Riceviamo e pubblichiamo – L’esito dei referendum del 12 e 13 giugno è stato ovunque entusiasmante. Nonostante i timori che avevano caratterizzato la vigilia del voto, il quorum necessario per la validità dei referendum è stato abbondantemente superato attestandosi a livello nazionale oltre il 57%.
A Bolsena il risultato è stato ancora più incoraggiante. Con il 65,28% l’affluenza alle urne è stata non solo superiore alla media nazionale ma è risultata anche una delle più elevate tra i 61 comuni della provincia di Viterbo.
L’ampia partecipazione al voto degli elettori bolsenesi conferma quanto era già emerso durante la campagna referendaria quando lo stesso entusiasmo popolare si era manifestato intorno ai banchetti per la raccolta delle firme e in occasione di altre iniziative organizzate dal nostro comitato.
Come nel resto d’Italia, anche nel nostro paese la mobilitazione dei cittadini per i quattro referendum ha innanzitutto evidenziato la volontà dei cittadini stessi di riappropriarsi del proprio futuro affermando un’istanza di partecipazione che è un elemento essenziale per la gestione dei beni comuni.
Inoltre l’esito dei referendum è stato il risultato di una chiara scelta a favore della necessità di uscire dalle logiche proprietarie e individualistiche per dirigersi verso un’idea di società basata sui beni comuni e su un’economia guidata dalla consapevolezza del limite dell’attività umana nei confronti della natura.
La vittoria dei si ai quattro referendum ha determinato quindi le condizioni per una effettiva inversione di tendenza che consenta di andare oltre lo stato e il mercato nella gestione di beni che per loro natura non possono essere assoggettati né alla logica del profitto né all’intervento statalistico nelle modalità in cui questo si è storicamente manifestato in Italia.
Questi beni appartengono invece alla comunità in quanto soddisfano diritti fondamentali delle persone. Sono quindi le comunità locali e le persone che ne fanno parte che, attraverso una più diffusa partecipazione democratica, devono acquisire un maggior potere di controllo e di indirizzo nella loro gestione.
Per questi motivi chiediamo al nostro Sindaco di adottare specifiche delibere che impongano l’affermazione della democrazia partecipativa in modo da sperimentare forme efficaci di coinvolgimento dei cittadini nella gestione di beni e servizi che condizionano la qualità delle loro vite.
La sfida principale che a livello locale ci pone il voto referendario riguarda però la Talete, la società che nella nostra provincia gestisce il servizio idrico integrato.
Occorre avviare un serio dibattito sulle capacità della Talete di adempiere in modo efficace il compito di gestire un bene come l’acqua che deve essere considerato un bene comune come hanno chiesto milioni di persone che hanno votato al referendum.
E’ necessario in particolare chiedersi se l’attuale assetto della Talete corrisponda ai reali bisogni dei cittadini o se viceversa sia necessario un radicale cambiamento nella sua forma giuridica. Oggi la Talete è una società per azioni che, sebbene a capitale interamente pubblico, opera secondo le regole del diritto privato.
Data la natura di bene comune dell’acqua sarebbe opportuno trasformare la Talete in un ente regolato dal diritto pubblico, come per esempio sta avvenendo in Puglia con la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese, assicurando però la partecipazione e il controllo diffuso dei cittadini, unica garanzia contro pratiche clientelari e spartitorie che purtroppo hanno riguardato anche la Talete.
Su questo tema cruciale il comitato per l’acqua pubblica di Bolsena si impegna a promuovere una serie di incontri che serviranno ad approfondire i vari aspetti del problema chiedendo il coinvolgimento di tutti i cittadini.
Il comitato per l’acqua pubblica di Bolsena
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