Viterbo – “Rivolte, aggressioni e carichi eccessivi. Le condizioni di lavoro del personale di polizia penitenziaria del carcere di Viterbo non sono più sostenibili. Per questo motivo dichiariamo lo stato di agitazione di tutti i lavoratori”. A deciderlo sono i sindacati della polizia penitenziaria dell’istituto Mammagialla, questa mattina in piazza del comune, città dei papi.
Viterbo – I sindacati della polizia penitenziaria in piazza
“Ci riserviamo anche – proseguono i sindacalisti in piazza – di indire una manifestazione di protesta, sempre a Viterbo, che farà seguito alla manifestazione regionale del 27 marzo davanti a Regina Coeli, per evidenziare il nostro legittimo dissenso e forzare lo stagnante e perdurante immobilismo”.
Le sigle sindacali questa mattina in piazza: Sappe, Sinappe, Osapp, Uilpa, Uspp, Fns Cisl ed Fp Cgil. A rappresentare i segretari generali Luca Floris (Sappe), Maurizio Orlandi (Fns Cisl), Felice Maffettone (Sinappe), Mirco Petroselli (Osapp), Raffaele Petrella (Fp Cgil), Mauro Bernabucci (Uspp), Salvatore Carrano (Uil penitenziari).
“Chiediamo – aggiungono – un incontro con il prefetto, una visita del ministro, del sottosegretario con delega alla polizia penitenziaria, del capo del Dap, e comunque qualcuno che ci ascolti e che finalmente abbia davvero a cuore la risoluzione della tensione che esiste all’interno del penitenziario”.
Viterbo – I sindacati della polizia penitenziaria in piazza
Le problematiche evidenziate dai sindacati. “La prima, la gestione penitenziaria a Viterbo sta compromettendo seriamente la sicurezza dell’Istituto, vista l’escalation di episodi gravissimi che lo vedono coinvolto, oramai, con cadenza quotidiana. Accadono rivolte, aggressioni al personale penitenziario e a quello dell’area sanitaria. Il personale di polizia penitenziaria è stato lasciato solo senza avere modo, quantomeno, di poter arginare tale incombenza. Il personale è demotivato, stanco e mortificato. I poliziotti quotidianamente rischiano la propria incolumità, senza mezzi di difesa, vittime di aggressioni spesso violente e cruente. Il tutto in un clima di preoccupante immobilismo, poiché la mancanza di trasferimenti di detenuti, anche in ambito regionale, dei più violenti e facinorosi sta alimentando una diffusa sensazione di impunità tra la popolazione detenuta, sempre più difficile da gestire e contrastare”.
“La seconda, una grave carenza dell’organico di polizia penitenziaria che comporta estenuanti turnazioni, perché costretti a coprire più posti di servizio contemporaneamente, con sovrabbondanti e insostenibili carichi di lavoro. L’istituto penitenziario e il nucleo traduzioni sono ai limiti del collasso, con carichi di lavoro non più fronteggiabili con gli attuali organici, ben al di sotto delle piante organiche già sottodimensionate, con inevitabili ripercussioni sulle pessime condizioni lavorative e organizzative dei poliziotti penitenziari. C’è poi un eccessivo ricorso al lavoro straordinario, talvolta senza la necessaria copertura finanziaria, che ormai è diventata la regola per fronteggiare la costante emorragia di personale e l’esponenziale aumento dei carichi di lavoro. Il personale non è più proprietario del suo quotidiano, sa quando inizia la giornata lavorativa e non sa a che ora tornerà a casa dai propri affetti, non essendo più padrone di pianificare la sua vita privata”.
Viterbo – I sindacati della polizia penitenziaria in piazza
“Il quarto punto riguardante le problematiche del carcere di Viterbo – continuano i sindacati – è l’inefficacia della sanità penitenziaria, povera di risorse umane, mezzi e strumenti diagnostici, che si ripercuote inevitabilmente sull’organizzazione del lavoro a causa delle sistematiche visite urgenti dei detenuti presso la struttura ospedaliera. Visite che spesso e paradossalmente sono dichiarate urgenti la sera prima per poi rilevarsi codice bianco al pronto soccorso. Tutto questo si somma alle innumerevoli visite o accertamenti diagnostici ordinari. La naturale conseguenza dell’inefficienza dell’assistenza sanitaria in carcere e il considerevole aumento di eventi critici e delle aggressioni ai danni del personale. I poliziotti penitenziari sono poi spesso vittime di detenuti psichiatrici ristretti in articolazioni inadeguate alle patologie da cui sono affetti a seguito della chiusura degli Opg e del fallimento dell’istituzione delle Rems, poche e non adeguate alla ricezione dei detenuti ivi assegnati”.
Dopodiché “un intero reparto, quello delle Mvc, oggi in forte crescita numerica, infatti i collegamenti video sono aumentati vertiginosamente dopo lo stop del Covid, che lavora in ambienti con condizioni di salubrità chiaramente compromessa. Abbiamo segnalato alle autorità competenti situazioni che da sole dovrebbero causare la chiusura del reparto. Lavorando in quelle condizioni ci si ammala con sicurezza matematica. Mancano i bagni, l’areazione, la luce naturale, si tratta di uno scantinato, ma in compenso sono presenti muffe, umidità e impianti elettrici scoperti. Un vero e proprio disastro. Un locale inagibile”.
Infine, “il 10 marzo hanno ricoverato una detenuta in carico in un istituto umbro al reparto Spdc dell’ospedale di Belcolle, in corsia. Non appartiene a Viterbo ma il personale di piantonamento grava sulle donne del reparto. Non solo i problemi dell’istituto ma anche quelli degli altri a gratis. Tra l’altro il personale impiegato viene inviato all’ospedale con i mezzi propri, lasciato senza pranzo o cena e con turni di 8 ore in via ordinaria. Non è accettabile”.
Daniele Camilli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY