![]() Il sindaco Giulio Marini |
– “Ce la giochiamo fino all’ultimo voto”.
Per Giulio Marini quella delle elezioni è una partita aperta, perché il popolo del centrodestra non ha “abbandonato il Pdl” che anzi ha buone possibilità di farcela sia in Parlamento che in Regione.
Intanto Marini annuncia: dopo le elezioni politiche e regionali si dimetterà da coordinatore provinciale del Pdl:
“E’ una decisione su cui stavo meditando da tempo e da tempo l’avevo sottoposta al partito – spiega Marini – però finora sono sempre mancate le condizioni opportune per poterlo fare. Adesso ritengo che siano maturate ed è anche giusto che io fino a maggio mi dedichi s fare il sindaco senza altri pensieri”.
Il sindaco ne ha per tutti: dal Pd che ha cantato vittoria troppo presto a Grillo che resta un comico che fa solo comizi, passando per Storace che invece è un ottimo politico e un candidato esperto.
Quali sono le priorità per l’Italia?
“Lavoro per i giovani – risponde il sindaco senza esitazioni -. Bisogna cambiare la strategia attuale e sacrificarci per i nostri ragazzi come si fa in una famiglia. Dobbiamo tagliare i privilegi e gli sprechi per investire su un cambiamento strutturale”.
Cosa intende?
“Puntare sulle infrastrutture, la modernizzazione e i centri di eccellenza culturale per richiamare risorse economiche da destinare a chi ha forza giovane da mettere in campo”.
Come giudica i toni della campagna elettorale?
“E’ stata molto mediatica, innanzi tutto per il periodo, visto che è febbraio, e poi perché doveva andare a colpire la sensibilità degli italiani nei temi che hanno più a cuore e raccogliere il loro consenso. Dopo le elezioni ci sarà una lettura diversa della politica nazionale, anche se l’esito rischia di ripetere il risultato del 2006 con un parlamento in forte equilibrio di rappresentanze politiche. Tutto si gioca sul fino di lana”.
Non le pare, però, che il centrodestra sia rimasto un po’ nell’ombra?
“Non mi risulta. Sia Francesco Battistoni che Daniele Sabatini e Franco Simeone hanno battuto la provincia e sono andati sul territorio, coinvolgendo la gente. Forse non hanno fatto troppe comunicazioni stampa sulle iniziative che hanno promosso. I candidati però si sono mossi”.
Questa poca visibilità avrà ripercussioni sul risultato elettorale?
“No, perché i nostri candidati sono andati dagli elettori e tra la gente. Non si sono comportati diversamente dagli altri, l’unica differenza è che non hanno comunicato con note ufficiali”.
Cosa ne pensa delle dichiarazioni di Berlusconi che ha promesso di restituire l’Imu agli italiani?
“Sono contento che Berlusconi si sia allineato alla mia impostazione – afferma ridendo -. Ho avuto il coraggio di votare contro il decreto Salva Italia andando contro le indicazioni del partito. Lì per lì mi sembrava di aver tradito il mio schieramento. Alcuni giorni più tardi, però, Berlusconi, ha chiesto a noi parlamentari di comprenderlo perché la sua decisione di sostenere il provvedimento dipendeva da una parola data al presidente della Repubblica. Con le dichiarazioni attuali, la storia mi ha dato ragione sull’iniquità della manovra che non ha portato benefici”.
Qual è l’avversario che teme di più?
” Il Pd, secondo me, ha avuto fretta e da troppo tempo immagina la vittoria. L’elettorato di centrodestra non ha abbandonato il Pdl. Anzi, c’è un ritorno di fiamma e credo ce la giocheremo fino all’ultimo voto che – esita – chissà non sia nostro”.
Molti elettori, specie del Pdl, dicono di voler votare per Grillo. Cosa ne pensa del voto di protesta?
“Con tutto il rispetto per gli elettori e gli appartenenti al Movimento a 5 stelle, credo che una cosa sia fare propaganda elettorale e un’altra sia governare a tutti i livelli, dal Parlamento al Comune”.
Che idea si è fatto di Grillo?
“Grillo è un comico italiano che non ha fatto politica appieno, ma solo campagna elettorale. E’ riuscito a surriscaldare degli animi che la crisi economica aveva già acceso, ma da qui a governare un paese o una Regione ce ne passa. L’inesperienza non è sempre positiva, perché a volte diventa improvvisazione. Senza un minimo di conoscenza è difficile amministrare una città o applicare un regolamento parlamentare”.
Cosa ne pensa di Francesco Storace candidato alla Regione?
“E’ un ottimo politico e rappresentante delle istituzioni. Dal punto di vista della capacità, della conoscenza e dell’esperienza è ineccepibile. Ricordo diversi scontri tra me e lui sulla difesa del Viterbese, ma ricordo ancora di più quando nel 2006 fui votato alla presidenza del Senato e il primo ad alzarsi dallo scranno per l’applauso fu lui. Per me è stato un grande gesto dal punto di vista umano, una magnifica riappacificazione”.
Ma dunque il Pdl non aveva un nome abbastanza efficace da opporre al candidato del Pd Nicola Zingaretti ed è dovuto ricorrere alla Destra?
“In questa corsa elettorale, non c’era la preparazione necessaria a esprimere un nome e quindi il partito ha scelto di investire le sue aspettative su un candidato esperto”.
Il fatto che Storace abbia punti di distacco da Zingaretti la preoccupa?
“Aveva – precisa lapidario Marini -. Aveva e non li ha più. Inoltre non sono così certo che Storace nell’ultima settimana non recuperi. Lui è un politico vero che sa lottare fino in fondo e sono convinto che lo farà”.
Come giudica invece la nascita di Fratelli d’Italia?
“E’ stata un’operazione strategicamente intelligente. Il movimento di Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Ignazio La Russa, si è messo in competizione con la Destra e il Popolo della libertà a cui fino a qualche tempo fa faceva riferimento. Ora, invece di colpire con un solo schieramento, abbiamo una squadra con più forze che cercano di coinvolgere un elettorato più ampio”.
Si candiderà al Comune?
“E’ ancora presto per dirlo – glissa -. Passate le elezioni faremo un approfondimento programmatico con le forze di centrodestra e, sulla base dei risultati portati a termine in questi cinque anni, faremo le debite valutazioni”.
Da parte sua c’è comunque disponibilità?
“Nel 2008 il partito mi ha chiesto di candidarmi e l’ho fatto con convinzione. Ora, sulla base di quello che è stato realizzato, vedremo se ci sarà la volontà di sostenere una mia ulteriore candidatura. Se così sarà andremo avanti, altrimenti cercheremo un altro candidato”.
Quali sono le strategie da mettere in campo per le alleanze?
“Innanzi tutto dovremmo allargare il raggio d’azione, senza isolarci, ma aprendo ad altre forme di società civile. Prima di fare un’operazione di questo tipo serve però illustrare i risultati dell’amministrazione”.
E come vede una coalizione Pdl-Udc con candidato centrista?
“Non è assurdo o da escludere. Non si tratta di una battaglia sul candidato a sindaco, ma sui programmi”.
Filippo Rossi sindaco di Viterbo?
“E’ una sua scelta. Di lui non condivido certe uscite. E’ ridicolo oggi pensare di dire che non siamo stati bravi. Siamo la prima amministrazione del dopoguerra che investirà venti milioni di euro sul centro storico, stiamo portando a termine tutti i progetti avviati a partire dal recupero di Sallupara all’approvazione di tre impianti termali. Lo stesso vale per il bilancio comunale”.
Si spieghi?
“Anche se Monti ha fatto di tutto per massacrarci la vita, l’amministrazione ha raggiunto un buon equilibrio di bilancio e questo non lo dico io in quanto sindaco. Le mie affermazioni sono sostenute da alcuni risultati come il premio sul patto regionalizzato del 2010 o la menzione del ministero delle Finanze nel 2011 per quello di stabilità”.
Ma lei ce lo vede Filippo Rossi a Palazzo dei Priori?
“I suoi programmi molto spesso sono simili ai nostri. E quindi dov’è la novità – si domanda scettico -. Sulle persone? – ripete interrogativo -. Su quelle bisogna raccogliere i voti della gente e vedere, quindi in bocca al lupo a tutti”.
Paola Pierdomenico
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