Viterbo – (sil.co.) – “Te do una papagna”, avrebbe detto con linguaggio colorito agli scolaretti, minacciandoli di assestargli uno schiaffo se non le avessero ubbidito.
È comparsa ieri mattina davanti al gip Rita Cialoni del tribunale di Viterbo la maestra di un asilo della Tuscia sospesa per 12 mesi dalla professione in seguito all’accusa di maltrattamenti aggravati ai danni di piccoli scolaretti, di età compresa tra i 3 e i 5 anni, ripresi dagli investigatori grazie a delle telecamere nascoste che nel giro di 30 giorni hanno inchiodato l’indagata alle sue responsabilità.
La maestra, che per alcuni genitori sarebbe stata “dolcissima”, secondo altri si sarebbe distinta se non per veri e propri comportamenti “discriminatori”, quanto meno per favoritismi nei confronti degli scolaretti prediletti.
La donna, una 63enne originaria del settentrione – che poteva scegliere tra rilasciare spontanee dichiarazioni, rispondere alle domande del giudice o avvalersi della facoltà di non farlo – assistita dai difensori, si è trattenuta per circa un’ora presso gli uffici del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino, dove si è tenuta l’udienza finalizzata all’interrogatorio di garanzia, in seguito all’accoglimento della richiesta di misura cautelare della procura.
Maltrattamenti all’asilo – La maestra in aula
Tutto è nato dalle segnalazioni di alcuni genitori e della dirigente scolastica dell’istituto. In seguito a più denunce che si sono succedute nel tempo, a carico della docente sarebbero stati aperti dalla procura due fascicoli, assegnati ai sostituti Michele Adragna e Paola Conti, che hanno coordinato le indagini dei carabinieri.
Si sarebbe proceduto sia ascoltando i potenziali testimoni, sia attraverso le intercettazioni ambientali audio e video, autorizzate dal tribunale su richiesta della procura della repubblica per chiarire se la condotta della maestra in classe fosse penalmente rilevante, dal momento che al riguardo ci sarebbero state dichiarazioni fortemente contraddittorie. Appunto da “la maestra è dolcissima” a “discrimina gli alunni”. I filmati hanno chiarito i dubbi, portando all’emissione della misura.
Sarebbero finora otto le parti offese. Pronte a costituirsi parte civile in caso di processo le famiglie dei minori, mentre altri genitori si starebbero presentando nel frattempo agli investigatori, denunciando casi analoghi di presunti maltrattamenti a danno dei figli. Per cui è probabile che il numero della parti nei prossimi giorni possa aumentare.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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