Riceviamo e pubblichiamo – Peccato che il consigliere Alvaro Ricci non abbia mai compreso lo spirito con cui il legislatore nazionale ha autorizzato i Comuni ad alienare i beni immobili non preposti all’assolvimento delle funzioni istituzionali.
Altrimenti non avrebbe affermato che il Comune “tentando di mettere una pezza al bilancio di previsione 2011, approva un programma che prevede la vendita di immobili di sua proprietà non trovando altro mezzo per reperire risorse da destinare ad investimenti”.
Vorrei suggerire al consigliere Ricci una veloce lettura della pur copiosa dottrina esistente sulle alienazioni immobiliari, considerate oramai da tutti, legislatori e studiosi della pubblica amministrazione, una valida fonte di finanziamento e un’occasione inedita di procedere a valorizzare e a riordinare il patrimonio complessivo del Comune, sostituendo elementi improduttivi e non significativi nelle componenti economiche dell’ente, con altri che possono rappresentare un valore o un’ utilità maggiore e una più ampia fruizione da parte della cittadinanza.
Chiaramente, e mi sembra superfluo dirlo, tutto ciò deve avvenire nel quadro dei criteri economici e giuridici fissati dalla legge, affinché venga assicurata la salvaguardia delle risorse comunali.
Il Comune, dunque, nel rispetto delle regole, sta solo utilizzando una delle fonti di finanziamento non solo prevista dalla normativa, ma addirittura raccomandata nell’ambito di una visione dinamica degli elementi patrimoniali che ha oramai soppiantato quella anacronistica di una gestione statica e infruttuosamente conservatrice di questi cespiti seguita per secoli, a cui Ricci e qualcun altro sembra voler restare aggrappato nelle sue posizioni politiche.
Nel contesto programmatico criticato da Ricci in commissione, i proventi delle vendite sono destinati a una serie di opere pubbliche di cui beneficerà ampiamente la cittadinanza.
Mi riferisco alla sistemazione di importanti arterie stradali come la Cassia, all’acquisto di un immobile per l’ufficio tributi e anagrafe che segnerà un salto qualitativo nell’erogazione di detti servizi ai cittadini, ma anche al potenziamento delle frazioni, solo per citarne alcuni.
Non si lasci ingannare troppo dai numeri, dunque, il consigliere Ricci, entrato oramai, sembra, in una logica verosimilmente manageriale che poco si addice a quelle organizzazioni che non perseguono il profitto come obiettivo prioritario, ma l’utilità sociale.
Lo invito a una visione più ampia delle cose e anche dei numeri.
Gli importi presentati in commissione, ritenuti da Ricci poco attendibili, sono solo indicativi.
Il prezzo dei singoli beni messi in vendita, sarà fissato dagli uffici del catasto, e sarà quello l’importo ufficiale che sarà messo a base d’asta.
Non appanniamo, quindi, la bontà dell’operazione delle dismissioni immobiliari con la polemica su singoli importi senza nessuna ufficialità, ma solo stimati da un ufficio comunale per dare una misura della grandezza complessiva che assumerà l’operazione.
La somma, considerata nella sua totalità, è una previsione di entrata che l’ente si prefigge di raggiungere con l’avanzamento del piano di dismissioni avviato già da qualche anno e che comporta vendite successive dei beni messi nell’elenco approvato dalla giunta.
Massimo Fattorini
Assessore al Comune di Viterbo
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