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L’omelia del vescovo Lino Fumagalli –
E’ bello per noi, Signore, stare qui (Mc 9,5).
E’ bello per noi, Signore, stare qui. E’ questo il sentimento che sgorga dal mio cuore davanti a questa nostra assemblea liturgica, vera epifania della Chiesa.
E’ bello per noi stare qui perché il Cristo buon pastore è in mezzo a noi e ci fa fare esperienza dell’amore di Dio padre e con lui ci dona lo Spirito Santo, lo Spirito dell’amore, lo spirito che ci fa Chiesa.
E’ bello per noi stare qui, vescovi, presbiteri, diaconi, religiosi, fedeli laici per sentirci Chiesa amata da Dio ed inviata nel mondo per annunciare e testimoniare il suo amore.
E’ bello per noi stare qui in ascolto della parola di Dio, proclamata solennemente, e che è guida per i nostri passi e luce per il nostro cammino. Nessuno può servire due padroni, non potete servire Dio e mammona ci ha detto il Signore.
Non possiamo vivere nel compromesso altrimenti ci ricorda l’Apocalisse (3,) “Non siete né caldi né freddi per questo vi ho rigettato dalla mia presenza”. Il Regno esige decisioni radicali, ci ricorda il Signore, esige la misura alta della santità, ci ricordava Giovanni Paolo II: Siate santi, perché io Jahvé sono santo! Chiedeva il Signore nel Vecchio testamento.
Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,48), ci ha ricordato il Vangelo di domenica scorsa.
La santità della vita è richiesta a noi sacerdoti e diaconi che tutti saluto ed abbraccio nel Signore. L’esemplarità della vita è il nostro primo, insostituibile, apostolato. La costante assimilazione del Cristo buon pastore è il nostro primo impegno; la preghiera, l’alimento della nostra vita, la spiritualità della Comunione la base del nostro agire pastorale.
Sant’Ignazio di Antiochia ci ricorda: procurate di operare in perfetta armonia con il volere del vostro Vescovo, come già fate… Ciascuno di voi si sforzi di far coro. In tal senso nell’accordo dei vostri sentimenti e nella perfetta armonia del vostro amore fraterno si innalzerà un concerto di lodi a Gesù Cristo (Ad Eph.).
La perfetta armonia del vostro amore fraterno, il far coro insieme sosterrà le nostre iniziative pastorali ed alimenterà la carità pastorale rendendoci attenti all’autentico bene dei nostri fedeli.
La santità della vita è l’impegno di ogni consacrato. La Chiesa di Viterbo è ricca di istituti religiosi maschili e femminili e di dodici monasteri di clausura. Vi ringrazio di cuore per il servizio generoso che svolgete nel campo della scuola, dell’assistenza agli anziani e nei vari settori della vita pastorale. La presenza della vita consacrata è però particolarmente significativa perché ci fa vedere, pregustare e quasi toccare con mano il primato di Dio le realtà ultime, la nostra comune vocazione alla vita eterna, alla comunione senza fine con Dio ed in lui con tutti coloro che ci hanno preceduto nel regno dei cieli.
In una società liquida, come ci ricorda spesso monsignor Chiarinelli citando Zygmunt Bauman, e con orizzonti brevi limitati all’esperienza terrena, i consacrati ricordano e testimoniano a tutti i valori forti e fondamentali e quella vita eterna che è esigenza di ogni uomo e che sola riesce a dare successo e spessore alla vita di ogni giorno.
Arricchite sempre la nostra Chiesa e la nostra Società di questi valori fondamentali ed insostituibili e testimoniate come la totale dedizione a Dio rende bella, generosa, attraente la vita e la porta ad un pieno servizio verso coloro che sono in difficoltà, gli ultimi di questa nostra società: i poveri, i miseri, gli abbandonati, e svela così la profezia della verità e della giustizia del Signore.
Saluto in modo tutto particolare voi fedeli laici di questa Chiesa che con la vostra presenza e la vostra testimonianza rendete presente il vangelo in ogni settore della vita sociale.
Siate sempre il lievito di Cristo soprattutto nella famiglia, prima Chiesa domestica e nucleo primario della società civile. Famiglie sante rendono santa la Chiesa e qualificano le nostre comunità soprattutto nel formare le nuove generazioni.
Un saluto tutto particolare a voi giovani, sentinelle del mattino di questo terzo millennio e speranza della Chiesa.
Grazie per la vostra presenza nelle comunità parrocchiali, nell’Azione cattolica, nei gruppi, movimenti ed associazioni ecclesiali.
A voi questa nostra Chiesa di Viterbo affida il compito di essere profeti ed apostoli presso i vostri coetanei soprattutto testimoni, con la vostra vita, della verità, della bellezza, del bene; con un atteggiamento di condivisione e di vicinanza verso tutti, mantenendo viva la gioia e la speranza che viene da Cristo.
Per questo avete bisogno “di una fiamma, del fuoco vivo del rapporto personale di fede e di amore con il Signore che si esprime nella preghiera e diventa l’anima di tutte le attività e di tutte le relazioni” (monsignor Crociata).
Siate contemplativi e profeti nella nostra Chiesa e nella nostra società.
Una Chiesa unita e santa è quanto ci viene richiesto dal vangelo. In uno dei simpatici racconti dei padri del deserto ci viene narrato che il patriarca di Antiochia Teofilo andò a far visita al monaco Epaone, famoso per la santità di vita. Il superiore accompagnò il patriarca presso la cella di Epaone che stava tessendo delle stuoie. Il monaco non alzò nemmeno lo sguardo e continuò a lavorare. Imbarazzato il superiore gli disse: “Non dici nulla di edificante al patriarca Teofilo che è venuto da Antiochia a visitarti”? Il vecchio monaco alzando lo sguardo rispose: “Se non è edificato dalla mia vita, non lo sarà certo dalle mie parole”.
La nostra vita santa, pertanto, è la prima fondamentale opera di apostolato che renderà credibile il vangelo che annunciamo e la persona di Cristo che testimoniamo.
Un saluto particolare vorrei inviare ai nostri fratelli ed amici non credenti o non più praticanti. Ricordo quanto affermava Norberto Bobbio: “Laicità non significa assenza di valori forti, relativismo etico o gnoseologico. Laicità è attenzione ai valori fondamentali desunti dalla riflessione della regione sul significato dell’uomo e della società.
Mi permetto di chiedervi di mantenere viva la fatica del pensare, l’attenzione al vero, al bello, al buono e l’onestà di coscienza nel fare della verità raggiunta con la ragione l’obiettivo fondamentale delle vostre scelte di vita. Sarà così possibile per noi camminare insieme nel servizio all’uomo ed al bene comune, nella costruzione di una società migliore.
E mi auguro che possiate sentire al temine della vostra vita quanto William Somerset Maugham nel “Potere e la gloria” fa dire a Dio rivolto al non credente: “Entra nel paradiso che hai ostinatamente negato, ma in buona fede”.
Ringrazio vivamente tutti voi presenti a questa celebrazione e chi ci segue mediante i canali televisivi. Un grazie filiale a sua eminenza reverendissima il cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la città di Roma: la cua presenza, eminenza, ci unisce al santo padre Benedetto XVI a cui va il saluto ed il ringraziamento di tutti noi.
Grazie alle loro eminenze, i cardinali Josè Saraiva Martins, prefetto emerito della
congregazione per le Cause dei santi e Velasio De Paolis, presidente della prefettura per gli Affari economici della Chiesa. Grazie ai confratelli vescovi del Lazio, della Toscana e agli altri eccellentissimi Presuli presenti.
Grazie ai fedeli dell’amata Chiesa sabina che mi hanno accompagnato in questo nuovo servizio ecclesiale. Il rimanere con voi come amministratore apostolico, attenua la sofferenza del distacco.
Grazie per la cordialità, l’amicizia, l’affetto che mi avete manifestato in questi anni; grazie per la collaborazione sincera dei sacerdoti, dei religiosi e dei fedeli laici; grazie per il vostro impegno nell’edificare, pur tra tante difficoltà, la comunità del risorto. Maria, diluvio delle grazie, accompagni il vostro cammino.
Grazie ai fedeli della Chiesa di Porto-Santa Rufina ed al loro vescovo monsignor Gino Reali. Grazie agli ex alunni del seminario regionale di Anagni. Grazie a tutti i presenti per l’affetto, l’amicizia, la cordialità ed il calore umano con cui mi circondate in questo momento particolare.
Un ringraziamento vivo, filiale a sua eccellenza monsignor Lorenzo Chiarinelli che con intelligenza d’amore, dedizione totale e vivacità pastorale, ha retto questa Chiesa per più di tredici anni. Mi ha commosso l’attenzione e l’affetto con cui mi è stato vicino in questi giorni e sono sicuro che continuerà ad essere vicino alla nostra Chiesa con la preghiera ed il fraterno consiglio.
In ogni inizio si cela un incanto che ci custodisce e ci sorregge poi nell’esistere, fa dire Herman Hesse al protagonista del suo “Il gioco delle perle di vetro”. Conserviamo l’incanto di questa celebrazione, la comunione di fede e di amicizia umana e soprannaturale che ci lega, la passione per il servizio alla Chiesa ed al vangelo, la percezione quasi palpabile del signore risorto presente in mezzo a noi e con fiducia in lui prendiamo il largo e gettiamo le reti per un rinnovato annuncio del Vangelo.
La Madonna della Quercia, i santi patroni, Rosa, Lucia Filippini, S.Bonaventura e tutti coloro che, membri di questa Chiesa godono già della gioia della visione di Dio, ci sostengano con la loro intercessione e la loro protezione.
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