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![]() Festa della Repubblica, le autorità schierate |
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– Viterbo festeggia il 65esimo anniversario della Repubblica e piazza dei Caduti si riempie di tricolori (fotogallery).
Cittadini, istituzioni, forze dell’ordine e corpi dello Stato, tutti schierati per le celebrazioni del 2 giugno, che quest’anno, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia assumono un significato nuovo.
Presenti i sindaci della Provincia, che insieme all’amministrazione comunale di Viterbo, il sindaco Giulio Marini, il presidente della Provincia Marcello Meroi e il questore Gianfranco Urti hanno accolto il prefetto Antonella Scolamiero.
Il prefetto ha ricevuto gli onori dei corpi dello Stato: marescialli dell’esercito, aeronautica dell’esercito, Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo forestale.
Dopo la tradizionale deposizione della corona al monumento ai caduti e l’alzabandiera, il prefetto ha letto e commentato il messaggio inviato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla necessità di festeggiare i 65 anni dell’ordinamento repubblicano.
“C’è piena sintonia – ha detto il prefetto Scolamiero – con le parole del presidente. Vorrei evidenziare la risposta che questa provincia ha saputo fornire, ponendo in essere una serie di pregevoli iniziative, in cui istituzioni pubbliche e private, forze di polizia, enti locali, istituti scolastici, associazioni e volontariato, sono riusciti, animati tutti dallo stesso incredibile spirito di solidale e autentica partecipazione, ad esaltare il valore di identità nazionale insito in questa splendida terra.
In occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia – ha continuato -, Viterbo ha organizzato delle pregevoli iniziative, di concerto con le istituzioni e le forze di polizia, coinvolgendo le scuole per esaltare soprattutto nei ragazzi il valore dell’identità nazionale, già insito in questa città”.
Dopo l’intervento del prefetto, due piccoli studenti della scuola primaria De Amicis hanno letto il loro messaggio.
“L’Italia è una Repubblica libera. Noi cittadini abbiamo voluto lottare contro chi ci voleva dominare per essere liberi, per stare bene ma soprattutto per stare in pace, perché la guerra non risolve nulla”.
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