Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale, diffusione di video sessualmente espliciti e maltrattamenti. Rischia di complicarsi ulteriormente la posizione del 48enne indagato per stalking, colpito giovedì dall’aggravamento del divieto di avvicinamento alla sua ex, rafforzato dal braccialetto elettronico.
Decisivi saranno gli accertamenti tecnici disposti venerdì 24 febbraio dal pm sui supporti informatici dell’indagato, nei confronti del quale è stato disposto il sequestro di computer, tablet, smartphone e ogni dispositivo utile a chiarire se si sia reso responsabile di ulteriori reati come lo stupro.
Il 48enne, per cui giovedì è scattato l’aggravamento della misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 300 metri dalla vittima, risulta infatti indagato anche per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e diffusione di immagini e video sessualmente espliciti.
Si tratta di un italiano, dipendente della pubblica amministrazione, che avrebbe costretto la vittima a pratiche sessuali umilianti. Anche mentre veniva ripresa da una webcam, in diretta, davanti agli spettatori di un sito a luci rosse specializzato nella messa in onda di esibizioni dal vivo.
Particolari emersi nel corso delle indagini condotte dal personale della squadra mobile della questura di Viterbo in seguito alla denuncia della ex compagna, assistita dall’avvocato Francesca Bufalini.
Il giudice per le indagini preliminari, continuando l’uomo ad appostarsi sotto casa della vittima, che circa un anno fa ha trovato la forza di lasciarlo, ha disposto su richiesta della procura il rafforzamento del divieto di avvicinamento, imponendo al 48enne l’uso del braccialetto elettronico per il controllo a distanza, di cui è stata dotata a sua tutela anche la parte offesa.
Il pubblico ministero titolare del fascicolo, il sostituto Eliana Dolce, dopo avere disposto il sequestro di tutti i dispositivi informatici riconducibili all’indagato, venerdì ha nominato un proprio consulente per effettuare i necessari accertamenti tecnici.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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