Viterbo – “Dignità, qualità e libertà sono i principi su cui si fonda l’amore”. 45 anni fa, il 25 giugno del 1978, Piazzaveniva ordinato sacerdote e, sempre il 23 giugno, ma del 2013, vescovo di Sessa Aurunca. Da dicembre dello scorso anno è invece ai vertici della diocesi di Viterbo.
Il vescovo Piazza
Questa mattina la celebrazione dell’anniversario con una messa al Ceis della Quercia, il centro italiano di solidarietà e recupero delle dipendenze, a tre giorni dalla Giornata internazionale contro l’abuso di droghe e il traffico illegale di droga voluta dalle Nazioni unite nel 1989.
“In pochi mesi – ha detto don Alberto Canuzzi del Ceis, prima che iniziasse la messa – il vescovo Piazza ha sconvolto la diocesi con uno stile di presenza che apre alla comunione e sollecita la comunita’”.
Don Alberto Canuzzi
“Ognuno di noi è un’opera grande di Dio – ha poi proseguito il vescovo nella sua omelia -. In qualunque situazione di difficoltà ci dovessimo trovare, la disposizione del cuore apre sempre all’esercizio della libertà che è il fondamento per riprendere quelle cose che ci siamo trovati a disperdere. Dobbiamo ripartire dalla signoria di se. Nessuno è inutile in questa nostra vicenda umana”.
Ad ascoltare il vescovo, tante le persone. Accanto a lui l’ex vescovo Lino Fumagalli. Ci sono anche il deputato Mauro Rotelli, i consiglieri regionali Enrico Panunzi e Daniele Sabatini, l’assessora comunale alle politiche sociali Patrizia Notaristefano e i consiglieri comunali Paolo Moricoli e Alessandra Troncarelli. Con loro Luigi Pagliaro, di Slow Food Lazio, in veste di collaboratore del Ceis.
Orazio Francesco Piazza e Lino Fumagalli
“Due i motivi che accompagnano la celebrazione – ha spiegato Orazio Francesco Piazza -. Gratitudine a Lino Fumagalli che mi ha consegnato una realtà operosa e viva. Gratitudine ai sacerdoti e alle istituzioni con cui ho stabilito subito un dialogo concreto con responsabilità distinte ma coese. Infine, gratitudine nei confronti del Ceis, una comunità capace di camminare nell’amore e nella serenità”.
“In ciascuno di noi – ha aggiunto Piazza – è coltivata la stilla di un’opera di vita. Qualunque cosa accada possiamo sempre rialzarci anche quando la realtà non corrisponde alle nostre aspettative. Perché la realtà è fatta di tante libertà. Per questo la disposizione del cuore deve essere mirata, orientata. Dobbiamo avere dei punti di riferimento, perché dobbiamo riprendere il cammino”.
“Le lacerazioni interiori scavano abissi nell’anima. Ecco l’importanza della comunità e dei riferimenti che abbiamo accanto a noi. È uno di questi è l’istituzione”.
“L’istituzione giusta – ha concluso infine il vescovo – è quella che opera affinché la propria felicità possa essere realizzata. L’istituzione giusta è quella che si fa trovare pronta a sopperire alle difficoltà tenendo conto che ognuno di noi ha diritto alla propria autodeterminazione”.
Daniele Camilli
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