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Acquapendente - Il sindaco Bambini dopo la conferenza del primo agosto

Distretto montano, ultima speranza per la sanità dell’Alta Tuscia

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Alberto Bambini

Alberto Bambini

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del sindaco di Acquapendente Alberto Bambini al presidente della Provincia Marcello Meroi, all’assessore regionale Angela Birindelli, al consigliere regionale Francesco Battistoni, al consigliere regionale Rodolfo Gigli, al consigliere regionale Giuseppe Parroncini, al sindaco di Viterbo Giulio Marini, al parlamentare Pd Ugo Sposetti e agli amministratori firmatari – La conferenza dei sindaci sulla sanità di Viterbo, svoltasi il primo agosto in occasione della presentazione da parte della direzione generale della Asl dell’atto aziendale, ha sancito per l’ennesima volta con un voto unanime due cose, una la conseguenza dell’altra.

La prima riguarda il giudizio negativo sui decreti della presidente Polverini in materia di sanità: con l’istituzione delle macroaree si penalizza la sanità delle province a vantaggio di Roma, e le scelte fatte nei decreti sono state prese senza il coinvolgimento dei territori e soprattutto senza conoscerli.

La seconda è che il territorio più penalizzato da queste scelte, che passano sotto il nome nobile di riorganizzazione, ma che di fatto significano depotenziamento e chiusura, è quello dell’Alta Tuscia che fa riferimento all’ospedale di Acquapendente, che prevede la trasformazione in Cecad (Centro clinico assistenziale distrettuale).

Sono stati approvati dall’assemblea due documenti, uno di condanna generale dei decreti e di ciò che significano per la sanità regionale e particolarmente per quella viterbese, l’altro più specifico proposto dall’amministrazione comunale di Acquapendente, dal Comitato pro ospedale e sottoscritto da altre 14 amministrazioni limitrofe, i cui cittadini afferiscono alla struttura aquesiana, che contiene una proposta di riorganizzazione nel rispetto delle direttive dei decreti e una ulteriore integrazione che rafforza la richiesta di istituzione del Distretto Montano come unica possibilità per una riorganizzazione seria, strutturata ed efficace della sanità dell’Alta Tuscia, altrimenti penalizzata. Ciò comporterà come conseguenza la mobilità passiva dei cittadini, come già sta succedendo, che si rivolgeranno a strutture della vicina Umbria e Toscana, strutture in grado di dare ottime risposte.

Indirizzo a voi, dopo questa breve premessa, l’appello di fare proprio il disagio di un territorio che come amministratore avverto quotidianamente, e non soltanto per le scelte che riguardano la sanità. Altre volte ho cercato di stimolare senza successo i rappresentanti di tutti gli schieramenti eletti in queste terre.

Vi chiedo che quelle deliberazioni fatte dall’Assemblea dei sindaci non rimangano buone intenzioni, delle semplici enunciazioni sulla carta, è già successo altre volte, troppe volte, e credo che non ce lo possiamo più permettere perché saranno i cittadini giustamente a non permetterlo più. Questo significa che ognuno, per le proprie competenze e ruolo che riveste nei vari livelli istituzionali, dovrà farsi carico di questa emergenza.

Dovremo riuscire a metterci intorno a un tavolo per valutare la proposta avanzata e dare una risposta appropriata ai bisogni socio sanitari dell’Alta Tuscia, cosa che attualmente con le scelte fatte non avviene.

Sono certo che il senso di responsabilità e l’amore per i territori che vi hanno eletto produrranno i risultati sperati.

Vi saluto ribadendo che ciò che chiediamo è dovuto in quanto previsto anche nei decreti, compreso il Distretto montano.

Per quello che mi riguarda, e che riguarda il Comune di Acquapendente, il diritto alla salute dei cittadini è l’obbiettivo da assicurare a qualsiasi costo e con ogni mezzo.

Pertanto, vi chiedo di farvi promotori nei confronti della Regione Lazio delle nostre richieste, sostenendo e consentendo la riapertura del tavolo delle trattative.

 

 

 

Alberto Bambini
Sindaco di Acquapendente


Il documento integrativo alle osservazioni dell’Atto Aziendale proposte dal Comune di Acquapendente e dal Comitato pro ospedale

L’amministrazione comunale di Acquapendente, pur apprezzando gli sforzi con i quali l’Azienda sanitaria di Viterbo ha cercato di attenuare le gravi conseguenze che i decreti del commissario Polverini, in materia di sanità, hanno causato e causeranno nella provincia di Viterbo e soprattutto nei territori più marginali, ritiene questi sforzi non sufficienti a garantire la tutela del diritto alla salute nel nostro territorio.

L’allegato A del decreto 80 in merito ai compiti e alla autonomia operativa del direttore generale prevede: “le direzioni aziendali hanno altresì ampia facoltà di aggiungere a quanto specificato nelle singole schede di sintesi, nel rispetto del fabbisogno e della programmazione regionale tutte le funzioni territoriali ritenute necessarie e praticabili in base al bisogno locale e alle caratteristiche strutturali ed organizzative del presidio, indicando nel medesimo piano operativo le condizioni organizzative, i tempi ed i modi per la relativa implementazione”.

In questa ottica chiediamo a questa direzione generale di fare propria la richiesta relativa alla istituzione nel Comune di Acquapendente del Distretto sociosanitario Montano come previsto dal decreto 82 dove si recita “Inoltre occorrerà considerare le specificità di alcuni territori, quali quelli montani. Si dovranno, quindi, costituire Distretti sociosanitari montani nei territori della Rmg di Rieti e di Viterbo per i quali la Regione dovrà predisporre appositi regolamenti speciali.

Sempre nello stesso decreto nel trattare l’argomento “Ospedali di montagna o di zone lontane da altri centri ospedalieri (ricordiamo che Acquapendente dista dal centro di riferimento di Belcolle 60 km di strada disagevole con un tempo di percorrenza non inferiore a 60 minuti) afferma: “Per tali motivi la Regione Lazio riconosce le peculiarità e delle esigenze delle aree montane e delle zone lontane da altri centri ospedalieri o mal collegati ad essi, le dotazioni e l’organizzazione delle relative strutture è variabile a seconda del contesto specifico e della rete dei servizi di cui è in grado di usufruire. Alcuni punti fermi sono però da prevedere per le strutture esistenti. Le dotazioni potranno essere in via assolutamente eccezionale difformi da quelle previste dalla programmazione della spesa purché continuino a garantire,per organizzazione e volumi di attività, livelli di qualità…”.

Chiediamo pertanto all’azienda sanitaria che l’organizzazione transitoria sia finalizzata alla istituzione di un Distretto sanitario montano avente come struttura di riferimento l’ospedale di Acquapendente istituzione di cui l’Azienda si deve far promotrice presso la Regione.

Riteniamo questa l’unica soluzione praticabile per avere un’organizzazione dei servizi socio-sanitari in grado di garantire ai cittadini dell’Alta Tuscia il diritto a essere curati, e dare anche alla riorganizzazione della struttura di Acquapendente una prospettiva strutturata e innovativa e non le piccole pezze che da troppi anni vengono messe per tamponare l’immediato.

Ribadendo che il tutto è imprescindibile dalla salvaguardia della rete per l’emergenza/urgenza.


Documento – Osservazioni atto aziendale

Per quanto attiene il territorio Nord della provincia di Viterbo con particolare riferimento all’area montana di confine di Acquapendente dare un giudizio positivo o esprimere un parere favorevole sul documento presentato dalla Direzione Generale come bozza dell’Atto di autonomia aziendale risulta particolarmente difficile.

L’area presa in esame, seppur in modo contradditorio dai vari documenti regionali, non risulta degna da parte della direzione aziendale di un solo rigo in tutto il documento, lasciando tutti noi interdetti sul modo di voler effettivamente intervenire a garanzia dei servizi nella zona.

Se da una parte infatti si è molto puntuali e prolissi nel descrivere altri elementi dell’organizzazione, su quella che dovrebbe risultare la vera modifica organizzativa, la vera sfida innovativa, l’elemento forte di integrazione ospedale territorio, non si spende alcuna parola, alimentando di conseguenza dubbi, perplessità, confusione e suscitando nella popolazione interessata paura e allarmismo.

Non giova in alcun modo, né può essere accettato, il trincerarsi da parte della direzione dietro presunti diktat regionali, intanto perché questi ultimi non risultano in alcun modo coerenti e consequenziali, presentando contraddizioni nelle diciture e nelle volontà e necessitando quindi di una interpretazione locale, e soprattutto perché ad oggi il ruolo del direttore generale è diverso, e in tal guisa a parer nostro va interpretato. Non siamo di fronte infatti a un semplice funzionario delegato, ma a un direttore che presenta un atto, come da lui stesso giustamente definito, di “autonomia aziendale”, un atto che quindi, nel solco tracciato dalla programmazione regionale, implementi a livello locale le risposte ai bisogni dei cittadini e lo faccia con credibilità e coerenza.

Tutto quanto detto è ben evidenziato nel Decreto 80 (Allegato A pag.8 Indicazioni Operative per la Asl) che recita: “le direzioni aziendali hanno altresì ampia facoltà, a partire da quelle elencate nel presente documento al capo L’ospedale distrettuale: caratteristiche e funzioni, di aggiungere a quanto specificato nelle singole schede di sintesi, nel rispetto del fabbisogno e della programmazione regionale, tutte le funzioni territoriali ritenute necessarie e praticabili in base al bisogno locale e alle caratteristiche strutturali e organizzative del presidio, indicando nel medesimo piano operativo le condizioni organizzative, i tempi e i modi per la relativa implementazione”.

Non aver mantenuto quanto solo due mesi addietro costituiva elemento di equilibrio tra le pur valide richieste locali e la sostenibilità in termini programmatori regionali, che la stessa Presidente sembrava aver riconosciuto, è grave e, non trovando alcuna giustificazione, non può essere in alcun modo accettata.

Il non aver fatto menzione nel testo del presidio ospedaliero di Acquapendente, perdendo una occasione unica per dare credibilità al progetto, qualora effettivamente presente, non esaurisce le carenze presenti nell’organigramma, unica parte presente nell’atto e di cui si è avuta la bontà, in sede di presentazione, di fornire una frettolosa illustrazione.

Non è dato infatti sapere:

– l’afferenza organizzativa del presidio (da una direzione ospedaliera? da una direzione di Distretto? Nel secondo caso come è sostenibile che nulla viene accennato nella parte dell’atto dedicata a tale organizzazione? Eppure trattasi di un unicum aziendale che necessariamente impatterà in forma sostanziale nelle dinamiche di quel distretto);

– il significato del termine “a esaurimento” per le unità così definite (quando, perché, quali conseguenze, per esempio le Unità complesse diventano semplici?);

– a chi è demandata la responsabilità clinica una volta portate ad esaurimento le Uoc così come previsto (è difficile immaginare di affidarla al radiologo o all’anestesista);

– la sede dell’Uoc Anestesia che come rappresentata fa capo necessariamente ad Acquapendente, ma che nella dicitura Montefiascone/Acquapendente sembra contraddire quanto affermato in precedenza, che sembrava essere l’unica certezza esplicitata nella presentazione. L’afferenza al Dea dei presidi di Viterbo, Montefiascone e Ronciglione facenti parte del POC, rende evidente la contraddizione forte e foriera di ambiguità inaccettabili in considerazione della delicatezza delle funzioni.

La relazione funzionale con i sistemi di emergenza che, assumendo un maggior significato vista la rimodulazione del presidio in termini organizzativi, devono costituire certezze per la popolazione interessata: non ha importanza a chi afferisce il servizio (Ares 118?), la direzione generale della Asl è garante della committenza per tutta la provincia.

La relazione funzionale della Uoc di Diagnostica per Immagini: sembra che sia stata esclusa anche in termini funzionali dal Dipartimento dei Servizi, dove secondo l’Atto Aziendale devono convivere, sotto un unico tetto, Uoc con caratteristiche ed esigenze completamente diverse (sono comprese tutte la diagnostiche per immagini, le farmacie, i laboratori analisi, l’anatomia patologica, le riabilitazioni, la radioterapia, la genetica, la microbiologia, la fisica sanitaria, la senologia); un Dipartimento sovraffollato dove dovrebbero essere discussi, non si sa come, modelli organizzativi, implementazioni tecnologiche, Pdta ecc. Ad ogni modo a oggi non si conosce quale sia la relazione funzionale della Uoc sopramenzionata.

La relazione funzionale delle Uoc ad esaurimento per le quali fintanto presenti vale lo stesso ragionamento sopra rappresentato.

In definitiva, si ribadisce che la richiesta è quella del mantenimento di un ospedale di zona sicuramente riorganizzato ma con la presenza, oltre che del Pronto soccorso, di posti letto per acuti tali da soddisfare il fabbisogno del territorio.

Nel caso che la Regione voglia continuare nel progetto di trasformazione e riconversione dell’ospedale di Acquapendente in Cecad, si chiede a questa Direzione Generale di prendere in considerazione tutte le osservazioni di seguito riportate, garantendo nella stesura dell’Atto, quelle macrofunzioni, presenti nel decreto 80 e nelle integrazioni allo stesso, che di seguito si elencano:

Modulo Emergenza di tipo C con medicina orientata alla gestione di definite condizioni di acuzie e subacuzie;

Attività di day hospital e di day service a garanzia dei percorsi diagnostico terapeutici;

Chirurgia programmata di tipo ambulatoriale o di day surgery;

Attività specialistiche ambulatoriali e strumentali aggiuntive;

Attività di degenza infermieristica;

Integrazioni assistenziali tra reparti medici e Mmg.

In questo senso andranno assicurati in modo esplicito e attraverso processi fatti alla luce del sole quei servizi che risultavano minimali e costituivano l’accordo precedente, più precisamente:

Funzioni Core

Punto unico di accesso, integrato con i servizi sociali dell’Ente locale

Specialistica ambulatoriale a supporto dei percorsi assistenziali per la cronicità

Ambulatorio infermieristico di comunità

Diagnostica di base (radiologia, laboratorio/punto prelievi)

Continuità assistenziale

Assistenza domiciliare integrata

Modulo Emergenza di tipo C con medicina orientata alla gestione di definite condizioni di acuzie e subacuzie

con collegamento chiaro alla rete di emergenza regionale

con copertura assistenziale sulle 24 h fornita da medici ospedalieri e da personale infermieristico dedicato

2 posti letto osservazione breve intensiva

15 posti letto di medicina generale

postazione 118

elisuperficie

Attraverso questa organizzazione, sulla base di protocolli concordati, andrà garantita una prima diagnostica ed il successivo trattamento in loco dei casi compatibili con la realtà assistenziale, o il trasporto (primario o secondario) del paziente presso l’ospedale di emergenza più idoneo per la specifica condizione clinica.

Andrà prevista, a integrazione dei servizi in loco l’attivazione del Teleconsulto Cardiologico e Radiologico.

 

Attività di day hospital e di day service a garanzia dei percorsi diagnostico terapeutici

Nell’ambito della logica sopra indicata, al fine di una migliore risposta alle necessità dell’utenza, si rende necessario prevedere la presenza di 2 posti letto di day hospital multidisciplinare con la possibilità di mantenere alcune attività compatibili con il contesto assistenziale e con le finalità proprie del presidio a garanzia di alcuni percorsi diagnostico terapeutici, anche relativi a cronicità, che se non presenti in loco creerebbero forte disagio viste le caratteristiche della popolazione ( nella maggior parte anziana e fragile) e del territorio (montano e di confine).

 

Chirurgia programmata di tipo ambulatoriale, day surgery e one day surgery

Va garantita una linea di attività chirurgica multidisciplinare (chirurgia generale, oculistica, otorino, ortopedia, ginecologia, ecc) che svilupperà modelli di chirurgia ambulatoriale, day surgery e one day surgery compatibili con la realtà organizzativa in collaborazione con il Polo Ospedaliero Centrale per favorire l’integrazione delle risorse professionali presenti.

Si tratta di attività del tutto compatibile con le logiche del Piano Regionale che non implica situazioni ad alto impatto tecnologico, essendo già presenti nel Presidio ambienti operatori sicuri ed efficienti con personale qualificato; come si evince dal Decreto 111 (pag102 “Aspetti strutturali, tecnologici, organizzativi”) “….omississ….il CeCAD dovrà rispettare i requisiti minimi strutturali, tecnologici ed organizzativi previsti dalla normativa vigente per l’Ospedale di Comunità..omississ….; rimandando alle linee di indirizzo dell’Agenzia di Sanità Pubblica dove vengono indicate tra le funzioni per l’Ospedale di Comunità “omissis…altre attività, nel rispetto delle opportune garanzie assistenziali e di sicurezza dei pazienti, quale ad esempio funzioni di day hospital e day surgery, nonché day service ambulatoriale”.

La presenza di 4-5 posti letto di day surgery e one day surgery consentirebbe di garantire, in un ambito di sicurezza, una semplificazione dei percorsi per l’utenza, significativa e utile per tutta la rete assistenziale visto anche l’impatto economico che deriverebbe dalle eventuali prestazioni extra regione giustificate, come già ribadito dalle caratteristiche della popolazione e del territorio. Va tenuto infatti conto della presenza in loco della tecnologia necessaria e delle risorse professionali che già oggi hanno consentito l’effettuazione di oltre 1500 interventi chirurgici anno, cui vanno aggiunti APA e attività ambulatoriale meno complessa.

 

Attività specialistiche ambulatoriali e strumentali aggiuntive

È obiettivo prioritario potenziare l’attività ambulatoriale che diventa sempre più una funzione strategica per il Presidio Ospedaliero di Acquapendente, contenendo i tempi di attesa garantire il supporto al MMG e il Pls.

L’attività ambulatoriale deve essere in grado di garantire ogni passaggio finalizzato alla continuità assistenziali, quindi le specialistiche proprie dei percorsi volti al trattamento della cronicità (es. diabetologia, cardiologia, pneumologia, oncologia, etc) ma anche le specialistiche che consentano il governo delle complicanze, quanto meno delle più comuni (es. oculistica, fisiatria, neurologia, dermatologia, endocrinologia, reumatologia, ortopedia, attività di riabilitazione, etc.).

A questi andranno aggiunte le specialità di base necessarie alla popolazione e proprie delle attività ambulatoriali distrettuali (es pediatria, attività consultoriali, medicina dello sport, odontoiatria, urologia, medicina legale, etc).

In questo senso, si ritiene fondamentale l’indicazione nell’Atto aziendale, non più rinviabile, dell’attivazione del Distretto Sociosanitario Montano con sede presso la struttura di Acquapendente, come espressamente specificato anche nei decreti della Presidente Polverini, non ultimo il decreto n. 111 che recita: “Inoltre occorrerà considerare la specificità di alcuni territori, quali quelli montani. La Regione dovrà predisporre appositi provvedimenti per la garanzia dell’assistenza in tali aree con l’ipotesi della costituzione dei Distretti Sociosanitari Montani nei territori della RMG, di Rieti e Viterbo, o con altre iniziative di programmazione”.

Con l’unicità della sede distrettuale si potrà permettere una effettiva diminuzione della spesa, una maggiore integrazione dei servizi (si evitano duplicazioni), ed una semplificazione dei percorsi per i cittadini.

 

Attività di degenza infermieristica

Dall’analisi epidemiologica territoriale è logico prevedere, ad integrazione di quanto sopra, una degenza infermieristica secondo gli standard regionali.

Questa integrazione si rende utile a supporto dei percorsi assistenziali relativi a patologie croniche che per alcune fasi richiedono, pur in un contesto di limitate necessità cliniche, di assistenza infermieristica ad alto impatto (p.e. “svezzamento”, post acuzie, introduzione di nuove terapie etc.).

Si ritiene pertanto utile una presenza di 15 posti letto a degenza infermieristica, un ambulatorio infermieristico e la presenza di un centro diurno per anziani fragili.

 

Integrazioni assistenziali tra presidio ospedaliero e Mmg

Andranno previste in questo ambito proprio per la peculiarità del presidio modalità operative di integrazione con i Mmg potenziando il percorso di presa in carico del paziente con particolare riferimento a quello cronico ( tipologia Cronic care model) garantito anche dalla presenza del Pua.

A conclusione va ribadita, così come previsto dal piano, la necessità della unitarietà di direzione locale tra attività ospedaliere ed attività distrettuali a garanzia della massima efficienza del sistema, della integrazione forte tra struttura e comunità locali, tra sociale e sanitario, tra acuzie e assistenza alla cronicità.

In considerazione del fatto che, dopo la presentazione dell’atto, la Regione ha emanato decreti inerenti la materia, corposi e non del tutto coerenti tra loro, risulta evidente, visto anche le tante criticità evidenziate, la necessità di un ulteriore momento di confronto e verifica.

Questo per consentire alla Direzione di maturare le opportune integrazioni alla bozza dell’Atto di autonomia Aziendale che, allo stato attuale, riscontra presso le Amministrazioni locali, un parere fortemente negativo.

Resta inteso e del tutto ovvio che nulla dal punto di vista organizzativo e di tenuta dei servizi possa essere modificato fin quando l’iter dei provvedimenti non sia stato completato.

Si sottolinea che tutte le richieste sopra riportate sono previste nei decreti emanati dalla Presidente Polverini.

Punto imprescindibile, come più volte documentato, è il completamento del cantiere per l’ampliamento dell’ospedale, tutt’ora fermo nonostante le varie rassicurazioni, senza del quale non è possibile nessun tipo di riorganizzazione funzionale delle attività.

Il completamento dell’opera permetterebbe di riunire tutti i servizi che attualmente sono dislocati tra loro, con il recupero di risorse economiche ( pagamento di canoni di affitto per decine di migliaia di euro che potrebbero essere impiegate per migliorare i servizi e la struttura) e un miglior utilizzo delle risorse umane e tecnologiche.

In considerazione del fatto che le nuove modalità organizzative previste per il Presidio di Acquapendente presentano caratteristiche innovative e di unicità per il contesto di riferimento, si chiede alla Direzione Aziendale di prestare particolare attenzione, se si vuole portare avanti, come mi auguro, una progettazione di ammodernamento efficace, che non può prescindere da investimenti sia nelle risorse umane che finanziarie.

 

Comune di Acquapendente
Comitato Pro Ospedale

Comuni sostenitori:
Comune di Onano
Comune di San Lorenzo Nuovo
Comune di Bolsena
Comune di Grotte di Castro
Comune di Gradoli
Comune di Marta
Comune di Capodimonte
Comune di Latera
Comune di Ischia di Castro
Comune di Farnese
Comune di Proceno
Comune di Valentano
Comune di Piansano
Comune di Canino

 

 

 


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3 agosto, 2011

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