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Operazione Golden checks - Sgominato circuito criminale connesso alla 'ndrangata

Giro di assegni scoperti, in manette floricoltore di Civita

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– Mega traffico di assegni scoperti, arrestato imprenditore di Civita. Giro d’affari di oltre 10 milioni di euro. Otto nuove ordinanze di custodia cautelare in carcere. 70 conti correnti in 30 diversi banche.

Questo il bilancio dell’operazione ‘Golden checks 2’ iniziata ad aprile dal commissariato di polizia di Porta Pia a Roma con una decina di arresti.

La maxi-indagine ha impegnato anche diverse pattuglie della squadra mobile viterbese, coordinata da Fabio Zampaglione.

Truffa, riciclaggio, associazione a delinquere i reati contestati.

Le forze dell’ordine stanno indagando sui rapporti del gruppo di arrestati con la ‘ndrangheta calabrese, ricostruendo la mappa di una organizzazione criminale che dalla Calabria e dalla Sicilia ha truffato un trentina di banche, aprendo conti correnti fittizi nel Lazio e in altre regioni.

Diciassette in totale ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla polizia, disposti dal gip del Tribunale di Roma Francesco Petrone, su richiesta del pm Perla Lori.

Due le persone ancora ricercate.

Gli assegni, più di 1600, venivano smerciati spesso all’estero.
300 gli assegni, contestati, per un valore di 2 milioni 100 mila euro.

Il valore medio degli assegni era di 7 mila euro, ma ci sono anche da 40 mila.
Un gruppo di calabresi di Crotone, secondo gli investigatori, sarebbe arrivato nel Lazio. In particolare a Roma, Marino, Grottaferrata e Albano. Avrebbe aperto conti correnti in molte banche per avere i libretti degli assegni.

A capo di questo primo gruppo c’erano, secondo la polizia, i fratelli Leopoldo e Raffaele Celano, il primo arrestato il 16 aprile scorso, il secondo ieri.

Snodo centrale del gruppo di erano i riciclatori di assegni, in gran parte siciliani, ma anche laziali. Fra questi è finito in manette Germano Di Vittori, floricoltore, titolare di una ditta a Civita Castellana.

Gli assegni erano infatti destinati a commercianti e imprenditori di ditte di ogni genere: ristoratori, floricoltori, rivenditori di generi alimentari.

“Continuiamo ad indagare e a vagliare le posizioni di diversi soggetti – ha spiegato vicequestore aggiunto di Roma Mauro Baroni -. Va sottolineato che tutte queste truffe non sarebbero state possibili se fosse stata obbligatoria la non trasferibilità degli assegni”.

Gli investigatori stanno vagliando il grado di collusione di molti commercianti e di alcuni noti ristoratori di Roma.


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10 novembre, 2010

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