Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Ugo Sposetti indirizzata la direttore del Sole 24 ore sui costi della politica nazionale – Gentile Napoletano,
il trattamento economico dei parlamentari e, più in generale, lo status del parlamentare continua a suscitare accese discussioni. I principali organi di informazione da settimane propongono all’opinione pubblica tabelle e grafici circa i costi della politica, i privilegi, i compensi dei parlamentari e i rimborsi elettorali per i partiti.
L’ultimo “approfondimento” dal titolo “La politica costa 23 miliardi all’anno” è stato pubblicato nella giornata di ieri dal quotidiano da lei diretto.
Nell’articolo vengono citati i costi della politica presenti in alcuni dei principali paesi europei mescolando, secondo il sottoscritto impropriamente, argomenti e istituzioni diverse fra loro .
Se mi è concesso, vorrei uscire da questa logica sottoponendo alla sua attenzione alcune valutazioni su uno dei temi trattati: il finanziamento dei partiti politici nei principali Paesi europei.
Ora, come lei ben sa, la comparazione dell’entità dei contributi al finanziamento della politica nei Paesi europei presenta aspetti problematici a causa dei differenti sistemi normativi adottati e dalle diverse procedure di erogazione.
Prendiamo, ad esempio, in considerazione i tre principali paesi europei: Germania, Francia e Spagna.
In queste realtà il finanziamento dei partiti politici può avvenire in due forme: finanziamento diretto; rimborsi elettorali.
In Francia e Spagna vengono utilizzate entrambe le forme di finanziamento, mentre in Germania i partiti sono sovvenzionati con il sistema del finanziamento diretto (anche se in parte i contributi sono calcolati in proporzione ai voti ricevuti) e attraverso i finanziamenti alle fondazioni di partito.
Viceversa in Italia non esiste più il finanziamento pubblico ai partiti, ma esclusivamente il rimborso delle spese per le campagne elettorali.
Tuttavia, nonostante la diversità dei sistemi, l’entità del finanziamento complessivo alla politica in Italia e in Germania è più agevolmente comparabile in quanto in entrambi i Paesi l’erogazione materiale dei contributi è effettuata annualmente in misura costante.
Infatti, in Italia, dove esiste esclusivamente il rimborso per le spese elettorali, questo è corrisposto mediante 4 fondi (uno per ciascun tipo di elezione: Camera, Senato, europee e regionali) ed è erogato in quote annuali, una per ogni anno di legislatura.
In Francia e Spagna che, come si è detto, adottano il sistema misto (finanziamento diretto + rimborsi elettorali) il finanziamento pubblico ai partiti è stabilito dalla legge ed è erogato in misura costante anno per anno, mentre i rimborsi elettorali per le singole elezioni vengono erogati in una unica soluzione e quindi l’entità complessiva annuale dei finanziamenti è variabile e dipende dal numero di consultazioni elettorali svolte nell’anno. Pertanto, in un anno in cui si concentrano più elezioni l’importo erogato sarà sensibilmente maggiore di un anno in cui si svolge una sola (o nessuna) consultazione elettorale.
Ai fini di una corretta comparazione sarebbe necessario disporre, per ciascun Paese, dei dati dei finanziamenti e dei rimborsi elettorali relativi ad una serie storica ampia, almeno 10 anni, in modo da poter fare una media annua.
Una prima ipotesi di comparazione tra i Paesi presi in considerazione, può essere fatta utilizzando i dati disponibili nel dossier della Biblioteca del Servizio biblioteca della Camera dei deputati, Ufficio legislazione straniera, Il finanziamento della politica in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna del’aprile 2011.
Nel documento sono stati messi a confronto: lo stanziamento in favore dei partiti politici e fondazioni disposto per il 2011 in Germania, le spese sostenute con le stesse finalità in Francia nel 2007 e in Spagna del 2011.
Inoltre è stato calcolato l’importo dei contributi per abitante, ottenuto dividendo l’ammontare complessivo dei finanziamenti per il numero di abitanti.
I dati relativi agli abitanti sono di fonte Eurostat e si riferiscono al 2011.
In Germania viene corrisposto, a carico del bilancio dello Stato, un contributo annuale in favore dei partiti che non può superare il 133 milioni di euro. Tale cifra rappresenta il limite massimo, ma il contributo effettivamente erogato non è molto più basso: nel 2010 è stato pari a 130.389.266.
A questa cifra è necessario aggiungere i contributi per le fondazioni partitiche, determinati annualmente dalla Commissione bilancio e quindi approvati dalla legge di bilancio.
Nel 2011 sono stati stanziati 95 milioni di euro per finanziamenti globali a carico del bilancio del Ministero dell’Interno e 233 milioni per finanziamenti a progetto a carico del Ministero federale per lo sviluppo e la cooperazione economica per i progetti delle fondazioni al’estero, per un totale complessivo di 320 milioni di euro.
Nel 2011 la somma dei finanziamenti ai partiti e alle fondazioni dei partiti insieme è pari a 461 milioni di euro pari a 5,64 euro per abitante.
In Francia, come si è detto, vige il sistema “misto” (finanziamento diretto + rimborso).
Lo stanziamento annuale del finanziamento diretto da diversi anni è fissato nella cifra di 80,2 milioni di euro. Come per la Germania, si tratta però di una cifra massima, soggetta ad una diminuzione in ragione delle sanzioni applicate per il non rispetto delle legge sulle “quote rosa”. Il contributo effettivamente erogato, a partire dal 2003, è stato pertanto inferiore, circa 73,2 dal 2003 al 2009, nel 2010 74,8 milioni di euro.
A tale finanziamento vanno aggiunti i contributi per le singole campagne elettorali. Nel 2007 si sono svolte le elezioni presidenziali per le quali è stato erogato un rimborso forfettario di oltre 44 milioni, e le elezioni legislative, con una spesa di 43,1 milioni per un totale di 87,1 milioni. Complessivamente, dunque nel 2007, la spesa dello Stato per i partiti politici francesi è stata di 160,3 milioni, pari a 2,46 euro per abitante.
In Spagna lo stanziamento annuale per le spese di funzionamento dei partiti politici nel 2011 ammontano a 82,3 milioni, più 4,2 milioni per le spese di sicurezza. Nello stesso anno il fondo per i rimborsi elettorali ha uno stanziamento di 44,5 milioni.
Nel complesso gli stanziamenti per il 2011 ammontano a quasi 131 milioni, pari a 2,84 euro per abitante.
Per quanto riguarda l’Italia, il contributo per le spese elettorali del 2011 ammonta a 180 milioni pari a 2,97 euro per abitante.
A decorrere dal 2008 l’autorizzazione di spesa destinata ai rimborsi è stata ridotta di 20 milioni di euro (pari a circa il 10%).
Nel 2010 il decreto-legge n. 78 ha previsto un’altra riduzione del 10% a partire dalla prossima legislatura. Sempre a partire dalla prossima legislatura, si è stabilito che l’erogazione del contributo si interromperà in caso di elezioni anticipate.
Il decreto-legge n. 98 di correzione dei conti pubblici, emanato lo scorso 6 luglio 2011, prevede una ulteriore riduzione del 10% dei rimborsi, con una decurtazione complessiva del 30%. Anche questa riduzione si applicherà a partire dalle prossime elezioni.
A regime l’ammontare complessivo dei fondi per il rimborso ai partiti sarà quindi di circa 145 milioni di euro.
Caro direttore, mi sono permesso di sottoporre alla sua attenzione questi dati perché ritengo che l’eccessiva semplificazione e la radicalità di alcune critiche, soprattutto in un momento difficile come quello che sta attraversando il nostro Paese, contribuiscano, più che alla ricerca di soluzioni, a rafforzare la persistente delegittimazione dell’istituzione parlamentare e dei partiti, con il conseguente rischio di veder confusi i costi della politica con quelli della democrazia rappresentativa.
Il rischio che si creino ulteriori strappi tra i cittadini e la politica esiste. Nessuno lo nega. E’ quindi urgente dare risposte adeguate .
Sono convinto che le principali forze politiche nei prossimi giorni, consapevoli della vastità e delle articolazioni presenti in Parlamento, non si sottrarranno ad un confronto sul tema dei costi della politica e sulla semplificazione istituzionale e saranno in grado di proporre una definizione organica dei vari aspetti che riguardano il funzionamento delle istituzioni democratiche, rinunciando, possibilmente, all’approvazione di norme occasionali .
Infine, un’ultima considerazione.
Il nostro paese sta vivendo in queste ore momenti di grande difficoltà. La delicatezza della fase economica avrebbe dovuto consigliare al sottoscritto di non scrivere e di non inviare ai colleghi parlamentari questa lettera. Il rilievo che lei ha voluto dedicare alla “materia“, riservandogli le prime pagine del suo quotidiano, non poteva mi creda passare inosservato.
Ugo Sposetti
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