Peppe Sini ha iniziato il digiuno dopo l’inizio dei bombardamenti in Libia. L’ex consigliere provinciale, contattato dalla redazione, non spiega le modalità del digiuno né cosa lo spingerebbe eventualmente a desistere.
Sini, insomma, oltre a rinunciare al cibo, pare sia intenzionato a rinunciare anche alle parole.
La sua risposta alle richieste di delucidazioni è stata laconica: “Non rilascio alcun tipo di dichiarazione. Vi sarei grato se pubblicaste il mio intervento, ma nulla di più”.
Riceviamo e pubblichiamo – Ho iniziato oggi, lunedì 21 marzo 2011, un digiuno contro la guerra.
Contro la guerra afgana, contro la guerra libica, contro la guerra nemica dell’umanità.
Per una persona amica della nonviolenza il digiuno non è un modo per imporre qualcosa ad altri, ma per assumere su di sé una responsabilità.
Vivo in un paese che nella sua legge fondamentale, la Costituzione della Repubblica Italiana, ha scritto che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“: perché non sono stato capace, non siamo stati capaci, di far rispettare questa legge?
Mi sono formato in una tradizione culturale che da Socrate di Atene a Gesù di Nazaret ha saputo affermare che è preferibile subire il male anziché commetterlo: perché non sono stato capace, non siamo stati capaci, di far rispettare questa legge?
Condivido l’opinione di ogni persona ragionevole secondo cui il primo diritto di ogni essere umano è il diritto a non essere ucciso: perché non sono stato capace, non siamo stati capaci, di far rispettare questa legge?
So che la guerra è nemica dell’umanità, so che nell’epoca attuale ogni guerra può evolvere in un conflitto mondiale in grado di mettere fine alla civiltà umana, so che il primo dovere di ogni essere umano è impedire che questo accada, ergo: il primo dovere di ogni essere umano è opporsi alla guerra. Perché non sono stato capace, non siamo stati capaci, di far rispettare questa legge?
Conosco il modo in cui si può contrastare l’oppressione, l’ingiustizia, il crimine, la violenza: questo modo è la nonviolenza.
Conosco il modo in cui si possono gestire i conflitti: questo modo è la nonviolenza. Conosco il modo in cui si possono condurre le lotte di liberazione: questo modo è la nonviolenza. Conosco il modo in cui si possono inverare i diritti umani di tutti gli esseri umani: questo modo è la nonviolenza.
Ho iniziato oggi un digiuno come forma di azione nonviolenta. Per assumermi la mia responsabilità di essere umano tra esseri umani.
Per esprimere il mio impegno a far rispettare la legge che dice: tu non uccidere, tu adoperati per salvare le vite, vi è una sola umanità.
Peppe Sini
Responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo
Chi è Sini
Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo, già consigliere comunale e provinciale, è stato dagli anni ’70 uno degli animatori del movimento che si oppone alle servitù energetiche e militari nell’Alto Lazio.
Nel 1979 ha fondato il “Comitato democratico contro l’emarginazione” che ha condotto campagne di solidarietà. Ha promosso e presieduto il primo convegno nazionale di studi sulla figura e l’opera di Primo Levi.
Nel 1987 ha coordinato per l’Italia la campagna di solidarietà con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1999 ha ideato, promosso e realizzato l’esperienza delle “mongolfiere della pace” con cui ostacolare i decolli dei bombardieri che dalla base di Aviano recavano strage in Jugoslavia.
Nel 2001 è stato l’animatore dell’iniziativa che – dopo la tragedia di Genova – ha portato alla presentazione in parlamento di una proposta di legge per la formazione delle forze dell’ordine alla nonviolenza.
E’ stato dagli anni ’80 animatore dell’attività di denuncia e opposizione alla penetrazione dei poteri criminali nell’Alto Lazio. Negli anni ’90 ha presieduto una commissione d’inchiesta sulla questione istituita dal consiglio provinciale di Viterbo.
Dal 2000 è direttore del notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza è in cammino”.
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