Il carcere di Mammagialla
Viterbo – (sil.co.) – Chi è Niko Pandetta, il trapper siciliano la cui frase “maresciallo non ci prendi” è finita nello striscione appeso due notti fa sul cancello del carcere di Mammagialla? Classe 1991, di Catania, al secolo Vincenzo, Niko Pandetta, che ha esordito come cantante neomelodico, è nipote del boss Salvatore Turi Cappello, al 41 bis dal 1993, cui ha dedicato una canzone. Il video del blitz, che sarebbe stato messo in atto da tre-quattro persone a volto coperto, sarebbe poi apparso sul profilo social di un noto pregiudicato viterbese con precedenti per spaccio.
Niko Pandetta
Campione di concerti annullati, due mesi fa anche a Poggio Mirteto
Niko Pandetta è stato arrestato mercoledì 19 ottobre a Quarto Oggiaro, Milano, perché deve scontare in carcere una condanna definitiva a 4 anni per spaccio più cinque mesi per evasione. Vincitore di due dischi d’oro per il singolo Pistole nella Fendi e per l’album Bella vita è popolare anche in Spagna, ma molti dei suoi concerti sono saltati, annullati per questioni legate all’ordine e sicurezza pubblica. In alcuni casi è stata la questura, in altri gli stessi organizzatori dopo le polemiche suscitate dalle esibizioni del cantante, giudicate discutibili per i suoi richiami espliciti alla criminalità. La frase “maresciallo non ci prendi” è contenuta nella hit “Pistole nella Fendi”. Il questore di Rieti, ad esempio, ha annullato uno show che avrebbe dovuto tenersi a Poggio Mirteto lo scorso 10 settembre.
In classifica il disco uscito dopo l’arresto
Nel frattempo il contestato rapper è attualmente presente con due dischi nella Top 30 degli album più venduti. Venerdì 21 ottobre, pochi giorni dopo l’arresto che ha fatto seguito all’ordine di carcerazione, è uscito il suo nuovo disco, intitolato “Ricorso inammissibile”, distribuito solo in digitale, riuscito a debuttare alla posizione numero 14 della classifica Fimi dei dischi più venduti della settimana. In una recente inchiesta antidroga dei carabinieri di Messina sul traffico tra la ‘ndrangheta dei Nirta del reggino e gli spacciatori messinesi, sfociata a luglio nell’operazione Blanco, è emerso dalle intercettazioni il retroscena di una sua esibizione, accertata dagli investigatori, alla festa per il diciottesimo compleanno del figlio di un boss della ‘ndrangheta di San Luca.
“Da dentro vi darò nuova musica”
Tuta arancione fluo, sneaker alte, il classico look con capelli corti e pizzetto. Appare così nel video dell’arresto, diventato virale sui social. Lo hanno bloccato al semaforo rosso a bordo un’auto guidata da un italiano di 38 anni, con precedenti per falso, residente a Milano. Aveva con sé 12mila euro in contanti: “Ho appena firmato un contratto milionario”, ha detto agli agenti della squadra mobile. Era alloggiato in un b&b. alla Bovisa, insieme al suo manager albanese 33enne. In seguito alla condanna definitiva, Pandetta aveva pubblicato la notizia con dei messaggi sui suoi profili. “Sono abituato agli spazi stretti, alle case piccole, alle celle, alla scena italiana. Quando tornerò là mi porterò il vostro affetto. Da dentro vi darò nuova musica. Uscirò e mi vedrete più forte di prima”, è un altro suo post, seguito da queste parole: “Sono cambiato ma pagherò il mio passato finché ci sarà da pagarlo. Non fuggo più né dalla polizia né dalle mie responsabilità”.
Salvatore Cappello, boss catanese
Canzone per lo zio ergastolano Turi Cappello
Nelle sue canzoni, Niko Pandetta esalta l’omertà, il rispetto, la vita di mafia. Nel 2016, all’inizio della sua carriera scrisse il brano “Dedicato a te” in omaggio allo zio ergastolano, al 41 bis da tre decenni, Salvatore Turi Cappello. Trasferito da L’Aquila a Viterbo nel 2021, in seguito a problemi di salute, Turi Cappello – 65 anni, metà dei quali trascorsi in regime di massima sicurezza – ha indirizzato da Mammagialla una lettera al magistrato di sorveglianza per rimarcare le numerose violazioni dei diritti che avrebbe subito. In un’altra lettera di denuncia, nel 2020, si era rivolto al presidente della repubblica Sergio Mattarella, dicendo “fucilatemi, non voglio più morire tutti i giorni”.
Ordini dal boss al 41 bis a Mammagialla
La moglie del boss Cappello avrebbe tenuto vivi i rapporti tra il capomafia al 41 bis nel carcere di Viterbo e gli esponenti della cosca. Secondo gli investigatori, sarebbe stato l’anello di congiunzione tra il compagno e i vertici operativi a Catania. Dalla sua cella, “zio Turi”, avrebbe continuato a ricoprire il ruolo di capo indiscusso della cosca grazie all’ausilio fedele della donna. In carcere, avrebbe sancito un’alleanza tra la mafia catanese e la ‘ndrangheta di Franco Coco Trovato, uno dei capi più potenti delle cosche calabresi. Cappello avrebbe mandato ordini ai suoi affiliati attraverso fotomontaggi realizzati con un computer e una stampante di cui poteva disporre in carcere.
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