Riceviamo e pubblichiamo – Forse Viterbo e la sua provincia hanno la sfortuna di essere collocate nella Regione Lazio!
Si acuiscono, a parere della scrivente organizzazione sindacale, le differenze economiche e le opportunità occupazionali rispetto alla capitale d’Italia. Nell’ambito del martoriato mondo sanitario infatti si sta assistendo a un fenomeno paradossale, che vede premiate le Asl romane che nel corso degli ultimi decenni si sono contraddistinte per gestioni con deficit di bilancio esorbitanti e con regolare sfondamento dei tetti di spesa.
Come è noto, è stato bruscamente imposto il piano di rientro predisposto dalla giunta Marrazzo e reso esecutivo con qualche ritocco, dalla governatrice Polverini. Sono stati anche adottati provvedimenti dovuti all’applicazione della legge 122/2010, decretando una radicale riduzione delle prestazioni sanitarie e conseguente aumento dei costi a carico dei cittadini.
In termini occupazionali è stata definita per le Asl la riduzione dell’1,4% della spesa sostenuta per il personale nell’anno 2004 e l’attuale direttore generale ha opportunamente precisato, nel richiedere la sostituzione del personale per i servizi essenziali, di essersi attenuto a tale disposizione.
Così il disastroso piano regionale di rientro ha ripartito a pioggia i sacrifici tra tutte le Asl laziali, senza discriminanti tra quelle che dovevano essere punite, o meglio commissariate, e quelle più oculate come quella di Viterbo. Una scelta che evidenzia oggi tutti i suoi limiti e l’assenza di una politica sanitaria regionale, capace di dare risposte certe ai propri cittadini.
E’ certo, che il megadeficit accumulato nei decenni dalle Asl romane, ha assunto un valore di riferimento storico e l’applicazione in percentuale dei tagli alla spesa, ha finito per favorire chi peggio aveva amministrato.
Forse la governatrice del Lazio non è a conoscenza che il pronto soccorso dell’ospedale Belcolle, oltre a registrare un numero di accessi paragonabile a quello dei più grandi ospedali romani, presenta tempi di attesa per gli utenti tra i più bassi del Lazio.
La Asl Viterbo ha un numero di posti letto in base ai residenti, sensibilmente inferiore rispetto alle Asl romane e questo tende a perpetuare, insieme alla esclusione di alcune attività specialistiche, una situazione di inferiorità quasi sudditanza a Roma, il nostro secolare territorio di conquista sia per la sanità, che per altri settori e che coinvolge anche altre province del Lazio.
Su tali argomenti, in una situazione di gravi disagi per la popolazione e di notevoli difficoltà per numerosi lavoratori precari, chiediamo al sindaco di Viterbo e ai consiglieri regionali eletti nel collegio elettorale del viterbese, di attivarsi nei confronti della presidente della giunta regionale del Lazio, per contrastare i tagli indiscriminati e ingiustificati nei confronti di servizi sanitari essenziali per i cittadini viterbesi.
Al direttore generale della Asl Viterbo chiediamo di intervenire per la ottimizzazione delle risorse umane disponibili, i chirurghi, gli anestesisti dovrebbero lavorare anche in sala operatoria come ogni operatore sanitario, tecnico ed amministrativo, dovrebbe fare la propria parte anche al fine di una equa ripartizione dei sacrifici che il difficile momento richiede.
In tal senso, fare una seria verifica sulla produttività e i costi di taluni servizi, sarebbe sicuramente utile e metterebbe la Asl Viterbo, a riparo da possibili osservazioni da parte degli organi di controllo.
Per quanto ci riguarda, la nostra confederazione a sostegno della Fials il sindacato di categoria, avvierà ogni utile iniziativa per la tutela dei diritti dei lavoratori con particolare attenzione ai rapporti di lavoro precario e a sostegno dei cittadini troppo spesso dimenticati.
Si resta in attesa di assicurazioni al riguardo e si inviano distinti saluti.
Giancarlo Catani
Segretario provinciale Confederazione sindacati autonomi lavoratori
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