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Viterbo - Donna denuncia maltrattamenti per quindici anni - Ieri il rinvio a giudizio dell'ex nappista

Violenze dal marito e dagli amici, ex terrorista a processo

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – Botte. Insulti. Violenze sessuali dal marito e dai suoi amici. Una “prigionia” durata per quasi quindici anni, finché non si è fatta forza e ha denunciato il suo uomo.

Il processo a lui, settantenne con un passato nei Nap (Nuclei armati proletari) e quattordici anni di carcere alle spalle, inizierà a ottobre. 

Lo ha deciso il gup del tribunale di Viterbo Francesco Rigato, che ieri lo ha rinviato a giudizio.

Il settantenne risponderà di lesioni, stalking, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia che sarebbero iniziati nel ’98. Così, almeno, si leggerebbe nelle denunce sporte dalla quarantenne a partire dal 2012, quando ha trovato il coraggio di separarsi dal marito. 

La vicenda è stata riepilogata ieri, durante la discussione a porte chiuse in tribunale. Ai carabinieri, la donna denunciò ripetuti abusi sessuali non solo da parte del marito, ma anche di suoi conoscenti, con i quali sarebbe stata costretta ad avere rapporti. In un primo momento, questi ‘amici’ del marito sarebbero stati anche iscritti nel registro degli indagati, poi archiviati per il troppo tempo trascorso.

L’avvocato della donna, Cinzia Luperto, ha parlato di “contorno agghiacciante”: la sua assistita viveva nel terrore, tra insulti di ogni genere e minacce. Una tra tante: “Io ti ho creato, io ti levo da questo mondo”. Lui l’avrebbe incolpata di avere amanti inesistenti. Costretta a passare interi periodi barricata in casa. “Un calvario – per il legale di parte civile – che mai nessun risarcimento potrà ripagare”. 

La difesa, rappresentata da Giuseppe Picchiarelli e Anna Paradiso, sostiene che la signora si sia contraddetta più di una volta. Lei stessa sarebbe l’unica ‘testimone’ dei presunti maltrattamenti del marito: l’amica, ascoltata in fase di indagini, avrebbe detto di esserne venuta a conoscenza perché lei glieli raccontava, ma di non aver mai assistito a episodi particolari. Quanto al figlio, avrebbe parlato di offese e percosse reciproche, raccontando di una volta in cui vide il padre sanguinare al braccio, dopo l’ennesima discussione.

A ottobre, il processo.


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27 marzo, 2015

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