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– C’è un imprenditore viterbese che ha deciso di sfidare la Cina e per questo sta investendo molti capitali. Un segnale incoraggiante eppure una goccia nell’oceano della turbolenta economia nella Tuscia.
L’analisi congiunturale redatta da Confindustria parla chiaro. Se il 2009 è stato l’anno orribile per le nostre imprese, il primo semestre 2010 mostra qualche timido segnale di ripresa. Ma solo perché si riparte dal fondo. Che è stato abbondantemente raschiato.
“Il 2009 è stato drammatico per la produzione e i posti di lavoro – dice il presidente Domenico Merlani – adesso stiamo attraversando un periodo di stabilità per pensare a una possibile ripresa. Ma le aziende sono tornate indietro di anni e occorre lavorare molto per riconquistare le posizioni perse”.
Intanto Civita Castellana attende il riconoscimento d’area di crisi. Se ne parlerà l’11 novembre all’assemblea generale Confindustria, cui parteciperanno il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il presidente della Regione Renata Polverini. Perché la crisi non è alle spalle.
“La ceramica è nel guado – sottolinea il direttore Antonio Delli Iaconi – va meglio solo grazie alla ripresa del commercio estero, per quelle aziende che guardano oltre i nostri confini.
La situazione del mercato interno non cambia, la domanda nel nostro paese è insufficiente”.
L’analisi è stata realizzata su un gruppo d’aziende verificabili, in quanto i nominativi sono noti e curata da Raffaella Cerica e Valerio Maria Lazzari.
Lo scorso anno il fatturato dell’industria viterbese è calato del 14%. Risultato negativo, ma è andata meglio se confrontato con l’industria italiana nel suo complesso: -18,7%.
“Il comparto che segna maggiormente il passo sul fronte fatturato – spiega Raffaella Cerica – è quello dei sanitari (-18,8%), che nel decennio 1997/2007 aveva avuto ritmi di crescita sostenuti”.
La situazione cambia nel primo semestre 2010, con un incremento complessivo per le aziende della Tuscia pari all’1,5%, risultato che ha come traino l’export (+10,2%), mentre il mercato italiano continua a segnare il passo (-0,7%).
Bene l’industria grafica e dell’editoria (+22,9%).
“Il settore manifatturiero – sostiene Valerio Lazzari – nei primi sei mesi dell’anno ha fatto rilevare deboli segnali di ripresa, anche se va detto che si partiva da una situazione di crisi, come quella del 2009, che non ha precedenti. Ci sono stati momenti difficili, come nel 1992 o nel 2002, mai con un simile calo di fatturato”.
Una timida crescita, eppure l’occupazione cala. Segno che finita la cassa integrazione, le aziende licenziano.
Se la passa male il settore edile. Attività calata del 25% nel 2009 e l’anno in corso, pur non avendo ancora dati, non fa ben sperare.
Quello edile è fortemente legato alle scelte di programmazione urbanistica, di natura politica. Ma gli investimenti pubblici calano.
“Assistiamo a grandi proclami – dice Merlani – ma i cantieri non aprono e questo accade pure a livello locale. A Viterbo gli stati generali delle costruzioni è stato un appuntamento utile. Per ritrovarsi, ma non ha prodotto niente di concreto, ancora nessun risultato.
Viterbo ha possibilità di crescere. Basta crederci”.
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