![]() Claudio Pietrella |
Riceviamo e pubblichiamo – Spettabile direttore di Tusciaweb,
sulla vicenda dell’ormai noto consiglio comunale del 19 settembre, ho avuto modo di leggere le ultime dichiarazioni del sindaco Marini riportate sulla stampa. Sentita l’esigenza di rispondere a quanto dichiarato dal sindaco Marini, mi sento di tornare a quanto avvenuto quel giorno durante lo svolgimento del consiglio. Naturalmente non avrei mai voluto arrivare a tanto.
Ritengo di essere una persona corretta e rispettosa delle istituzioni. Io stesso ho lavorato per molti anni in una pubblica amministrazione e sono ben cosciente che le risposte alle varie istanze dei cittadini non possono essere sempre positive, ma in ogni caso il cittadino ha sempre il diritto di avere una risposta e se questa dovesse essere negativa gli andrebbero spiegate le motivazioni dandogli modo di fare ricorso.
Un dirigente, un responsabile, un funzionario pubblico devono sempre prendersi le proprie responsabilità ed è inaccettabile che chi deve apporre la firma su un provvedimento dichiari la propria astensione nelle commissioni. Quando non si ha il coraggio delle decisioni e la notte si vuole dormire tranquilli si cerca un lavoro con meno responsabilità e con una diversa remunerazione.
Quello che non sarebbe dovuto accadere lo scorso 19 settembre non è altro che il risultato al quale i cittadini possono arrivare dopo venti anni di angherie e di umiliazioni subite, nella fattispecie, non soltanto da me, ma anche dagli altri proprietari facenti parte del consorzio.
Molti lettori a questo punto si saranno chiesti per quale motivo io, Claudio Pietrella, sono parte così attiva nel portare avanti questa lottizzazione che fa capo a 18 proprietari quando io stesso sono proprietario di una quota inferiore al 5%?
Sono parte così attiva perché mi sento responsabile nei riguardi degli altri proprietari. Sono stato io a contattarli nel lontano ‘92, a farli sedere intorno ad un tavolo della mia casa, e a spiegare loro che sarebbe stato più conveniente costituire un consorzio di lottizzazione dando incarico a dei professionisti di elaborare e presentare un progetto che, una volta approvato, li avrebbe resi proprietari di un area fabbricabile lasciando loro le più ampie scelte decisionali. Loro si sono fidati di me. Quante volte però negli anni a seguire mi hanno chiamato per sentire a che punto fosse l’approvazione del progetto!
Oggi mi chiedo se fosse stato meglio vendere quel maledetto terreno ad un ottimo prezzo agricolo magari a persone in grado di ottenere l’approvazione attraverso corsie preferenziali, come accaduto, ad esempio, per il progetto presentato al consiglio comunale di quel famoso 19 settembre, trafila ormai consolidata da anni in questa città.
Anche perché su quel terreno ad oggi inedificabile lo stesso comune, dal lontano ‘95, continua ad applicare l’Ici di decine di migliaia di euro come se si trattasse di area completamente edificabile con enorme danno economico a mio carico. Come dire oltre al danno… anche la beffa!
Il sindaco e l’assessore all’Urbanistica, come dichiarato alla stampa, non possono giustificare l’insabbiamento della pratica in commissione consiliare insinuando il dubbio sull’approvabilità tecnica del progetto. Questa è una dichiarazione falsa in quanto il progetto è stato approvato all’unanimità in commissione Urbanistica da circa tre anni e da più di un anno giace in commissione consiliare.
Visto l’ok del progetto dalla commissione è provato che allo stato dei fatti non esistono problemi tecnici e come è ben noto ormai nella famosa fascia di rispetto della superstrada è stato edificato ovunque. Allora mi chiedo di quale natura possano essere i problemi per l’approvazione del progetto. Se non sono tecnici, caro sindaco, sono di natura politica? Se sono di natura politica, caro sindaco, può spiegare a me e a tutti i cittadini che in questi anni hanno subito passivamente quali sono i problemi di natura politica che possono bloccare un progetto tecnicamente ritenuto approvabile? O forse l’unico motivo che ad oggi ha impedito l’approvazione del progetto è che i terreni in questione fanno capo a 18 proprietari sconosciuti, almeno dal punto di vista politico? D’altronde ero stato avvertito, infatti, in una richiesta di vendita da noi non accettata ci fu detto da chi richiese l’incontro “tanto voi su quel terreno non costruirete mai!”. Purtroppo fino ad oggi gli è riuscito! Ma nessuno pensi che la questione possa finire qui.
Sempre dalla stampa ho appreso che il sindaco Giulio Marini, seccato per la mancanza del numero legale nella seduta del 23 settembre, è pronto a dimettersi se nel consiglio del prossimo lunedì 26 la maggioranza non sarà compatta nel votare sul programma integrato dell’ex consorzio Agrario Teverina da lui ritenuto indispensabile per risolvere i problemi economici di Viterbo. Se bastasse realmente questo piano per risolvere i problemi della nostra città sarei portato a dire, a mio discapito: consiglieri approvate questo benedetto programma integrato e salvate Viterbo.
Anche se mi è difficile pensare che questo mio grido non abbia delle conseguenze per me personalmente o per l’attività che la mia famiglia svolge, voglio seguitare a credere che viviamo in uno stato di diritto dove il cittadino non si limita ad accettare passivamente di essere un suddito del principe, ma trovi il coraggio di ribellarsi alle angherie e ai soprusi lottando per far valere i proprio diritti. Se questo accadrà forse riusciremo a vivere più sereni in un mondo migliore.
Per concludere vorrei ringraziare in primis il direttore Carlo Galeotti e la sua redazione per la sensibilità e per non aver sottratto i riflettori a questa scabrosa vicenda come sarebbe stato più semplice fare, e con lo stesso calore tutte le persone che in questi giorni mi hanno sostenuto in questa battaglia con meravigliose parole, dandomi la forza per continuare.
Con profonda stima
Claudio Pietrella
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