Viterbo – “Ho una grande attrazione per il mondo dei neri, quelli che si chiamavano negri. Che è un mondo ampio e infinito. A volte penso se non sia un vantaggio essere neri. O se non sia un vantaggio essere omosessuali…”. Con queste parole l’assessore alla Bellezza di Viterbo Vittorio Sgarbi inizia un video in cui polemizza contro la scelta della soprano Angel Blue di non esibirsi all’arena di Verona in segno di protesta contro il blackface, pratica utilizzata a teatro per consentire ad attori bianchi, truccandosi, di impersonare ruoli di protagonisti neri.
Il riferimento è a uno spettacolo dell’Opera Festival di Verona durante il quale una soprano russa, che vestiva i panni della principessa etiope Aida, si è truccata il volto di nero. Poco dopo è arrivata la denuncia dellasoprano afroamericana Angel Blue, che ha definito “offensiva, umiliante e apertamente razzista” l’uso del blackface e ha deciso di non esibirsi alla manifestazione artistica.
Sull’argomento è intervenuto anche il critico d’arte, che partendo dall’evento specifico è arrivato a delle considerazioni generali. “Ho una grande attrazione per il mondo dei neri, quelli che si chiamavano negri. Che è un mondo ampio e infinito – ha detto Vittorio Sgarbi nel video che ha pubblicato sul suo profilo Facebook -. A volte penso se non sia un vantaggio essere neri. O se non sia un vantaggio essere omosessuali. Che non è soltanto una condizione sessuale o un orientamento di genere, ma una situazione di privilegio e distinzione. È dai tempi di Oscar Wilde, per arrivare a Pasolini, che l’omosessualità è intesa come esaltazione della dimensione intellettuale che uno esprime in quella posizione sessuale”.
Vittorio Sgarbi
“Mi sono chiesto con stupore quali ragioni avesse Angel Blu – ha aggiunto il sindaco di Sutri e assessore alla Bellezza di Viterbo -. Lei dice che la pratica del blackface è offensiva, umiliante e apertamente razzista. Non so se abbia ragione, potrebbe esserlo. Ma nella costruzione di un’opera non dobbiamo avere il sentimento del nostro tempo, rovesciandone il senso”.
“Se un attore bianco dovesse rappresentare l’Otello, il moro di Venezia, si rifiuterebbe di colorarsi il volto di nero? – ha concluso -. O dobbiamo forse cambiarlo nel ‘bianco di Venezia’? In questo paradosso io non soffrirei affatto ad essere nero. E non soffro neanche ad essere bianco. Si può essere rigorosi, ma non fino all’assurdo. Io in compenso, fossi nero, sarei sereno”.
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