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Viterbo - Firmato in comune il protocollo con 7 istituti del capoluogo - Il progetto vuole dare gli strumenti ai ragazzi per superare conflitti e dipendenze

Una rete delle scuole dell’empatia per combattere il disagio giovanile

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Viterbo – Rete delle scuole dell’empatia per combattere conflitti e dipendenze nei giovani. Un progetto ambizioso che parte da Viterbo, per ora nei sette istituti che fanno capo all’amministrazione comunale, le cui ambizioni territoriali sono ben altre, estendersi agli altri della provincia, ma anche nel resto del paese e in Europa.


Rete della scuole dell'empatia - La firma del protocollo

Rete della scuole dell’empatia – La firma del protocollo


“Una pietra miliare – osserva la sindaca Chiara Frontini stamani in sala del consiglio per la sottoscrizione con 7 istituti del capoluogo – di un percorso che vogliamo sia il più possibile duraturo ed esca dai nostri confini. Parte da Viterbo e mira a creare una rete nazionale dell’empatia, così da gestire emozioni, evitare conflitti.

Competenze imprescindibili da fornire ai giovani affinché siano meglio equipaggiati a gestire emozioni anche quando usciranno dalle classi”. In sala i rappresentanti degli istituti scolastici, delle forze dell’ordine, oltre a Rosanna Schiralli e Ulisse Mariani, professionisti impegnati in un progetto che parte non da oggi, ma costruito in venti anni e sperimentato con successo.


Chiara Frontini e Rosanna Giliberto

Frontini e Giliberto


“La consigliera Rosanna Giliberto e la consigliera Francesca Pietrangeli che hanno contribuito – sottolinea Frontini – sotto il profilo umano e professionale a concretizzare l’iniziativa”.

Rosanna Schiralli, psicologa e psicoterapeuta, è impegnata da tempo nel progetto che oggi vede l’avvio.

“Una battaglia che va avanti da più di venti anni – osserva Schiralli – dopo tanti fallimenti nel bussare ad amministrazioni che non hanno accolto l’invito. Oggi siamo grati che sia accaduto.


Rete della scuole dell'empatia - La firma del protocollo


Venti anni fa ci ponevamo domande sull’assenza di entusiasmo da parte dei giovani, ma non avevamo risposta. Oggi un giornalista svizzero ho letto che parla dei ragazzi che stanno male, aumentano i suicidi, ma la causa non è individuata nella pandemia, che semmai può solo avere acceso una luce, nel silenzio delle istituzioni”.

Empatia perché: “Se nel mondo ci fosse empatia, non ci sarebbero guerre o ingiustizie”. Il percorso che riguarderà alunni e studenti è articolato: “Non si tratta di educazione all’emozione – spiega Schiralli – ma di agire sul cervello dei nostri figli, anche se quest’espressione può apparire pesante. La formazione si completa a 22 anni e dipende dalla relazione emotiva che i giovani hanno con gli adulti di riferimento. Noi puntiamo a incidere affinché possa svilupparsi nel miglio modo.

Questi giovani nel loro cammino incontreranno la droga, ad esempio. Ma col bagaglio che si sono costruiti, saranno in grado loro stessi di dire no, io ho altro. Quello che proponiamo non sono parole, c’è una base, non si tratta di quattro giochetti che si fanno in casa”.


Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli

Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli


Tecniche che gli insegnanti possono usare per costruire empatia. “Ci siamo accorti – osserva il suo collega Ulisse Mariani – che prevenzione e disagio giovanile sono due concetti vuoti. La prima si fa poco e del disagio se ne parla in modo distorto.

Questo nostro progetto è già stato sperimentato, se funziona possiamo dire no al bullismo, alle aggressioni, i ragazzi sono più attenti. Tre università hanno aderito, San Raffaele, Federico II di Napoli e L’Aquila.


Rete della scuole dell'empatia - La firma del protocollo


A Viterbo l’abbiamo sperimentato con la Canevari nel capoluogo e la Pio Fedi a Vitorchiano. Abbiamo riscontrato un livello di cortisolo abbattuto, maggiore serenità, un sistema immunitario più forte, maggiore competenza ed empatia. Riescono a risolvere da soli i conflitti”. Insomma: “Un vaccino per l’empatia dei giovani”.

Una rete da estendere, come ha sottolineato la consigliera Giliberto. I sette istituti comprensivi che hanno firmato il protocollo sono solo il primo passo: “Di un processo virtuoso che pone l’empatia come interruttore sociale e può dare i suoi risultati non solo nei ragazzi, ma anche nella formazione del corpo docente”.

Giuseppe Ferlicca


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8 febbraio, 2023

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