Viterbo – (sil.co.) – Domenica pomeriggio è stata arrestata dalla polizia perché avrebbe accoltellato al polso e graffiato in faccia il compagno, un coetaneo finito in ospedale con una prognosi di 40 giorni. Ieri ha negato tutto, dicendo di essere lei la vittima.
Il giudice Alessandra Aiello, dopo aver ascoltato la versione della donna, ha disposto per lei il divieto di dimora a Viterbo, convalidando il fermo e confermando le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni gravi e resistenza a pubblico ufficiale. Ha quindi concesso i termini a difesa chiesti dall’avvocato Ilaria Bertocci, rinviando a luglio il processo per direttissima.
L’arrestata, una 52enne d’origine siciliana, è comparsa in tribunale dopo una notte in camera di sicurezza, raccontando la sua versione dei fatti nel corso di un’udienza particolarmente concitata, durante la quale, in stato di forte agitazione, ha replicato alle accuse incolpando la presunta vittima, che a detta sua già in precedenza avrebbe più volte tentato di ucciderla, compreso domenica quando si sarebbe armato di coltello e glielo avrebbe puntato alla pancia e allo stomaco.
Saputo del divieto di dimora la 52enne, già colpita dal foglio di via in precedenza, ha dato in escandescenze insultando giudice che ha trasmesso gli atti in procura per oltraggio.
La polizia è intervenuta nel pomeriggio di domenica 7 maggio presso un’abitazione del capoluogo. Lei si sarebbe soltanto difesa. “Puntavo agli occhi, con con l’intento di fargli cadere il coltello per levarglielo – avrebbe detto, ammettendo solo di averlo graffiato al volto – poi sono corsa a chiamare i soccorsi dalla cabina armadio dove avevo nascosto un cellulare, mentre lui scappava”. Non sarebbe stata lei a procurargli i tagli al polso. “La sera prima era andato a prostitute, fa uso di stupefacenti”, avrebbe proseguito.
“Ho reagito per istinto di sopravvivenza – avrebbe sottolineato, dicendosi vittima del convivente – lo mantenevo io, lui era ai domiciliari, voleva sempre più soldi, ha tentato più volte di uccidermi, mi ha presa per il collo, ho testimoni che mi ha lanciata per le scale. Non so come faccia, ma riesce sempre a rigirare la frittata a suo favore”.
La 52enne sarebbe nota alle forze dell’ordine per precedenti analoghi. Insistendo di essere lei la parte offesa, se la sarebbe presa anche con gli operanti: “Li avevo chiamati già la mattina ma sono venuti e andati via, mi hanno lasciata sola con lui invece di aspettare che facessi i bagagli, c’è stata omissione di soccorso. Quando li ho richiamati nel pomeriggio, mi hanno aggredita, insultata, presa per i capelli, tenuta per ore senza cibo e acqua”.
È finita con la convalida dell’arresto e la misura cautelare dell’allontanamento da Viterbo.
– Accoltella il compagno, arrestata dalla polizia
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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