Riceviamo e pubblichiamo – Farnese conserva ancora un ricco patrimonio di terre collettive, calcolato in circa 500 ha pari al 10% della superficie agricola totale.
Ora, questo patrimonio che andava gestito con oculatezza a garanzia di uno sviluppo sostenibile del paese, sta per essere svenduto. Ma andiamo con ordine.
1. Il primo atto si e’ svolto in Consiglio Comunale dove, nella seduta del 10 novembre 2010, la maggioranza di destra ha deciso, con l’approvazione di due delibere “quadro”, la svendita delle terre collettive a favore degli occupatori attuali.
Una prima delibera, recepisce, sostanzialmente, le richieste di alcuni occupatori: quelli che si erano sempre e ostinatamente rifiutati di riconoscere i diritti dell’intera collettivita’ di Farnese, sulle terre da loro abusivamente occupate. Ora costoro si vedono riconoscere la proprieta’ libera da vincoli a fronte della corresponsione di una somma massima di 3.000 euro ad ettaro.
Come se non bastasse si prevede inoltre a favore degli occupatori abusivi quanto segue:
1. uno sconto per gli occupatori pari al 90% delle cartelle esattoriali notificate ed in contenzioso;
2. uno sconto del 30% sulle ultime cinque annualita’ di canone;
3. la compensazione integrale delle spese legali derivanti dai ricorsi pendenti.
Una seconda delibera, revoca tutti gli atti di conciliazione e di concessione che, nel rispetto della legge 1766/27 previo accordi con le associazioni di categoria e con la Regione Lazio, la precedente amministrazione aveva stipulato con un gruppo di occupatori che, diversamente dai primi, dando prova di civismo, avevano voluto riconoscere i diritti della collettivita’ sulle terre collettive.
Tale seconda delibera riconosce anche ai concessionari la possibilità di affrancare i terreni della collettività; non riconosce loro, invece, gli sconti concessi ai primi, quasi a volerli punire per aver conciliato con la amministrazione precedente la loro posizione!
Ma questo e’ solo il primo atto della tragedia dei beni comuni di Farnese.
2. Il secondo atto, è in essere da qualche mese con l’approvazione di delibere di giunta in attuazione di quanto previsto dalle delibere “quadro”.
Per effetto di dette delibere si trasferisce in piena e libera proprieta’ a privati, per lo piu’ occupatori abusivi, circa 73 ettari a un prezzo medio di 2.800,00 euro per ettaro ed un introito di poco superiore ai 200.000,00 euro. Altre ne seguiranno.
3. Il terzo atto ha come scenario la Regione. Se la Regione Lazio avalla questa scelta, cala il sipario sugli usi civici a Farnese e si premieranno pochi a danno di molti.
Se l’operazione prevista dalla Giunta Comunale va in porto verra’ premiato chi non ha pagato i frutti indebitamente percetti, chi occupa i terreni pur avendo cessato l’attività di agricoltore, chi ha dato in affitto le terre della collettività, chi pascola dove gli pare, chi potrà domani vendere tali terreni ad un prezzo maggiore, considerato che da tabelle della CC.I.AA., il prezzo di mercato nel nostro territorio parte da un minimo di €. 15.000,00 ad ettaro.
E per assecondare i progetti di qualche “Don Rodrigo” di paese si calpestano i diritti di un’intera collettività. Senza considerare il rischi di effetti negativi sia sul piano ambientale che paesistico, ricadendo infatti parte delle terre in oggetto dentro il perimetro della Riserva Naturale regionale “Selva del Lamone”.
Ci auguriamo che la Giunta e il Consiglio Regionale si rifiutino di approvare questa scelta, e i rappresentanti politici ed istituzionali del territorio, prendano atto di quanto sta succedendo e ci aiutino a bloccare uno scempio che ha dell’incredibile perpetrato a danno del patrimonio pubblico e dell’intera collettività.
Farnese non deve essere vittima di questa ingiustizia.
Le terre del demanio civico, come l’acqua, sono una ricchezza di tutti.
Circolo Pd Farnese
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