico Fellini, che “a Viterbo ci sono le fontane, i vecchi alberghi con dentro le luci accese anche di giorno e le campane che battono come risuonassero dentro casa…angoscia e dolcezza”.  Ma da “vitelloni” si è vissuto ormai abbastanza. O no?

Renzo Trappolini


Condividi la notizia:
7 giugno, 2022

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tamponamento-tra-due-auto-sulla-teverina/