– “Una bugia le sarebbe stata fatale. Simonetta Cesaroni, nel tentativo di tenere a sé in fidanzato Raniero Busco, pronto a partire per una vacanza da single, le avrebbe detto di essere incinta. Non era vero e non era la prima volta che le mentiva. Ma questo basta per trovare il movente”.
Sarebbe questa, secondo Igor Patruno, il giornalista che ha raccontato al Sal8 delle 6 gli sviluppi del processo per il delitto di via Poma, la linea della requisitoria che terrà il pm in aula il prossimo 29 novembre. Tra questa motivazione, però, e la verità, secondo l’autore de “La ragazza con l’ombrellino rosa” c’è un abisso.
Troppe inesattezze, troppi particolari non verificati e un’analisi scientifica che, dopo venti anni, non può più dare risultati certi e incontrovertibili.
“Oggi tutti parlano dello scandalo dei curiosi di Avetrana – ha precisato Patruno, incalzato dalle domante di Bottone – ma nessuno si ricorda che nell’agosto del ’90 c’era un via vai di curiosi anche maggiore, anche in quella occasione fu chiusa al transito la strada”. Corsi e ricorsi storici.
Nel libro Patruno, dopo aver fatto un importante lavoro di ricerca, che forse non è stato fatto nemmeno dagli investigatori, riporta alcuni particolari che mettono in serio dubbio il processo che si sta svolgendo a carico dell’ex fidanzato. Importante la testimonianza di una donna che ricorda di aver visto, verso le 20,30, due sconosciuti in cortile, lei molto agitata e lui che cerca di tranquillizzarla. Chi erano?
Non lo sapremo mai, come non sapremo mai chi pulì perfettamente la scena del delitto, e il suicidio del portiere Pietrino Vanacore lascia un vuoto ormai incolmabile. La linea dell’accusa sembra certa che proprio il portiere, trovata Simonetta ormai morta, temendo che potesse essere coinvolto qualche potente della Roma bene, magari presente nello stabile, si affrettò a pulire.
“Certamente non poteva essere stato Busco – aggiunge Patruno – perché se si trattò di omicidio d’impeto, Raniero non sarebbe mai fermato a pulire perfettamente con la varechina”. Ma secondo il pm il portiere avrebbe agito pensando di fare un favore ad altri. E sono molte le figure che gravitano intorno al palazzo, che coinvolgo alti magistrati, figli di avvocati, commercialisti, alcuni entrati per qualche attimo nell’inchiesta, altri mai sfiorati.
Un incontro interessante, che ha attirato l’attenzione del pubblico, tra cui era seduto l’assessore Danti, in veste di avvocato, che ha affermato, riferendosi al processo Busco: “Meglio cento assassini fuori che un innocente in carcere”. Al termine Patruno ha provato a fornire il suo identikit dell’assassino: “Chi ha ucciso Simonetta è una persona malata, che lei aveva conosciuto da poco, fuori dal suo ambiente, e molto probabilmente frequentava o abitava quel palazzo. E non sta pagando per quello che ha fatto”.
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