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Bolsena - L'associazione dei cacciatori dopo il passaggio della Goletta di Legambiente

Lago inquinato, la caccia non c’entra

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Riceviamo e pubblichiamo – La recente iniziativa di Legambiente che ha visto fare tappa sul lago di Bolsena la “Goletta dei Laghi”, finalizzata al monitoraggio della qualità delle acque e quindi dell’ecosistema lacustre, ha ancora una volta messo in forte evidenza i gravi problemi di inquinamento riscontrati e che dal punto di vista ambientale danneggiano veramente il lago più importante del Lazio e che, come è noto, ha tempi di ricambio molto lunghi.

Di fronte hai dati relativi alla “critica” salute del lago riscontrati e comunicati da Legambiente, essendo la nostra associazione fortemente interessata alla salvaguardia delle risorse naturali del nostro territorio, riteniamo doveroso anche da parte nostra sollecitare una seria considerazione delle problematiche emerse e auspicare interventi concreti da parte delle istituzioni (Regione, Provincia, CoBaLB, Comuni, ecc.) preposte all’attuazione della politica per la salvaguardia dell’ambiente.

In questo contesto ci sembra opportuno sottolineare che in fatto di tutela ambientale siamo di fronte a dei veri e propri paradossi, probabilmente originati anche da una impostazione del problema che si è basata più su ciò che è “sulla carta” piuttosto che sulle azioni pratiche e di efficace gestione delle “criticità” ambientali. Esempio chiarissimo di questa situazione è la grave emergenza ecologica in cui si trova la Riserva naturale regionale del Lago di Vico, istituita da una legge del 1982 e dopo trent’anni versa nelle condizioni che tutti conosciamo: un sorte che non proprio non vorremmo capiti anche al Lago di Bolsena.

In sintesi, per il caso specifico del “lago vulcanico più grande d’Europa”, soprattutto alla luce di quanto denunciato da Legambiente, risulta quantomeno non coerente imporre su vaste aree una serie di vincoli e divieti (come ad es. quanto accade nelle ZPS ‘zone di protezione speciale’ o SIC ‘siti di interesse comunitario’,) che si rivelano vessatori per molti aspetti, ma del tutto vani in quanto a risultati ottenuti per l’ambiente, nonostante le consistenti risorse spese per elaborare “carte”, spesso più “ideologicamente ambientaliste” che veramente utili alla tutela e valorizzazione da parte delle attività umane delle risorse naturali.

In conclusione e per essere chiari, considerato che il lago di Bolsena risulta inquinato in più punti e visto che sono molti e rilevanti gli aspetti ambientali “a rischio” (es. sversamenti di liquami, mancanza del collettore fognario per metà lago, forte riduzione della cannuccia di palude, uso di pesticidi e diserbanti, proliferazione di animali dannosi come la nutria o il gambero killer, tartarughe californiane dalle orecchie rosse, gestione dell’emissario Marta, ecc. ecc.), sembra proprio privo di senso “accanirsi” con atteggiamenti “fondamentalisti” contro l’attività venatoria (che, peraltro, è già la più regolamentata e “ristretta” d’Europa!) che nell’ambiente del lago di Bolsena ha un impatto pressoché irrilevante per gli equilibri dell’intero ecosistema.

Andrea Propana, presidente Acta Bolsena


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29 luglio, 2011

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