![]() Linda Natalini |
Riceviamo e pubblichiamo – Questa mattina si è svolta una assemblea delle lavoratrici degli Asili Nido comunali per sollevare , nuovamente, il problema delle lavoratrici dipendenti con contratto di lavoro part time.
Com’è noto, al termine di una lunga e difficile trattativa 28 lavoratrici furono integrate con contratto di lavoro a part time verticale per 10 mesi / anno.
Questo significa che le 28 lavoratrici percepiscono la retribuzione su 10 mesi all’anno , mentre le altre 8 lavoratrici a full time ricevono regolarmente la retribuzione su 12 mesi.
Se questa all’inizio , era stata la soluzione percorribile per sanare una ultra decennale situazione di precariato , all’interno di un Ente pubblico, il perdurare della situazione ele sue conseguenze non sono più accettabili , sotto vari aspetti:
1.un aspetto che non esito a ritenere anti costituzionale: ad uguale lavoro deve corrispondere uguale trattamento , economico e normativo
2.un aspetto che riguarda la dignità delle lavoratrici e la loro capacità di indipendenza economica: le bollette si pagano anche nei due mesi di sospensione, così come si fa la spesa e si paga l’affitto , inoltre, essendo assunte a tempo indeterminato le lavoratrici non possono neanche accedere all’indennità di disoccupazione
3.un aspetto che riguarda la mancanza di serenità delle lavoratrici che , solo grazie alla loro professionalità e a scapito della salute personale , non si scarica sui piccoli utenti
4.un aspetto che riguarda l’armonica organizzazione del lavoro , che dovrebbe essere correttamente concertato tra le varie figure professionali, ma che così non è , dato che la programmazione annuale viene effettuata dalle lavoratrici full time nell’ultima settimana di agosto, prima della riapertura del nido , quando le lavoratrici part time ancora non sono in servizio
5.un blocco, di fatto, della attività di formazione , che non possono essere svolte durante il periodo di chiusura della struttura, perché le lavoratrici sono sospese dall’incarico
6.un risparmio , sul costo complessivo del servizio , assolutamente risibile (in quanto annullato dalle spese per la sostituzione del personale durante l’anno) e che non compensa (ammesso che un valore immateriale come la qualità di un servizio educativo possa essere monetizzabile) la diminuzione di qualità dell’offerta formativa e della vita delle lavoratrici
Tutto ciò determina pesanti ricadute economiche, di rispetto dei principi di uguaglianza dei diritti e dei doveri sancito dalla nostra costituzione e valore non negoziabile della condizione umana , ricadute sull’organizzazione didattica e sulla qualità del servizio , garantita, a tutt’ora, solo grazie l’impegno personale delle lavoratrici.
Tutto ciò premesso , la sottoscritta interroga il sindaco e l’assessore competente per conoscere:
se c’è la volontà di risolvere la situazione
come si intenda risolverla
qual è la priorità assegnata da questa amministrazione all’educazione dei piccoli , fin dalla più tenera età , rispetto ad un presupposto ( e peraltro inesistente) risparmio economico dell’Ente
Linda Natalini
Consigliere comunale Pd
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