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Università - La protesta degli studenti irrompe all'Ipercoop

“Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città”

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Protesta degli studenti contro il ddl Gelmini

“Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città”. Detto, fatto.

Con un corteo partito intorno a mezzogiorno, gli studenti dell’università della Tuscia hanno letteralmente paralizzato il traffico dell’ora di punta.

Motivo della protesta, la contestazione al ddl Gelmini, approvato ieri alla Camera. Una lotta, quella contro la riforma dell’università, iniziata nelle scorse settimane in tutta Italia e approdata, da alcuni giorni, anche a Viterbo. Prima con l’occupazione della facoltà di Beni culturali. Ora con un rumoroso corteo per le vie della città.

Non arrivavano a cento quando, questa mattina, sono partiti dalla sede di Beni culturali. La coda di manifestanti si è allungata strada facendo. Da una tappa all’altra.

La prima è stata la facoltà di Agraria. Il tempo di reclutare altri studenti e poi, via, in marcia verso il rettorato di Santa Maria in Gradi.

Gli studenti lo hanno raggiunto passando per via della Palazzina, seguiti da una coda chilometrica di auto, costrette a circolare a passo d’uomo. Ma prima, una breve sosta all’Ipercoop, dove hanno fatto irruzione gridando a squarcia gola “Noi la crisi non la paghiamo”, tra gli sguardi stupiti dei clienti.

La Digos non li ha persi di vista un attimo. La dottoressa Morelli e i suoi uomini li hanno seguiti passo passo per tutto il percorso. Da piazza della Rocca a via Cavour. Passando per il Buratti, dove gli studenti hanno ingaggiato qualche “collega” del liceo e, da qui, alla facoltà di lingue, a Santa Maria in Gradi.

Strada facendo, hanno distribuito volantini, con le motivazioni della loro protesta. “Crediamo che questa riforma – scrivono i ragazzi – sia solo parte di un percorso di attacco all’istruzione pubblica, iniziato da tempo e portato avanti da tutti i governi, che si dicano di destra o di sinistra”.

Gli studenti non rifiutano in blocco la riforma. Ne vogliono solo una diversa. In grado di “incentivare la formazione individuale e rispondere alle reali necessità”.

Se così non sarà, gli studenti sono pronti a scendere di nuovo in piazza e dare battaglia. Anche a oltranza, se dovesse servire. In tutta Italia come a Viterbo.


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1 dicembre, 2010

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