Civitavecchia – (p.cas.) – Da tre anni sono “parcheggiati” in alberghi e alloggi popolari della città, ma la vecchia casa e i vecchi mobili sono oramai un lontano ricordo. E’ la situazione paradossale che stanno vivendo gli inquilini della palazzina di via XVI Settembre, in attesa dell’inizio dei lavori da parte di Ater da tempo immemore.
Un progetto che prevede la demolizione e la ricostruzione da zero di due palazzine, anche quella accanto allo stabile sfollato. Tredici famiglie hanno dovuto abbandonare il proprio appartamento perché, secondo una perizia commissionata dall’azienda per l’edilizia residenziale pubblica, la palazzina sarebbe a rischio crollo. Una condizione che viene contestata dai residenti, i quali qualche mese fa hanno anche costituito un comitato.
“Ci sembra strano che il bar, il ristorante e il distributore di benzina della zona continuino tranquillamente ad esercitare la propria attività sotto un palazzo che sta per crollare – afferma il comitato – così come ci sembra strana la recinzione assolutamente inadeguata ad un rischio del genere. Quindi il palazzo probabilmente si può ristrutturare e restituire nel giro di 4/6 mesi ai legittimi assegnatari che potranno così finalmente ritornare nelle case dove hanno vissuto per decenni”. I residenti fanno un appello alla politica locale. “Il comune ci aiuti, nominando un professionista e redigendo una contro perizia. Il sindaco Ernesto Tedesco faccia intervenire i vigili del fuoco. Ci rivolgiamo a tutti i partiti affinché ci aiutino in questa battaglia. La demolizione di un fabbricato dell’Ater non è una questione privata, ma pubblica e riguarda l’intera cittadinanza”.
Il secondo appello invece è rivolto all’Ater stesso. “Provveda per ogni singolo nucleo familiare a trovare all’interno del proprio patrimonio immobiliare o sul libero mercato alloggi vuoti nella stessa zona e della stessa tipologia di quelli lasciati a via XVI Settembre affinché gli inquilini, dopo 42 mesi di attesa, possano riavere i propri mobili, i propri effetti personali, i ricordi di una vita, in modo da ricostituire per quanto possibile l’ambiente domestico e familiare da cui sono stati strappati via nel maggio 2019”.
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