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Viterbo - Il consigliere del Pd vuole sapere con quali criteri è stato finanziato

Dearsenificatore a Nepi, Ciancolini scrive alla Procura

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Gemini Ciancolini

Riceviamo  pubblichiamo – Alcuni mesi fa ho letto su alcuni articoli apparsi sulla stampa che la Regione Lazio ha finanziato con circa un milione di euro la realizzazione di un impianto di dearsenificazione a Nepi.

Con la presente chiedo chiarimenti  – all’Ato e alla Procura della Repubblica – in merito a questa notizia, soprattutto verificare se essa sia priva o meno di fondamento. In caso di veridicità di detta informativa, mi chiedo quali siano stati i criteri che hanno condotto la Regione Lazio ad adottare una simile decisione relativamente ad un investimento di queste dimensioni.

Rammento che l’emergenza “arsenico” ha investito ed investe tuttora molti Comuni della Provincia di Viterbo, non solo Nepi; molti di questi sostanzialmente non hanno adottato alcuna misura per fare fronte a questa situazione critica.

Al contrario, il Comune di Vitorchiano è stato il primo ad emanare una specifica ordinanza di non potabilità dell’acqua (23 novembre 2010). Proprio per ottemperare al dettato europeo di informare la popolazione evitando la circolazione di notizie, il più delle volte, scorrette è stata contestualmente organizzata un’assemblea pubblica (25 novembre 2010) alla quale sono intervenuti esperti del Cnr Irsa (Istituto di Ricerca sulle Acque) che hanno illustrato gli aspetti principali della questione e soprattutto hanno risposto esaurientemente alle domande dei cittadini.

A seguito di ciò è stata sottoscritta una specifica convenzione con il Cnr Irsa che ha implicato, tra l’altro, la stesura di una relazione tecnico-scientifica di valutazione dei progetti e delle tecnologie che sono state proposte alla nostra amministrazione per l’abbattimento del carico di arsenico nell’acqua. Successivamente alla presentazione di detta relazione tecnico-scientifica è stato possibile selezionare l’impresa, e sottoscrivere uno specifico contratto, per la realizzazione di un impianto di dearsenificazione che è stato inaugurato il 6 maggio del corrente anno.

Tutto questo si inserisce in una strategia complessiva che ha visto il comune di Vitorchiano, impegnato a destinare, in questi ultimi anni, per garantire un servizio efficiente ed efficace, ingenti investimenti, con fondi propri, diretti alla realizzazione, tra l’altro, di un “piano di riordino dei sistemi idrici comunali” teso alla razionalizzazione delle reti, delle fognature e degli impianti. Tale attività è stata portata avanti nel sostanziale rispetto delle indicazioni pianificatrici dell’Ato con l’eliminazione di un numero consistente di impianti fatiscenti e non in grado di assicurare il rispetto della normativa vigente.

Sulla base di queste considerazioni, mi sento di chiedere quale sia la politica ed i relativi investimenti che la Regione Lazio intende mettere concretamente in campo relativamente a questa questione e con quali tempi. Soprattutto mi chiedo: quali sono i parametri ed i principi di valutazione con cui la medesima Regione Lazio intende contribuire all’impegno finanziario delle amministrazioni locali?

Proprio il precedente di Nepi solleva in particolare questa ultima domanda. Perché la Regione Lazio è stata così sollecita nel finanziare il dearsenificatore di Nepi, mentre gli altri comuni della Provincia di Viterbo rimangono privi di questo sostegno finanziario? Quali criteri hanno condotto ad una simile decisione? E quei Comuni, come Vitorchiano, che intanto hanno preso delle misure concrete, magari realizzando a proprie spese un dearsenificatore, devono considerarsi di fatto penalizzati da scelte che, almeno all’apparenza, sembrano piuttosto arbitrarie? Cosa devono fare questi ultimi comuni, per rientrare nei requisiti che hanno reso Nepi “un’isola felice” e una peculiare eccezione? Forse la presenza di importanti imprese private può costituire una “corsia preferenziale”?

Credo che, in materia di salute pubblica, non sia possibile discriminare fra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Sarebbe pertanto cosa gradita conoscere su quali basi è stata fatta questa scelta e sapere, in tempi ragionevoli, cosa la Regione Lazio intenda fare per affrontare e risolvere l’emergenza “arsenico” nella Provincia di Viterbo.

Voglio ribadire ancora, qualora ce ne fosse bisogno, che senza una piena e trasparente collaborazione, diretta all’adozione di misure congiunte e coordinate sia a livello regionale che provinciale, sarà di fatto impossibile risolvere adeguatamente ed efficacemente questa questione.

Gemini Ciancolini
Consigliere provinciale Viterbo


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15 giugno, 2011

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