Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni di metà agosto mi trovo, come tanti, fuori Viterbo ed ho appreso dalle pagine di Tusciaweb della morte dell’amico Giovanni Botondi.
Avendolo conosciuto personalmente avrei potuto ricordare pubblicamente lo spessore morale della persona scomparsa ma altri, molto più titolati di me, lo hanno fatto.
Tuttavia, provocato dalla lettura di tante rievocazioni ho voluto, anche se con un po’ di ritardo, associarmi a quanti mi hanno preceduto.
Giovanni, maestro di vita per tanti quindicenni dell’epoca (come chi scrive) amava ripetere “non si vive di politica”, “il partito è uno strumento per servire il bene comune”, ed ancora “la politica è un servizio”.
Ma quanti di quei quindicenni abbiamo veramente messo in pratica gli insegnamenti di vita che Giovanni, con tanta semplicità, ci dava?
Occorre che ci facciamo tutti un esame di coscienza, poiché ascoltare bei consigli ma non metterli in pratica non serve a niente, soprattutto non costruisce quella politica di cui oggi l’Italia avrebbe tanto bisogno.
Duemila anni fa un altro Maestro – i cui insegnamenti sono un monito per tutti i cristiani, democratici e non – ad un giovane (forse quindicenne?) che gli chiese: “Cosa debbo fare di buono per avere la vita eterna?”, rispose “Va vendi quello che possiedi, dallo ai poveri poi vieni e seguimi. Ma il giovane rattristato se ne andò poiché aveva molte ricchezze” (Mt 19,16-22).
Grazie Giovanni per la tua testimonianza. Resterai nei nostri cuori con l’affetto di sempre.
Nazzareno Lucentini
Un (altro) candido democristiano
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