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L'opinione di un candido democristiano - Trappolini tira le orecchie al ferroviere del Pd: Sposetti

Dell’aeroporto nun ne parlamme cchiu’

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

– Ci sono o ci fanno quelli che si meravigliano perché il presidente di Confindustria Lazio, Maurizio Stirpe, ha detto che senza investimenti l’aeroporto a Viterbo non si farà e che oggi i soldi ci sarebbero solo per il raddoppio di Fiumicino?

Passino, tra i responsabili politici (ma c’è anche chi tace) i due M del Pdl, Marini e Meroi dai nomi di grande appeal romano, Giulio come Cesare e Marcello come il console fiero suo oppositore citato da Dante nel Purgatorio (al collega romano di partito, il sindaco Alemanno, rinunciare all’indotto di Ciampino non è mai andato giù).

Loro non hanno tra le letture preferite l’Unità. Ma Ugo Sposetti, che la fece pur rimettere in sesto finanziario dopo i debiti Pci, l’avrà letta il 16 dicembre 2007.

Quando, passati meno di venti giorni dall’annuncio del presidente Marrazzo dell’indicazione ministeriale di Viterbo per ampliare il sistema aeroportuale laziale, fu intervistato dal giornale che fu dei lavoratori il presidente dell’Unione Industriali Romani, Luigi Abete, il quale disse “il vero problema è chi e come farà gli investimenti”.

Insomma, ieri come oggi questione di soldi. Ne aveva d’altronde parlato chiaro nella prima riunione della cabina di regia, il 23 ottobre 2008, Fabrizio Palenzona, il presidente di AdR, la società predestinata alla concessione dello scalo di Viterbo, ritenendo propedeutico ad ogni ragionamento l’aumento delle tariffe aeroportuali.

Con Palenzona, il 24 settembre 2009, si incontrarono Sposetti e l’allora presidente della Provincia Mazzoli, poco dopo che un emendamento dello stesso Sposetti, accolto nella legge n.102 del 3 agosto, aveva aperto la strada proprio all’aumento delle tariffe. Il quale, però, servirà ad ampliare Fiumicino. Fu comunque “ribadita piena sintonia reciproca”.

Allora, per favore, dell’aeroporto a Viterbo (fatte sempre salve iniziative private finanziariamente credibili), facciamo come canterebbe Paolo Conte: Nun ne parlamme ‘cchiù!

Renzo Trappolini


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20 novembre, 2010

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