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Tarquinia - Il consigliere Guarisco si dimette

“Pd, che delusione”

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Giovanni Guarisco

Giovanni Guarisco

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Giovanni Guarisco al segretario del Pd di Tarquinia, al consiglio direttivo del partito e al presidente dell’Università agraria di Tarquinia – Sono certo che comprenderete fino in fondo la fatica e la delusione che traspaiono dalle parole che di seguito vorrete compiacervi di leggere.

La fatica scaturisce dall’inevitabile sofferenza che si prova nel dover riconoscere quanto vano sia stato l’impegno politico profuso nel diffondere in questi anni un modello di società incentrato su valori di cui il Pd non si è mai fatto carico.

La delusione si sostanzia nel riscontro di un sogno mai compiuto, iniziato il 14 ottobre 2007 con la nascita del Pd, che si proponeva l’integrazione di due diverse culture politiche: quella di tendenza socialdemocratica dei Ds e quella di tendenza centrista/cristiano-sociale della Margherita proveniente dal Partito Popolare Italiano.

Tale progetto si è rivelato irrealizzabile e non compreso appieno dagli elettori, infatti i risultati delle competizioni elettorali che si sono succedute nel tempo hanno registrato una diminuzione rilevante di consensi rispetto alla somma dei voti riportati dai singoli schieramenti Ds e Margherita prima della fusione.

La cultura egemonica degli ex-Ds, in massima parte provenienti dalla tradizione politico-culturale del Partito Comunista Italiano, ha sopraffatto e soffocato i valori ispiratori del Pd, costringendo Veltroni ad abbandonare la guida del partito e altri come Rutelli (cofondatore del Pd) a costituire un nuovo soggetto politico.

Il forte disagio che avvertono gli ex Popolari all’interno dell’attuale Pd è quello di essere sempre e sistematicamente considerati i cugini poveri di una famiglia ricca o meglio ancora degli ospiti il cui gradimento è commisurato alla disponibilità di sudditanza offerta alla maggioranza di partito e delle istituzioni amministrate, costituita essenzialmente dagli ex Ds.

Tale clima configuratosi in quasi tutte le realtà locali non ha risparmiato neanche Tarquinia, basta pensare cosa è accaduto ai rappresentanti della ex Margherita confluiti nel Pd.

Della compagine politica ascrivibile alla Margherita condotta dallo scrivente in quanto segretario politico, che ha concorso a determinare il successo elettorale del 2007 del centrosinistra, restano solamente tre consiglieri comunali privi di qualsivoglia entusiasmo propositivo e senza voglia di ricandidarsi alle prossime elezioni comunali.

Altra delusione si è consumata nella celebrazione del congresso del 25 novembre 2010, nel corso del quale si è operata una chiara e inconfutabile azione discriminante nei miei confronti, costringendomi alla formazione di una lista autonoma per essere parte del direttivo del partito.

Quando un partito non riesce a far emergere le condizioni che più uniscono in luogo di ciò che divide, prescindendo anche dal confronto leale con chi può avere idee diverse, sfido chiunque a ritenere che non ci si trovi al cospetto di un partito destinato a non avere grandi slanci.

Trovo inconciliabile l’aspirazione di guidare un partito e al contempo ubbidire a ciechi ordini dei “padroni del palazzo”.

Risulta ingeneroso accettare sistematicamente il consenso significativo elettorale del sottoscritto, che consente a Mazzola di fare il sindaco e ad Antonelli di fare il presidente dell’Università agraria, e immediatamente dopo, disconoscere detto apporto solo perché non si è abbastanza allenati a recitare il ruolo della “scimmia” ammaestrata.

Il Pd sbaglia a tutelare esclusivamente chi ha avuto la tessera del Partito Comunista prima e a seguire quella del Pds e Ds, escludendo da ogni considerazione chi proviene da altre esperienze politico-culturali. Non era questo il partito nuovo che si voleva formare per cui abbiamo sciolto la Margherita e i Ds.

Questa è una pratica dannosa per un partito che aspira a conservare un saggio ruolo di governo e di centralità nella politica locale della nostra città.

Ho sognato un Pd che sapesse disegnare una città capace di dare a ogni persona uguali opportunità di affermarsi grazie alle proprie capacità, alla creatività e al merito, un partito all’interno del quale la centralità del nostro impegno politico non deve fondarsi su concetti ideologici astratti ma sulle persone, alle quali è indispensabile riconoscere profondo rispetto per le loro necessità materiali culturali e spirituali.

Mi ero illuso di poter essere, insieme ad altri, protagonista di un sogno che vedesse il centrosinistra e il Pd, artefici e forieri dell’attuazione di un programma che meglio di altri, per cultura e sensibilità, fossero stati in grado di assicurare la modellazione di una città incentrata sullo sviluppo armonico del territorio, sull’occupazione dei giovani e su una maggiore qualità della vita per tutti i nostri cittadini.

Dalle considerazioni sopra esposte ne discende che il Pd, voluto anche da Veltroni, non è mai nato, nonostante la passione e la disponibilità di tanti cittadini non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del vecchio Pds. Non ho nulla contro un partito democratico di sinistra, ma non può essere il mio partito.

Queste riflessioni manifestate tra delusione e sofferenza mi inducono a lasciare il Pd e a rassegnare le irrevocabili dimissioni da membro del consiglio direttivo.

Voglio sperare che non passerà inosservato il fatto che lascio il Pd nel momento in cui le scorse elezioni hanno tributato allo stesso una buona tenuta di consensi, pertanto non sarà il caso di pensare malignamente che quando la nave affonda i topi scappano.

Sono certo che vogliate apprezzare, con animo privo di qualsivoglia tentazioni di strumentalizzazione, l’autentico significato che mi induce a compiere questo difficile atto, riconducibile all’amore delle mie idee e convinzioni maturate e non già per difendere personali situazioni di comodo.

Tuttavia, non escludo che possano nel futuro nascere forme di collaborazioni, da postazioni diverse, incentrate sul rispetto delle singole identità compatibili con progetti capaci di intercettare necessità e bisogni dei cittadini di Tarquinia.

Senza rancore, invio a tutti voi cordiali saluti.

 

Giovanni Guarisco

 

 


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3 giugno, 2011

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