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Viterbo - Martinelli (Cgil) sulle azioni del governo in materia di prevenzione

Pensioni, un cantiere sempre aperto

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Giovan Battista Martinelli della Cgil

Riceviamo e pubblichiamo – La previdenza, con questo governo, è diventata un cantiere sempre aperto. Non per migliorare, ma per ridurre i diritti.

Le nuove finestre. L’anno scorso c’è stata una slavina di provvedimenti che hanno allontanato l’età del pensionamento e ridotto il trattamento pensionistico per le generazioni future. Nel 2011 è entrato in vigore il nuovo sistema di calcolo delle “finestre”.

Questo meccanismo serve a separare la data in cui si maturano i requisiti pensionistici dal momento (successivo) in cui decorre la pensione; si tratta di un meccanismo che garantisce l’innalzamento dell’età pensionabile, senza il clamore che accompagnerebbe una riforma esplicita dei requisiti pensionistici.

Sino all’approvazione del Dl 78/2010, vigeva un sistema di finestre “rigide”: una volta che si maturava il diritto alla pensione, per fruire del relativo trattamento bisognava aspettare la prima “finestra” utile, coincidente con una data fissa.

Dal primo gennaio, la finestra si è trasformata in un termine che si calcola per ciascun lavoratore, a partire dalla data di maturazione dei requisiti (finestre “mobili”). Questo termine, che è fissato in 12 mesi per i lavoratori dipendenti e che sale a 18 mesi per gli autonomi e per i parasubordinati, vale per tutti i trattamenti.

Sono escluse dall’applicazione delle finestre mobili solo alcune categorie di lavoratori: primi fra tutti i soggetti che hanno maturato i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre del 2010.

Salgono le quote. Dal primo gennaio sono aumentati anche i requisiti necessari per andare in pensione di anzianità. La maturazione del diritto alla pensione di anzianità, infatti, non dipende più solo dal raggiungimento di un numero minimo di contributi, ma è subordinata anche al raggiungimento di un’età anagrafica minima; inoltre, la somma di queste due voci (contributi ed età) non può essere inferiore a una cifra, la cosiddetta “quota”.

Secondo la legge 247/2007, questa quota cresce annualmente, fino a stabilizzarsi nel 2013. Per il 2011, il valore della quota è fissato a 96, con un’età minima che non può essere inferiore a 60 anni. Per artigiani, commercianti e coltivatori diretti è prevista una regola più penalizzante: la quota è fissata a 97, con un minimo di 61 anni di età.

Cosa cambia per le donne. L’innalzamento delle quote per chi chiede di andare in pensione di anzianità produce la sostanziale abrogazione di questo istituto per le donne (salvo il caso in cui le lavoratrici riescano a maturare 40 anni di contributi).

L’età minima prevista per andare in pensione di anzianità nel 2011 coincide con l’età minima necessaria per la pensione di vecchiaia nel sistema privato: 60 anni.

Quindi, viene meno la possibilità di pensionamento anticipato. Questa parificazione non si verifica nel pubblico impiego, dove il requisito per la pensione di vecchiaia è fissato a 61 anni nel 2011 e sale bruscamente (come imposto dalla Ue) a 65 nel 2012; questa soglia può essere anticipata nel caso in cui una lavoratrice avrà 60 anni di età e 36 di contributi.

Coefficienti ridotti. Nel 1995 è stato introdotto il calcolo contributivo: significa che le pensioni future saranno calcolate sui contributi versati. La “dote” accumulata da ciascun lavoratore viene trasformata in rendita mensile con un coefficiente che tiene conto dell’età e dell’aspettativa di vita. Questi coefficienti di trasformazione dal primo gennaio 2010 sono stati aggiornati al ribasso: il risultato è un’ulteriore limatura degli assegni a partire da quella data.

G.Battista Martinelli
Il segretario generale Spi-Cgil


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3 maggio, 2011

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