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Viterbo - Votato all'unanimità un documento, ma la situazione rimane critica

Talete, i sindaci prendono tempo

di Giuseppe Ferlicca
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Il presidente della Provincia Marcello Meroi

>Il presidente della Provincia Marcello Meroi

– Talete ancora in bilico. La situazione della società idrica rimane critica, con i Comuni ancora fuori che si ostinano a volerci rimanere e seppure volessero entrare, porterebbero in dote in alcuni casi deficit pesanti. Sommando debiti a debiti.

Mentre dalla Regione tutto tace. Così l’assemblea Ato stamani, di fronte alla possibilità che il banco saltasse per mancanza di un’intesa, ha votato all’unanimità un documento per prendere qualche giorno di tempo.

Un mese perché la Regione eroghi i tre milioni pattuiti da investire in infrastrutture e 45 giorni per consentire ai comuni fuori d’entrare. Poi sarà sempre la Regione a dover prendere le redini, commissariando eventualmente i recalcitranti.

Due condizioni non facili da realizzare, ma le uniche in grado di mantenere in piedi Talete. Altrimenti, si va verso la chiusura. Se non il fallimento. Al momento, fermato anche l’adeguamento di dieci centesimi della tariffa, necessario perché i soldi che dovevano servire a “calmierare” il costo delle bollette sono serviti per altre spese su mutui accesi da comuni entrati nel frattempo.

Quando tutto sembrava senza via d’uscita, con molti sindaci sopratutto in zona Pd pronti a uscire, il presidente Ato Meroi ha colto l’assist del sindaco di Canepina Palozzi.

Prima entrano i comuni, poi si aumentano le tariffe. Documento approvato all’unanimità. Adesso in un mese la Regione pagherà quanto dovuto ed eventualmente commissarierà quegli enti che non vogliono entrare in Talete?

Su questa doppia domanda ruota il futuro della società idrica. Attualmente il numero dei “dissidenti” è a quota 35. “Dobbiamo mettere in mora la Regione – osserva Meroi – i termini non vanno più dilazionati. Entrambe le richieste dovranno avere risposta”.

Molto critici i sindaci, a cominciare da Palozzi . “Finché Talete non lavora a regime e non passano tutti il servizio, non è più possibile far pesare a chi già è dentro gli oneri.

Altrimenti al 31 dicembre, per come la vedo io, può anche chiudere. Non può pagare chi è dentro ed essere premiato chi fino a oggi è rimasto fuori. Devono entrare, inutile altrimenti andare avanti.

La politica deve assumersi la responsabilità del fatto che la gestione in house è fallita”.


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5 agosto, 2011

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